
Prendo spunto dal titolo di una straordinaria commedia o per meglio dire opera di Eduardo de Filippo per riprendere la riflessione dell’impegno quotidiano di uomini e donne nelle varie branche della nostra composita e complessa società. Per anni siamo stati fuorviati dai simboli e dalle idee, che avevano un fondamento filosofico giusto dalle varie prospettive, ma erano in particolare interpretate nella maniera giusta. Parlo degli anni del dopoguerra, del boom economico degli anni 60’. In Italia non c’era la ricchezza che oggi avvertiamo, si viveva di valori e di lavoro. Tutti, indistintamente, riconoscevano agli operai, forza trainante nell’economia industriale post-bellica un ruolo fondamentale, insieme con artigiani, contadini, impiegati, lavoratori in generale. Questo perché i modelli anglosassoni e scandinavi, unitamente alle loro fedi conferivano ai lavoratori interpreti di una dignità riconosciuta e rispettata. I disoccupati in queste realtà vivevano l’inquietudine dello spettro del mancato impegno lavorativo, in modo inquietante, vergognoso sotto certi punti di vista. Il sogno americano è nato sotto quest’azione, iniziare da qualsiasi punto della società per iniziare la scalata. Nel modello contrapposto dell’Urss, addirittura la disoccupazione era reato. Gli eccessi di una società dove ingegneri e medici avevano stipendi più bassi dei minatori, dei lavoratori dell’industria bellica o dei soldati stessi, con l’arresto per chi rifiutava per la terza volta un lavoro che la società sceglieva, appare un eccesso comunque giustificato dalla pressione di un apparato burocratico che era allineato a trecentosessanta gradi con il pensiero unico comunista.
L’Italia di Peppone e Don Camillo è lo specchio di quell’epoca di cui avremo nostalgia e la ricorderemo sempre come la parte più viva della nostra nascita come nazione dal 1860 a oggi.
Come al solito si distingueva Napoli con le sue contraddizioni, i suoi eccessi, le sue degenerazioni. Interprete eccezionale è stata l’opera del grande Eduardo e la sua arte ha influenzato più di ogni altra fede, religiosa o politica il nostro vivere quotidiano. Nel teatro, nella musica, nell’arte in generale, il più grande interprete della famiglia Scarpetta, ha guardato dentro se stesso e dentro la sua radice per regalarci tanto da cui attingere.
Questa lunga e strana premessa può portarci dalle nostre parti. Si può agganciare a queste riflessioni l’idea di parlare di Casoria? Io dico di sì.
Ieri sera alle ore 18,00 ho partecipato alla processione per la festa di San Mauro e camminando per le vie del centro storico di Casoria ho notato alcune cose.
Da anni non si vedeva una partecipazione così massiccia alla processione, tutti gli ordini monastici presenti sul territorio, tutte le parrocchie rappresentate, tanta, tantissima gente in corteo, dietro il Santo protettore, cantando inni di preghiera, accompagnando il Santo per le vie della città.
Mentre il corteo sfilava, dai balconi tanta gente incuriosita mostrava espressioni di sorpresa per quell’evento che da anni non era così bene organizzato. Pochissima politica, forse qualcuno, mischiato tra la folla. Assente la quasi totalità della cosiddetta società civile, assenti le associazioni o presenti in forma privata come per il sottoscritto.
Sarebbe facile proporre qualche motivo di riflessione, ma lasciamo perdere, forse la spontaneità dei comuni cittadini è stata genuina partecipazione rispetto a tante presenze “interessate” e distratte.
Il successo della processione del 4 luglio 2010 ha un solo nome, Mauro Zurro, parroco di San Mauro, guida cittadina della chiesa cattolica. Io lo conosco bene, penso sia la persona giusta per cultura, coraggio e impegno e che avrà la capacità di rilanciare, non solo il riavvicinamento di tanti fedeli alla fede, ma anche all’impegno verso la propria comunità.
Tanti hanno rimpianto per gli anni di cui ho parlato in premessa, quelli erano glia anni in cui un giovanissimo Padre Mauro ci teneva incollati alla chiesa di Santa Maria delle grazie e al Campetto parrocchiale di San Mauro.
Sono passati gli anni, i capelli sono diventati bianchi, ma lo spirito e la carica di energia di Padre Mauro, sono convinto ridarà una nuova linfa alla città di Casoria e superata questa fase di "oscurantismo politico”, potremo sperare che ritorni l’epoca degli “Uomini”, in qualsiasi modo siano vestiti, anche in abito talare e dei “Galantuomini” di qualsiasi fede, politica o religiosa che sia.
L’Italia di Peppone e Don Camillo è lo specchio di quell’epoca di cui avremo nostalgia e la ricorderemo sempre come la parte più viva della nostra nascita come nazione dal 1860 a oggi.
Come al solito si distingueva Napoli con le sue contraddizioni, i suoi eccessi, le sue degenerazioni. Interprete eccezionale è stata l’opera del grande Eduardo e la sua arte ha influenzato più di ogni altra fede, religiosa o politica il nostro vivere quotidiano. Nel teatro, nella musica, nell’arte in generale, il più grande interprete della famiglia Scarpetta, ha guardato dentro se stesso e dentro la sua radice per regalarci tanto da cui attingere.
Questa lunga e strana premessa può portarci dalle nostre parti. Si può agganciare a queste riflessioni l’idea di parlare di Casoria? Io dico di sì.
Ieri sera alle ore 18,00 ho partecipato alla processione per la festa di San Mauro e camminando per le vie del centro storico di Casoria ho notato alcune cose.
Da anni non si vedeva una partecipazione così massiccia alla processione, tutti gli ordini monastici presenti sul territorio, tutte le parrocchie rappresentate, tanta, tantissima gente in corteo, dietro il Santo protettore, cantando inni di preghiera, accompagnando il Santo per le vie della città.
Mentre il corteo sfilava, dai balconi tanta gente incuriosita mostrava espressioni di sorpresa per quell’evento che da anni non era così bene organizzato. Pochissima politica, forse qualcuno, mischiato tra la folla. Assente la quasi totalità della cosiddetta società civile, assenti le associazioni o presenti in forma privata come per il sottoscritto.
Sarebbe facile proporre qualche motivo di riflessione, ma lasciamo perdere, forse la spontaneità dei comuni cittadini è stata genuina partecipazione rispetto a tante presenze “interessate” e distratte.
Il successo della processione del 4 luglio 2010 ha un solo nome, Mauro Zurro, parroco di San Mauro, guida cittadina della chiesa cattolica. Io lo conosco bene, penso sia la persona giusta per cultura, coraggio e impegno e che avrà la capacità di rilanciare, non solo il riavvicinamento di tanti fedeli alla fede, ma anche all’impegno verso la propria comunità.
Tanti hanno rimpianto per gli anni di cui ho parlato in premessa, quelli erano glia anni in cui un giovanissimo Padre Mauro ci teneva incollati alla chiesa di Santa Maria delle grazie e al Campetto parrocchiale di San Mauro.
Sono passati gli anni, i capelli sono diventati bianchi, ma lo spirito e la carica di energia di Padre Mauro, sono convinto ridarà una nuova linfa alla città di Casoria e superata questa fase di "oscurantismo politico”, potremo sperare che ritorni l’epoca degli “Uomini”, in qualsiasi modo siano vestiti, anche in abito talare e dei “Galantuomini” di qualsiasi fede, politica o religiosa che sia.
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