"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"
sabato 6 novembre 2010
lunedì 5 luglio 2010
Uomo e Galantuomo

L’Italia di Peppone e Don Camillo è lo specchio di quell’epoca di cui avremo nostalgia e la ricorderemo sempre come la parte più viva della nostra nascita come nazione dal 1860 a oggi.
Come al solito si distingueva Napoli con le sue contraddizioni, i suoi eccessi, le sue degenerazioni. Interprete eccezionale è stata l’opera del grande Eduardo e la sua arte ha influenzato più di ogni altra fede, religiosa o politica il nostro vivere quotidiano. Nel teatro, nella musica, nell’arte in generale, il più grande interprete della famiglia Scarpetta, ha guardato dentro se stesso e dentro la sua radice per regalarci tanto da cui attingere.
Questa lunga e strana premessa può portarci dalle nostre parti. Si può agganciare a queste riflessioni l’idea di parlare di Casoria? Io dico di sì.
Ieri sera alle ore 18,00 ho partecipato alla processione per la festa di San Mauro e camminando per le vie del centro storico di Casoria ho notato alcune cose.
Da anni non si vedeva una partecipazione così massiccia alla processione, tutti gli ordini monastici presenti sul territorio, tutte le parrocchie rappresentate, tanta, tantissima gente in corteo, dietro il Santo protettore, cantando inni di preghiera, accompagnando il Santo per le vie della città.
Mentre il corteo sfilava, dai balconi tanta gente incuriosita mostrava espressioni di sorpresa per quell’evento che da anni non era così bene organizzato. Pochissima politica, forse qualcuno, mischiato tra la folla. Assente la quasi totalità della cosiddetta società civile, assenti le associazioni o presenti in forma privata come per il sottoscritto.
Sarebbe facile proporre qualche motivo di riflessione, ma lasciamo perdere, forse la spontaneità dei comuni cittadini è stata genuina partecipazione rispetto a tante presenze “interessate” e distratte.
Il successo della processione del 4 luglio 2010 ha un solo nome, Mauro Zurro, parroco di San Mauro, guida cittadina della chiesa cattolica. Io lo conosco bene, penso sia la persona giusta per cultura, coraggio e impegno e che avrà la capacità di rilanciare, non solo il riavvicinamento di tanti fedeli alla fede, ma anche all’impegno verso la propria comunità.
Tanti hanno rimpianto per gli anni di cui ho parlato in premessa, quelli erano glia anni in cui un giovanissimo Padre Mauro ci teneva incollati alla chiesa di Santa Maria delle grazie e al Campetto parrocchiale di San Mauro.
Sono passati gli anni, i capelli sono diventati bianchi, ma lo spirito e la carica di energia di Padre Mauro, sono convinto ridarà una nuova linfa alla città di Casoria e superata questa fase di "oscurantismo politico”, potremo sperare che ritorni l’epoca degli “Uomini”, in qualsiasi modo siano vestiti, anche in abito talare e dei “Galantuomini” di qualsiasi fede, politica o religiosa che sia.
giovedì 1 luglio 2010
La finestra sul cortile

Giuro, a Casoria c’è da mettersi le mani nei capelli, rispetto a che cosa: “à politica”.
Spesso mi sono sentito rimproverare da persone più esperte della materia: “Tu à politica non la sai fare”.
Mi domandavo cosa potesse significare:
Tradotta, questa frase a livello grammaticale dovrebbe essere “Tu, non sai interpretare la politica”, ma non è così. Ci sono voluti anni per capire il vero significato della frase fatidica, in pratica non sono mai stato bravo a creare e a risolvere contemporaneamente un problema.
Esempio, da assessore al personale nel lontano 2001 potevo trasferire qualche dipendente o qualche funzionario, già sapendo che da me sarebbe venuto per raccomandarsi e ritornare al posto dove avevo contribuito a trasferirlo. In pratica sarei stato artefice del problema e risolutore dello stesso, con qualche voto in più.
Altro esempio, da consigliere comunale avrei potuto chiedere a qualche compiacente dirigente di provocare qualche disagio ai cittadini o a qualche categoria di imprenditori, professionisti, commercianti, per essere poi in consiglio comunale colui che attraverso un’interrogazione si sarebbe fatto carico di rappresentare le istanze dei cittadini stessi.
Invece mi rimproveravano i “vecchi” amici, che il mio era un atteggiamento da sindacalista o da giornalista, che correvo dietro ai problemi invece di aspettare che le vittime del problema venissero a prostrarsi da me. Quale sia poi la differenza con un atteggiamento camorristico, mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.
Oggi devo ammettere che questi giovanissimi neoconsiglieri, molto poco addentrati all’impegno” politico” del sottoscritto, molto presenti nella giostra delle opportunità, “à politica” la sanno fare e bene.
Si impegnano per risolvere qualche questione che la stessa amministrazione che sostengono crea, cambiano casacche e postazione in consiglio comunale con una leggerezza inquietante, bivaccano nella sede comunale l’intera settimana, sabati e domeniche comprese, attorniati dai loro sostenitori sempre in numero sufficiente per aprire un doveroso dibattito “politico”.
Il Sindaco, la giunta, i dirigenti, manco a parlarne. Sembrano una via di mezzo tra i Satrapi persiani dell’epoca avanti cristo e i guappi del primo novecento, donne comprese. Non rispondono al telefono, non si interessano dei settori di appartenenza, mi piacerebbe conoscere gli atti che in questi due anni hanno prodotto quale atto di indirizzo. Se li fanno contravvengono alla norma e in più occasioni, hanno creato la soluzione per costruirci il problema, vedi questioni urbanistiche.
Del consiglio comunale, nella sua interezza, tra la maggioranza dei consiglieri comunali eletti nel centrosinistra e la minoranza dei consiglieri comunali eletti nel centrodestra, accompagnati dall’anomala elezione al secondo turno del sindaco del centrodestra Stefano Ferrara, sconfitto al primo turno dal candidato sindaco del centrosinistra, è scoppiata una pace che fa accapponare la pelle.
Baci, abbracci, scambio di complimenti ed effusioni che si concretizzano con gioielli donato dal sindaco a qualche elemento o gruppo morbido dell’opposizione. Altro che interventi, dibattiti consiliari, battaglie e quant’altro, si discute addirittura di temi etici, in barba ai guai della città.
Ecco quelli che “à politica”, la sanno fare per davvero.
Un discorso a parte lo merita il partito simbolo di questa situazione “anomala”, l’Udc.
Composto da cinque consiglieri, in guerra tra di loro più che con gli avversari, composto da cinque ex sostenitori di Tommaso Casillo e lo Sdi, oggi colti, come San Paolo sulla via di Damasco, da una folgore spirituale che li ha trans fugati dal partito più laico al partito più clericale. Sarà vera fede? Ai posteri l’ardua sentenza.
Intanto il leader (?!?) locale Carlo Tizziani, cacciato a calci nel sedere dalla giunta vi è rientrato da trionfatore, con due deleghe di grosso calibro, assistenza e scuola, ha vinto l’ultimo round nei confronti del minoritario Francesco Saverio Troiano.
L’U.D.C. rappresenta in questo la punta di un iceberg che ha radici profonde e coinvolge anche gran parte dell’opposizione in questa insalata condita di amaro.
Il bilancio approvato con 16 voti dovrebbe suonare come un campanello d’allarme e sicuramente non è un bilancio di “consenso”, ma di numeri.
Sse si accontentano di questo, se la proprietà transitiva rappresenta l’Etica di quest’amministrazione, dico va bene anche così, contenti voi, ma chiamatela nel modo giusto, chiamatela proprietà transitiva o transattiva, fate voi.
“Di tanti uomini si conosce il prezzo, di pochi il valore”, sono parole, forse chiacchiere, non lo so, ma per tanti, tanti altri o per qualcuno ancora la Politica, quella vera, rappresenta questa frase un valore, non un costo.
lunedì 21 giugno 2010
La Finestra sul cortile
Quando, quel lontano 17 gennaio 2010 abbiamo proposto la presentazione del lavoro "L'ultimo Apache" dei SUD EXPRESS di Franco Del Prete, alla presenza di autorità politiche, istituzionali, del mondo dell'associazionismo di Casoria e altri comuni limitrofi, una promessa l'avevo lanciata: "Regalare a tanti cittadini le stesse emozioni", emozioni che avevamo provato in tanti quella fredda domenica d'inverno, all'Hotel Businiss di Casoria.
Ho proposto all'amministrazione di Casoria una serie di eventi, cinema, teatro, spettacoli per bambini, balli per gli anziani e infine il concerto di SUD EXPRESS alla Villa Comunale di Casoria. Sono ancora in attesa di una risposta, spero non alla fine di settembre, altrimenti ci ritroveremo nel "II Natale delle associazioni".
Dopo un anno di presidenza della Pro Loco Casoria, la delusione nei confronti di chi ci governa e di chi si oppone maggiormente è tanta e tale che dovrebbe prevalere un sentimento di rabbia su tutto.
Ma sarei un pessimo cristiano e non sarebbe valso a nulla il mio precedente impegno in politica se l'entusiasmo per le sfide impossibili e il remare contro una corrente inaudita, non mi porterebbero a sentirmi ancora più carico e ricordare il mio amico Pasquale Tignola quando, alla presentazione del libro "La Ferita", mi disse: "La cosa che stupisce in questa strana città è che diventano straordinarie cose che in altri luoghi sono normali".
Ho letto i due editoriali di Nando Troise dai settimanali CASORIADUE (domenica 13 giugno) e NUOVA CITTA' (ieri 20 giugno). Li condivido, ne apprezzo il coraggio, soprattutto dovrebbero risvegliare le coscenze. Di Chi le colpe?
Innanzitutto mi farebbe piacere una maggiore onestà intellettuale da parte dei tanti che si cimenta a scrivere su altre pagine di giornali, ma non sono dotati della stessa stessa capacità di ribellarsi agli amici e ai nemici, alleati o avversari. Personalmente con Nando, dai giornali o in Facebook, da vicino o ai vari Convegni, spesso ce le siamo date di santa ragione. Certo non è Gianni Bianco l'agnello che Nando Troise speri si trasformi in leone.
Parte delle responsabilità è anche di coloro che in genere parlano, sparlano di questi o di quello e sistematicamente, dopo averli criticati sono spesso a braccetto, nella migliore delle ipotesi, al guinzaglio nella peggiore a rosicchiare qualche ossicino che di sfuggita il Padrone, spinge sotto al tavolo senza che se ne accorga nessuno.
Le coscenze degli agnelli che dovrebbero trasformarsi in leoni e ribellarsi e le colpe dei cittadini, che, colpevoli di abbandonarsi ad un vassallaggio senza fine e senza speranze rappresentano la parte debole della nostra città, la parte forte del consenso dei Satrapi locali.
Sono d'accordo stavolta con Nando e dallo scranno scomodo di presidente della Pro Loco Casoria sono pronto a sostenere qualsiasi iniziativa sia proposta da chi intende alzare il livello di discussione e non ne ha l'opportunità. Una categoria in particolare desidero accompagnare, coloro che non piegano la testa, i cuori, gli occhi e la loro dignità al potere (malato) di una politica che rappresenta una metastasi senza speranza.
Complimenti all'amico Peppe Vibrato e al suo blog "CASORIA IERI OGGI E DOMANI" che offre, gratuitamente, un sevizio alla comunità fondamentale, la videoripresa dei Consigli Comunali. Personalmente lo ringrazio per essere stato presente e aver ideato il video in apice di questo post.
Alla vigilia di una sessione di Consigli comunali dedicati al Bilancio della maggiore azienda della nostra città, il Comune di Casoria; al termine, si spera, di una crisi politico-amministrativa durata più di un anno e che ha messo davvero in ginocchio la credibilità di quasi tutta la classe politica locale, con bocciature, reintegri, riconferme e numeri davvero incomprensibili, saremo in campo con o senza il sostegno istituzionale.
Mentre intorno a noi ogni cittadina dell'area a Nord di Napoli, con tutte le complessità di una crisi economica sotto gli occhi i tutti, si regalano momenti di aggregazione e di spettacoli per rendere piiù alta la quota di vivibilità dei cittadini di Afragola, Caivano, Cardito, Frattamaggore etc., etc, a Casoria, l'unico problema che attanaglia la classe (SIC!?!) politica locale sembra essere solo l'esclusiva divisione di poltrone.
Cosa dire, bene, bravi, bis. La città ha quasi dimenticato il recente passato, ma non i responsabili di quel declino e oggi parlando con tanti cittadini sembra crescere un desiderio e un sentimento comune e ancora più pericoloso: " Dimenticare il presente, prima ancora che si realizzi".
L'Estate non arriva, forse per darci ancora la possibilità di non annoiarci, per renderci ancora vigorosamente attenti nei confronti di una politica al cloroformio, compone e scompone bilanci, fa e disfa Puc, cambia e scambia il Piu Europa, costruisce e demolisce Opere pubbliche (sulla carta), scrive e riscrive pagine di una Storia infinita, quella che poteva essere la Casa d'Oro e che forse qualcuno o tanti chissà desiderano che sia per se e le generazioni a venire la Cassa d'oro.
.
sabato 19 giugno 2010
Il colpo di coda

Non c'è alternativa. Questa sentenza apodittica di Margaret Thatcher per la quale è stato creato anche un acronimo (Tina: there is no alternative) è la silloge del cosiddetto «pensiero unico» che nel corso dell'ultimo trentennio ha accompagnato le dottrine più o meno «scientifiche» da cui sono state orientate, o con cui sono state giustificate, le scelte di volta in volta dettate dai detentori del potere economico.
Prima liberismo (a parole, con grande dispendio di diagrammi e formule matematiche, ma senza mai rinunciare agli aiuti di stato e alle pratiche monopolistiche); poi dirigismo e capitalismo di stato (per salvare banche, assicurazione e giganti dell'industria dai piedi d'argilla dal precipizio della crisi); per passare ora a un vero e proprio saccheggio, usando come fossero bancomat salari, pensioni, servizi sociali e «beni comuni», per saldare i debiti degli Stati messi in crisi dalle banche appena salvate. Così la ricetta che non contempla alternative oggi è libertà dell'impresa; che va messa al di sopra di sicurezza, libertà e dignità, ovviamente dei lavoratori, inopportunamente tutelate dall'art. 41 della Costituzione italiana.
A enunciarlo in forma programmatica è stato Berlusconi, subito ripreso dal ministro Tremonti e, a seguire, dall'autorità sulla concorrenza, che non ha mai mosso dito contro un monopolio. A tradurre in pratica quella ricetta attraverso un aut aut senza condizioni, subito salutato dagli applausi degli imprenditori giovani e meno giovani di Santa Margherita Ligure, è stato l'amministratore delegato della Fiat, il Valletta redivivo del nuovo secolo. Eccola. Limitazione drastica (e anticostituzionale, ma per questi signori la Costituzione va azzerata; e in fretta!) del diritto di sciopero e di quello di ammalarsi.
Una organizzazione del lavoro che sostituisce l'esattezza cronometrica del computer alla scienza approssimativa dei cronometristi (quelli che un tempo alla Fiat si chiamavano i «vaselina», perché si nascondevano dietro le colonne per spiare gli operai e tagliargli subito i tempi se solo acceleravano un poco per ricavarsi una piccola pausa per respirare). Una turnazione che azzera la vita familiare, subito sottoscritta da quei sindacalisti e ministri che due anni fa erano scesi in piazza per «difendere la famiglia»: la loro, o le loro, ovviamente. È un ricatto; ma non c'è alternativa. Gli operai non lo possono rifiutare e non lo rifiuteranno, anche se la Fiom, giustamente, non lo sottoscrive. L'alternativa è il licenziamento dei cinquemila dell'Alfasud - il «piano B» di Marchionne - e di altri diecimila lavoratori dell'indotto, in un territorio in cui l'unica vera alternativa al lavoro che non c'è è l'affiliazione alla camorra.
Per anni, a ripeterci «non c'è alternativa» sono stati banchieri centrali, politici di destra e sinistra, sindacalisti paragovernativi, professori universitari e soprattutto bancarottieri. Adesso, forse per la prima volta, a confermarlo con un referendum, sono chiamati i lavoratori stessi che di questo sopruso sono le vittime designate. Ecco la democrazia del pensiero unico: votate pure, tanto non c'è niente da scegliere.
Effettivamente, al piano Marchionne non c'è alternativa. Nessuno ci ha pensato; neanche quando il piano non era ancora stato reso pubblico. Nessuno ha lavorato per prepararla, anche quando la crisi dell'auto l'aveva ormai resa impellente. Nessuno ha mai pensato che sarebbe stato necessario averne una, anche se era chiaro da anni che prima o poi - più prima che poi - la campana sarebbe suonata: non solo per Termini Imerese, ma anche per Pomigliano.
Ma a che cosa non c'è alternativa? Al «piano A» di Marchionne. Un piano a cui solo se si è in malafede o dementi si può dar credito. Prevede che nel giro di quattro anni Fiat e Chrysler producano - e vendano - sei milioni di auto all'anno: 2,2 Chrysler, 3,8 Fiat, Alfa e Lancia: un raddoppio della produzione. In Italia, 1,4 milioni: più del doppio di oggi. La metà da esportare in Europa: in un mercato che già prima della crisi aveva un eccesso di capacità del 30-35 per cento; che dopo la sbornia degli incentivi alla rottamazione, è già crollato del 15 per cento (ma quello della Fiat del 30); e che si avvia verso un periodo di lunga e intensa deflazione.
Quello che Marchionne esige dagli operai, con il loro consenso, lo vuole subito. Ma quello che promette, al governo, ai sindacati, all'«opinione pubblica» e al paese, è invece subordinato alla «ripresa» del mercato, cioè alla condizione che in Europa tornino a vendersi sedici milioni di auto all'anno. Come dire: «il piano A» non si farà mai.
Non è una novità. Negli ultimi dieci anni, per non risalire più indietro nel tempo, di piani industriali la Fiat ne ha già sfornati sette; ogni volta indicando il numero di modelli, di veicoli, l'entità degli investimenti e la riduzione di manodopera previsti. Tranne l'ultimo punto, che era la vera posta in palio, degli obiettivi indicati non ne ha realizzato, ma neanche perseguito, nemmeno uno. Ma è un andazzo generale: se i programmi di rilancio enunciati da tutte le case automobilistiche europee andassero in porto (non è solo la Fiat a voler crescere come un ranocchio per non scomparire) nel giro di un quinquennio si dovrebbero produrre e vendere in Europa 30 milioni di auto all'anno: il doppio delle vendite pre-crisi. Un'autentica follia.
Dunque il «piano A» non è un piano e non si farà. L'alternativa in realtà c'è, ed è il «piano B». Se a chiudere non sarà Pomigliano, perché Marchionne riuscirà a farsi finanziare da banche e governo (che agli «errori» delle banche può sempre porre rimedio: con il denaro dei contribuenti) i 700 milioni di investimenti ipotizzati e a far funzionare l'impianto - cosa tutt'altro che scontata - a cadere sarà qualche altro stabilimento italiano: Cassino o Mirafiori. O, più probabilmente, tutti e tre. La spiegazione è già pronta: il mercato europeo non «tirerà» come si era previsto
Hai voglia! Il mercato europeo dell'auto è in irreversibile contrazione; l'auto è un prodotto obsoleto che nei paesi ad alta intensità automobilistica non può che perdere colpi: «tirano», per ora, solo i paesi emergenti - fino a che il disastro ambientale, peraltro imminente, non li farà recedere anch'essi - ma le vetture che si vendono là non sono certo quelle che si producono qui: né in Italia né in Polonia.
Anche se la cosa non inciderà sulle scelte dei prossimi mesi, è ora di dimostrare che non è vero che non c'è alternativa.
L'alternativa è la conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti o nocivi, tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti. I settori in cui progettare, creare opportunità e investire non mancano: dalle fonti di energia rinnovabili all'efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile all'agricoltura a chimica e chilometri zero, dal riassetto del territorio all'edilizia ecologica. Tutti settori che hanno un futuro certo, perché il petrolio costerà sempre più caro - e persino le emissioni a un certo punto verranno tassate - mentre le fonti rinnovabili costeranno sempre meno e l'inevitabile perdita di potenza di questa transizione dovrà essere compensata dall'efficienza nell'uso dell'energia.
L'industria meccanica - come quella degli armamenti - può essere facilmente convertita alla produzione di pale e turbine eoliche e marine, di pannelli solari, di impianti di cogenerazione. Poi ci sono autobus, treni, tram e veicoli condivisi con cui sostituire le troppe auto, assetti idrogeologici da salvare invece di costruire nuove strade, case e città da riedificare - densificando l'abitato - dalle fondamenta.
Ma chi finanzierà tutto ciò? Se solo alle fonti rinnovabili fosse stato destinato il miliardo di euro che il governo italiano (peraltro uno dei più parsimoniosi in proposito) ha gettato nel pozzo senza fondo delle rottamazioni, ci saremmo probabilmente risparmiati i due o tre miliardi di penali che l'Italia dovrà pagare per aver mancato gli obiettivi di Kyoto. Ma anche senza incentivi, le fonti rinnovabili si sosterranno presto da sole e i flussi finanziari oggi instradati a cementare il suolo, a rendere irrespirabile l'aria delle città, impraticabili le strade e le piazze, a riempirci di veleni per rendere sempre più sterili i suoli agricoli, a sostenere un'industria delle costruzioni che vive di olimpiadi, expo, g8, ponti fasulli e montagne sventrate potranno utilmente essere indirizzati in altre direzioni. È ora di metterci tutti a fare i conti!
Ma chi potrà fare tutte queste cose? Non certo il governo. Né questo né - eventualmente - uno di quelli che abbiamo conosciuto in passato; e meno che mai la casta politica di qualsiasi parte. Continuano a riempirsi la bocca con la parola crescita e stanno riportandoci all'età della pietra. La conversione ecologica si costruisce dal basso «sul territorio»: fabbrica per fabbrica, campo per campo, quartiere per quartiere, città per città.
Chi ha detto che la programmazione debba essere appannaggio di un organismo statuale centralizzato e non il prodotto di mille iniziative dal basso? Chiamando per cominciare a confrontarsi in un rinnovato «spazio pubblico», senza settarismi e preclusioni, tutti coloro che nell'attuale situazione non hanno avvenire: gli operai delle fabbriche in crisi, i giovani senza lavoro, i comitati di cittadini in lotta contro gli scempi ambientali, le organizzazioni di chi sta già provando a imboccare strade alternative: dai gruppi di acquisto ai distretti di economia solidali.
E poi brandelli di amministrazioni locali, di organizzazioni sindacali, di associazioni professionali e culturali, di imprenditoria ormai ridotta alla canna del gas (non ci sono solo i «giovani imprenditori» di Santa Margherita); e nuove leve disposte a intraprendere, e a confrontarsi con il mercato, in una prospettiva sociale e non solo di rapina. Il tessuto sociale di oggi non è fatto di plebi ignoranti, ma è saturo di intelligenza, di competenze, di interessi, di saperi formali e informali, di inventiva che l'attuale sistema economico non sa e non vuole mettere a frutto.
Certo, all'inizio si può solo discutere e cominciare a progettare. Gli strumenti operativi, i capitali, l'organizzazione sono in mano di altri. Ma se non si comincia a dire, e a saper dire, che cosa si vuole, e in che modo e con chi si intende procedere, chi promuoverà mai le riconversioni produttive?
giovedì 17 giugno 2010
“I mutilati ideologici”

Sacconi, Brunetta, Cicchitto e altri ex socialisti traghettati nel centrodestra e oggi sicuramente distanti dal sole nascente degli anni 60’e distinti dal garofano degli anni 80’, si ostinano nel definirsi “Riformisti” e usare simboli che appartengono per storia, tradizione, cultura al mondo operaio, dalla metà dell’800 ad oggi.
La stessa posizione popolare all’interno dell’assemblea di Strasburgo certo non giova a quanti si definiscono Socialisti, liberali, Riformisti di conseguenza laici. Se si scegli di aderire ad un progetto politico bisogna necessariamente assumersene le responsabilità e quella degli ex delfini collaboratori di Bettino Craxi non è scegliere l’elemento di continuità con il loro ex leader, riformista, socialista, di sinistra, ma trasformarsi in Cattolico-popolari.
La mia idea che a questi polivalenti uomini politici è stata amputata la parte sinistra del loro pensiero politico, robotizzati dietro loro consenso, sono diventati “Mutilati ideologici”.
Ai tanti amici che cercano di giustificare le scelte dei sindacati Uil e Cisl sulle scelte di Pomigliano, dico che vi sbagliate oggi a non contrastare la deriva Liberiista (sono generoso, altri la definiscono fascista), del Governo Berlusconi. Insieme alla Cgil avete sbagliato nel recente passato a non contrastare la riforma Gelmini della scuola che ha cacciato dalla sera alla mattina 40.000 lavoratori dalla scuola, continuate a sbagliare oggi a giustificare il tutto con la frase fatidica “Tengo famiglia”.
Continuare negli errori non è la formula ideale, c’è sempre tempo per recuperare, altrimenti dalle fabbriche alla scuola, dai pescatori ai produttori di latte, dall’industria al pubblico impiego, passando per la sanità e i pensionati, a pagare saranno sempre coloro che dai sindacalisti dovrebbero essere difesi “I lavoratori”. Dice Bene Epifani e di concerto Bersani,”Ci dicano quanto pagano i ricchi in questa crisi” e io lo chiedo agli amici della Uil e della Cisl ”Ci dicano quanto pagano i ricchi in questa crisi” e allora sarò felice di cambiare opinione, ma fino a quel momento…
giovedì 10 giugno 2010
Le Verità Nascoste

Come tanti napoletani ho amato Maradona, da calciatore, al di fuori del terreno di gioco non ho trovato un solo motivo per essere in affinità con il Pibe de oro, eppure quando entravo nel San Paolo o lo vedevo alla televisione, mi accendeva una passione fatta di lacrime e gioie, per le emozioni, per i risultati, per lo spettacolo che il grande Diego ci regalava. Allora è opportuno fare dei distinguo ci mancherebbe altro ma intanto, lo share di Annozero è del 20% e oltre. Il pubblico che assiste alle trasmissioni sicuramente non è tutto di sinistra, anzi, probabilmente la maggior parte saranno coloro che a votare non ci vanno più. A giudicare Annozero e se il consenso verso una trasmissione non rappresenta una parola astratta, ma per un’azienda il primo elemento di valutazione, credo che Santoro sia un grande professionista e il suo mestiere lo conosce davvero bene. Mi auguro quindi che a settembre rivedremo Annozero, sperando che la nuova edizione sia incentrata intorno ai problemi economici del nostro Paese, più proposte meno chiacchiere fumose da salotto.
Tanto premesso per dire che la puntata di ieri, mi ha procurato un’angoscia e degli spunti di riflessioni che a distanza di dodici ore angustiano ancora la mia mente. Qualcuno potrebbe obiettare che sono cose risapute, scontate. Non è stato come leggere un giornale o guardare un servizio al Tg, ascoltare gli imprenditori del settore, guardare all’opera questa gente nel lavoro quotidiano, i drammi di un’economia di mercato che inghiotte tutto e crea paradossi del tipo: “Buttiamo via la metà del latte per rispettare le quote comunitarie, importiamo latte di bassa qualità da nazione, dove non ci sono controlli sanitari adeguati, arricchiamolo con latte liofilizzato di dubbia provenienza, vendiamolo nelle case degli italiani sotto forma di prodotto di alta qualità". Della lunga conservazione non ne parliamo e stendiamo un velo notoriamente penoso. Quanto contano questi buffoni che ci governano oggi e quanto sono conati i Buffoni del centrosinistra che ha governato prima, nei confronti di questo cartello mafioso che da Strasburgo detta le regole di questo scempio? Penso che un debito rapporto si potrebbe fare con Obama e la crisi della fuoriuscita del petrolio nel mare della Luisiana e l'atteggiamento della British Petroil.
Come in un gioco di scatole cinesi i poteri nascondono altri poteri e la catena si scopre essere all’infinito. La Cricca di Roma non è differente dalla Cricca del Latte, delle Banche, del Vino, della Carne, dei mercati ittici e tanti altri prodotti dell’agricoltura e dell’economia in generale.
La trasmissione si è svolta nella Padania di Bossi, nell’area più ricca della nostra nazione, nella zona di maggiore consenso dei Lumbard e l’opinione degli addetti ai lavori non era dissimile da quella che noi avvertiamo nei confronti dei nostri esponenti politici di destra, di sinistra.
Mi auguro a questo punto che la televisione resti ancora un luogo in cui trasmissioni come Ballerò, Annovera, Report, L’infedele, Nulla di personale e altre, possano ancora continuare ad esistere, tanto, alla sinistra, non portano voti alla destra non ne tolgono, possono mettere qualcuno nelle condizioni di non recarsi più alle urne, ma questo non è un problema che angustia i nostri politici.
E’ questa forma di mistificazione della realtà che infastidisce, che colpisce una parte della nutrizione, in questo caso il latte che rappresenta la base della maggior parte degli alimenti che consumano abitualmente i nostri figli.
Altro che case gare d’appalti, guida, auto blu, stipendi d’oro, viaggi, lusso etc., qui sono in ballo, la nostra salute e quella dei nostri ragazzi ed è giusto e fondamentale in una democrazia che chi proponga trasmissioni che rivelano le verità nascoste della nostra vita quotidiana o denunciano sprechi o inganni sia apprezzato da tutti e da tutti noi difeso, almeno a livello di opinione.
mercoledì 9 giugno 2010
In zona Cesarini

Andiamo con ordine.
Il momento topico dell’attuale governo cittadino resta il Consiglio comunale in notturna del mese scorso nel quale il quasi Consigliere regionale Gennaro Nocera, ha detto a chiare lettere al Sindaco Stefano Ferrara: “Te ne vai a casa”.
Oggi, leggo con sorpresa che gli onorevoli Cesaro (presidente dell’Amministrazione provinciale) e il Sindaco di Afragola Nespoli hanno raggiunto l’intesa per continuare l’esperienza di governo a Casoria. L’articolo continua con le solite false dichiarazioni, in parte virgolettate, dei soliti esponenti che, nell'arco della crisi hanno detto tutto e il contrario di tutto. La cosa fondamentale comunque è che il centrodestra nella città di Casoria non ha la capacità, l’autorevolezza, il buon senso di creare elementi di sintesi e si serve dei propri padrini provinciali per mandare avanti la barca. Non è cosa da poco se si tiene conto che da un momento all’altro il presidente del Consiglio comunale di Casoria, Gennaro Nocera potrebbe entrare nell’assemblea regionale, che la città di Casoria da anni ha annoverato figure politiche che certo non aspettavano tirate di orecchie dalle segreterie provinciali per mandare avanti la baracca. Anzi, loro stessi condizionavano le scelte provinciali, dimostrando carattere e mettendo in risalto il fatto che Casoria, oltre ad essere una Città con “adeguate” tradizioni storiche, culturali, economiche, politiche e industriali, vanta il quarto (oggi quinto) posto nella graduatoria dei Comuni con più elettori, 63000 per l’esattezza. Ci voleva la novità del primo governo di centrodestra a Casoria per andare avanti con l’essere tirati per la giacca, le orecchie, o addirittura qualche schiaffetto sempre da “padrino” politico.
Certo se questo è il legname, figurarsi cosa aspettarsi in futuro.
costo?
Azzeramento della Giunta e di sicuro qui nessuno vuole perdere, anzi, c’è chi intende addirittura rafforzarsi, garantendo non solo per i rappresentanti della maggioranza di centrodestra, ma ampliando anche a elementi dell’opposizione, come dire “Per sé e per i suoi”, ma queste cose già le abbiamo superate e solo gli alunni della scuola dell’infanzia credono ancora alla favola dell’opposizione.
Azzeramento degli incarichi, parliamo del Collegio dei revisori dei conti, presenze al Consorzio cimiteriale, in Casoria Ambiente e soprattutto la partita “Forte”, dei Dirigenti dell’Ente con contratto a tempo determinato, la farsa dell’elezione del presidente dei Revisori contabili sopra ogni cosa.
Intanto il Partito Democratico è impegnato con la riorganizzazione interna attraverso il Tesseramento, l’Italia dei Valori è impegnata a raccogliere le firme per i Referendum, Sinistra Critica raccoglie le firme contro la Privatizzazione dell’acqua, i socialisti di Casillo si leccano le ferite elettorali e prendono tempo, gli altri: Rifondazione, Verdi, Radicali, Sinistra e Libertà, sono raccolti in un dignitoso silenzio.
Comunque non è detta l’ultima parola, la coperta sembra ampia, ma a mio giudizio non riuscirà a soddisfare tutti gli appetiti senza lasciare l’amaro in bocca a qualcuno e i numeri in queste condizioni, valgono più di qualsiasi buona idea o della fatidica quanto superata frase “Dobbiamo pensare al bene della città”.
Il calcio sembra essere l’unica fonte cui attingere, dopo vari autogol e un giorno li racconteremo tutti, se riuscirà a portare il risultato a casa la prima amministrazione di centrodestra, allargata a eletti del centrosinistra, sarà all’ultimo minuto, in zona Cesarini e questo non è un bene né tantomeno una certezza in quanto, alla fine, qualcuno potrà dire “Dobbiamo pensare alla dignità personale e della città, innanzitutto”.
lunedì 7 giugno 2010
Pappece, pullece e pimmece

Il 30 marzo 2009, all’indomani della mia elezione a presidente della por Loco Casoria, decisi che era arrivato il momento di chiudere l’esperienza di CASORIAINRETE, il mio blog, il canale dove comunicavo a una serie di amici le mie riflessioni, le mie idee, sulla politica locale e nazionale. I motivi erano legati a una parola che se non scomparsa è oggi abbastanza sbiadita “Etica”, per non incrociare l’esperienza di presidente della Pro loco Casoria con un’esperienza politica ventennale, conclusa con la mancata elezione alle comunali del 2008, ma maggiormente per la vittoria-sconfitta del candidato sindaco della coalizione del centrosinistra al ballottaggio. Non entro nel merito delle elezioni comunali, ma una cosa è certa, quella sconfitta politica non elettorale poteva rappresentare un punto di ripristino, una nuova stagione democratica. A due anni di distanza invece possiamo dire che al danno si è aggiunta la beffa, che i rimpianti per il recente passato sovrastano ampiamente le aspettative, che gli uomini impegnati in questo periodo in politica nella città di Casoria, hanno definitivamente accantonata l’idea di un rinnovamento della classe dirigente, il rilancio economico, la netta divisione di ruoli tra maggioranza e opposizione.
Vecchi metodi, vecchie furberie e sicuramente, vecchi uomini politici che, direttamente o attraverso i propri “Eredi”, determinano un consolidato sistema consociativo, tagliano le due alleanze in due gruppi, creano (come sempre), alleanze trasversali tra uomini di desta e di sinistra.
La sinistra oltre Casoria ha perso la Provincia di Napoli, la Regione Campania e perderà probabilmente la città di Napoli, grazie a Bassolino. Il quasi compaesano Antonio Bassolino, passato dal Rinascimento degli anni 90 all'attuale sepoltura, è stato l'interprete principale di questo terremoto politico. Un Satrapo non un politico, un uomo forte, capace di creare un sistema nel quale tutti, destra e sinistra, sguazzavano. Solo oggi emergono, l’entità degli sprechi della corte Bassoliniana. Le Consulenze, gli studi, gli incarichi professionali, le Società miste, i Commissariamenti delle ASL, tutto finalizzato all’accentramento politico e della gestione della terza regione italiana, tutto in mano a Don Antonio e alla sua corta. Effetto domino per tutta la sinistra nella provincia di Napoli, crollo di quasi tutte le amministrazioni di centrosinistra, si salva Fratta Maggiore. La politica e i simboli politici nel ricco comune Frattese non fanno testo, è "franchising” in mano ad un gruppo di professionisti, imprenditori e dei loro referenti politici e istituzionali.
Un anno e mezzo quasi di silenzio, interrotto solo dal giochetto di Facebook, sul cui utilizzo mi soffermerei e non poco per dimostrare, ove ce ne fosse bisogno, che i mezzi di comunicazione: Tv, internet, quotidiani, settimanali, sono oggi inondati da una volgarità senza precedenti.
Il titolo del post è una canzone degli straordinari SUD EXPRESS, gruppo musicale napoletano che il 17 gennaio 2010, insieme a tanti altri amici, ho avuto il piacere di ascoltare all’Hotel Businiss, per la presentazione del loro lavoro “L’ultimo apache”, organizzato dalla Pro Loco Casoria. E’ inutile dire chi sono i “Pappece, pullece e pimmece”, sono coloro che si ingrossano e ingrassano sulla pelle dei cittadini, non solo politici, ma anche imprenditori, professionisti, cittadini comuni che pensano di vivere, sopravvivere o ingrassare sulle spalle degli altri, senza avere nemmeno il decoro di “grattare” per così dire una piccola parte, oggi non si accontentano più, vogliono tutto il boccone, avendo l’abilità di non lasciare cadere nemmeno una briciola. Si può essere inermi davanti a tutto ciò, si può continuare ad avere un atteggiamento morbido o moderato rispetto a questo schifo, si può tacere nei confronti di coloro che di questa “ideologia malata”, sono gli interpreti? No, da oggi in poi cercherò di convincere altri a reagire a questa forma d’invasione fastidiosa e pericolosa, cercando di individuare le forme di “Disinfestazione” adeguate, di dialogare con i tanti cittadini stanchi e disincantati.
In genere gli insetti, quelli piccoli, fastidiosi e pruriginosi ci dilettiamo a schiacciarli, in questo caso no, allontaniamoli o lasciamoli morire da soli, le piccole ferite e i piccoli dolori e le cicatrici causate scompariranno, presto e senza lasciare traccia.
lunedì 30 marzo 2009

Ieri, domenica 29 marzo 2009 è nato il Pdl, è stato eletto Presidente per acclamazione Silvio Berlusconi. Fin qui niente di nuovo sono oramai quindici anni che i leader di partito non sono eletti più ma solo acclamati. Tra confronti in parte veritieri, tra acclamazioni e alzate di mano, con cartellini di differenti colori, a secondo dell’occasione, abbiamo assistito in questi anni alla nascita dei partiti "fai da te". Dalla Dc nascono i Popolari di Martinazzoli, il Patto Segni di Mario (Segni), Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini, il Ccd dell’accoppiata Casini-Mastella, dal conseguente scioglimento l’Udc di Casini, l’Udeur di Mastella, la Nuova Dc di Rotondi, I Democratici di Prodi, la Margherita di Rutelli, confluiti nel Pd. Dal Msi di Almirante nasce Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e dopo varie vicissitudini La Destra di Storace, Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, il Nuovo Msi di Pino Rauti. Dal Pci nasce il Pds di Occhetto, i Ds di D’alema, il Pd di Veltroni, ma anche Rifondazione Comunista di Bertinotti, la Sinistra Democratica di Salvi, i Comunisti italiani di Diliberto, i Comunisti di Ferrando, la Sinistra Critica di Turigliatto, ultima creatura la Sinistra di Nicki Vendola. I Socialisti di Craxi si sono divisi in Sdi di Borselli e Nuovo Psi di De Michelis, dopo ennesime vicissitudini, il secondo và a Stefano Caldoro. Sono nati intanto, sempre da 15 anni, La Lega Nord di Bossi, l’Idv di Di Pietro. E’ pur vero che anche in epoche passate si legava il nome del partito al leader che ne guidava la politica, ma che guerre interne per arrivare ad un’elezione. Le conseguenze di questo perdonismo imperante che attraversa tutta la politica italiana è sotto gli occhi di tutti. Il caso del Pd è emblematico per capire quali siano le conseguenze di tale scellerata visione dei partiti. Nasce come sogno di Veltroni e ad un anno dalla nascita con la caduta dell’ex Sindaco di Roma, oggi, al di là degli sforzi di Dario Franceschini, il partito erede dell’ex Pci e della Corrente di Base dossettiana della Dc, veramente non riesce a mettere in piedi una strategia davvero efficace contro il populismo mediatico di Silvio Berlusconi. Sono state molte le occasioni per mandare in pensione il Cavaliere di Arcore, niente, troppo simpatico ai vertici del centro-sinistra o troppo comodo come avversario, è facile fare i conti senza l’oste. La crisi economica che attanaglia il mondo intero e che anche in Italia crea non poche difficoltà, è trattata dall’attuale governo di centrodestra in modo elusivo, ma comunque popolare. Incentivi ai poveri attraverso la Social-card, incentivi alla grande industria automobilistica, incentivi alle imprese attraverso il piano casa, insomma, una serie di provvedimenti deboli, forse inutili, ma in ogni caso provvedimenti. Accompagnano Sacconi Ministro del Welfare e promotore di questi provvedimenti l’azione politica di Tremonti all’economia Brunetta alla Funzione Pubblica, Gelmini all’Istruzione, nel modo non ottimale per risolvere i problemi, ma sicuramente in linea con le opinioni della classe media italiana. La lotta ai fannulloni di Brunetta contro il pubblico impiego, in alcuni casi rasenta la vergogna ma quanti atteggiamenti protezionistici sbagliati da parte dei Sindacati. L’opinione della gente pesa non poco oggi nelle scelte del governo e in questo quanta poca accortezza a non comprendere la necessità di riformare il pubblico impiego, la Scuola, L’Università e tutto il mondo del Pubblico Impiego, da parte del centrosinistra e dei Sindacati. Il centrosinistra da quindici anni a questa parte non ha rappresentato che il governo dei sacrifici a differenza delle maniche larghe mostrate dai governi di centrodestra. Sempre a ripianare gli errori di Berlusconi e del suo liberismo, colpendo sempre e in ogni modo la classe media, con tasse nazionali, consentendo maggiori tributi da parte degli enti locali, sempre per rispettare i patti di stabilità o i parametri di Maastricht. Oggi, all’indomani della nascita del Pdl, il Pd dovrà riflettere e non poco sul da farsi, sulle proposte alternative e di coraggio da proporre alla nazione e al Governo in carica. Il centrosinistra Governa ancora nella maggioranza delle regioni, inizi da queste realtà un esempio di buon governo a parte la Campania di Bassolino, vero tallone d'Achille per Franceschini e soci. Oggi tutti guardano con sospetto all’ennesima provocazione mediatico-elettoralistica, in vista delle europee da parte di Silvio Berlusconi. Molti di quelli citati in premessa (Fini-Mussolini-Rotondi-Caldoro-Dini- Giovanardi), sono confluiti nel Pdl, altri come Mastella non li abbiamo visti cantare (in play-back), l’inno nazionale. Il 44% dei consensi oggi potrebbe rappresentare una realtà, il 51%, un sogno, ma viste le condizioni del Pd, le intenzioni dell’Idv di Di Pietro, le dichiarazioni di poca disponibilità di Casini e soprattutto i ragionamenti di Comunisti ed ex Comunisti, c’è davvero da stare poco tranquilli. In tutto il mondo democratico, da sempre il Populismo o questo Neo-popolarismo si combatte con una vera, seria, incisiva “Iniziativa Riformista”. Riformismo, un concetto sostenuto da anni dagli uomini della sinistra italiana, ma a chiacchiere, questa volta per ripartire ed avviare la riscossa elettorale, dalle parole bisognerà passare ai fatti.
mercoledì 18 marzo 2009

Ci sono alcune icone che ci colpiscono e caratterizzano in modo positivo o negativo la nostra esistenza. Potrei parlare di quanto influenzano la vita di tanti esseri i simboli del calcio o della politica, della musica o della nostra società contemporanea, farei solo esercizio di retorica accademica, ma il risultato non cambierebbe di molto. I simboli fanno parte della nostra esistenza e noi ne siamo o legati o schiavi. Nel maggio dello scorso anno ho sentito la necessità di creare un Blog personale e di scrivere, senza regole o tempi precisi, dei post ho titolato il Blog “Casoriainrete”. Il logo che ne ho scelto è stato “La città ideale”, in un ritaglio della parte centrale del quadro di un artista anonimo. Non entro nel merito di una critica all’opera, che sarebbe oltremodo inopportuna, ma una cosa ci tengo a dirla, l’effetto che mi trasferito "La città ideale", sin dalla prima volta che l’ho vista è stata quella di una perfezione architettonica che ho ritrovato in alcune città del Centro Italia. Sono state tante le volte che, visitando borghi, città o castelli dell’Umbria delle Marche, della Toscana o dell’Emilia, ho avuto un senso di tristezza nell’immaginare che tutta quella storia, tutta quella bellezza artistica, tutto quel patrimonio, nelle nostre terre era andato perduto in parte o definitivamente. Un pensiero mi è passato sempre nella mente camminando nella storia di quei luoghi, fondati anche da popolazioni barbare (Franchi e Longobardi). In quelle terre i Barbari sono arrivati e poi scomparsi, integrandosi, dalle nostre parti, i barbari sono arrivati e da questi luoghi non sono andati più via.
“La città ideale” quindi resta un sogno a Casoria e non solo forse in tutto il meridione, grazie ai Barbari che ci hanno dominato e che dominano ancora.
Stimolato da alcuni amici personali ho da qualche tempo accettato l’incarico di Presidente della Pro Loco Casoria.
L’impegno da Presidente di questa gloriosa associazione, che solo nella nostra città è stata utilizzata quale mero strumento di scalata politica, mi allontanerà per forza di cose dall’impegno diretto in politica, è naturale. Chi mi conosce sa bene che il mio modo di interpretare i ruoli è strettamente legato all’impegno, alla passione e alla professionalità. Così è stato, quando giovanissimo ho allenato la prima squadra di pallavolo che portasse il nome di Casoria, con il “Centro Sportivo Casoria”, così è stato quando sono stato chiamato all’impegno politico, dall’organizzazione del P.S.D.I. nel direttivo provinciale dal 1989 al 1992 alla prima volta in Consiglio Comunale,dal 1994 al 1998, dal guidare i socialisti di Casoria dal 1999 al 2005 al rappresentare lo stesso partito in giunta da assessore al Primo settore dal 2000 al 2001, dal rientrare in Consiglio Comunale nel 2004, al candidarmi alle ultime elezioni comunali nel Pd nel 2008. Venti anni e forse più. Molti, tanti se penso alle cose che mi sono passate avanti in un modo così veloce senza un attimo di tregua, molte cose positive, tante altre negative.
Oggi, nell’accettare questa nuova sfida, chiederò a tutti gli amici di continuare ad avere fiducia, la città di Casoria ha bisogno non solo d’autoreferenzialità ma anche e soprattutto di proporre iniziative legate al rilancio della cultura, dell’informazione, della partecipazione attiva alla ricerca delle proprie radici e delle proprie tradizioni.
In questo lavoro chiederò l’ausilio d’esperti di settore e del mondo della scuola pubblica che sarà al centro della nostra iniziativa.
Il dialogo e lo scambio di idee tra la fantasia dei giovani e le esperienze dei meno giovani sarà la certezza di cose da fare guardando al mondo d’oggi, con attenzione, senza pregiudizi, con fiducia.
Non mi tirerò indietro se sarò chiamato ad esprimere le mie opinioni, è ovvio sono ancora in grado di intendere e di volere e soprattutto ho un diritto ancora sancito dalla Costituzione: “La libertà di esprimere le mie opinioni”.
Sarò attento all’ascolto, allo scambio di esperienze e di collaborazione, con tutti, nella nostra Pro Loco.
Da oggi parte una nuova sfida, in particolare con me stesso. Parto dalla certezza di poter contare, in particolare su una squadra di amici che da sempre ha creduto, a volte anche immeritatamente nel sottoscritto.
Questa sarà per me la maggiore garanzia per partire nel modo giusto in questa nuova esperienza, consapevole che non sarò solo e più di ogni altra cosa che ci divertiremo, come sempre.
mercoledì 11 marzo 2009

Dalla lettura dei giornali di ieri martedì 10 marzo, la notizia del “buco” nelle finanze comunali di 500mila euro spesi in quattro mesi dal gennaio all’aprile 2008 nel settore della Pubblica Istruzione, ha dell’inquietante. In primis perché 500mila euro non sono bruscolini ed anche il più grande alchimista dei bilanci degli enti in generale, non avrebbe la capacità di “inventare” un tale artifizio. Si fa riferimento anche alle pressanti richieste del Sindaco, con dichiarazioni forti, ai funzionari ed ai dirigenti per conoscerne le motivazioni. Insomma il solito chiacchiericcio, che ad onor del vero in questo periodo sta iniziando a prendere corpo nella dialettica politica locale. Lo dirò fino alla noia, la città è stanca dei pugni battuti sul petto, ci sono strade che per districarsi bisogna essere un autorevole pilota di rally, alcune interrotte da settimane. C’è da raddrizzare il tiro sul concorso dei vigili da Moto-GP che s’intende portare avanti al Comune di Casoria, in barba alle capacità e alla professionalità che necessariamente oggi deve avere un agente della Polizia locale. C’è da proporre un dibattito serio sulle aree dimesse e sulle opportunità future legate a progetti sul territorio della nostra città. Insomma non dovrebbero essere i giornali, le piazze, i bar, i marciapiedi, i terreni di scontro della politica locale, credo ma l'Assise civica. Si denuncino nelle sedi più opportune le leggerezze, distrazioni, omissioni o quant’altro, senza riferimenti ad ignoti, ci saranno firme, timbri o quant'altro, a supporto dell’amministrazione. Non si dimentiche che il responsabile del PEG (piano di gestione economica) di un’area di un ente è il Dirigente di setttore. C’è un particolare che forse sfugge al Sindaco, agli assessori, ai dirigenti, alla classe politica, ai cronisti o agli opinionisti locali, la pongo in forma di quesito. Se oggi accadesse un problema di scomparsa di soldi dal bilancio di un settore il Consiglio Comunale sarebbe l’organo demandato a discutere, approvare o bocciare il Bilancio stesso proposto dall’amministrazione Ferrara nelle sedute di votazione. Nel 2008, chi era responsabile del controllo e dell’approvazione del bilancio visto che il Consiglio Comunale era sciolto? Da cittadino direi la Commissione Straordinaria della Prefettura di Napoli, mi sembra strano che nessuno dei pur autorevoli, capaci e navigati politici o giornalisti locali lo dica. Ci tengo a sottolineare questo perché le attuali normative prevedono che chi subentri al governo di una città ha l’obbligo di controllo le eventuali responsabilità contabili ed amministrative delle precedenti amministrazioni, Commissariamenti Prefettizi compresi. La politica deve riconquistare il proprio ruolo di riferimento per una comunità, che lo faccia il centrodestra a Casoria, ben venga ma lo faccia nel modo e nelle sedi giuste, anche nei tribunali se dovrà essere necessario, il tempo in politica passa e non perdona.
Da "Il Mattino
DOMENICO MAGLIONE Casoria. Li ha fatti e rifatti personalmente una decina di volte ma quei conti proprio non hanno voluto quadrare: il sindaco Stefano Ferrara ha scovato così l'ennesimo «buco» nelle finanze comunali, 500mila euro spesi in quattro mesi, da gennaio ad aprile 2008, nel settore della pubblica istruzione. Soldi che non si sa che fine abbiano fatto. «Me ne dovranno dare conto: voglio sapere come è stato speso quel denaro della collettività», dice il primo cittadino che da giugno scorso guida un esecutivo di centrodestra. Quel miliardo circa di vecchie lire sembra essersi volatilizzato: non ci sono, infatti, fatture o altri documenti contabili che consentano agli attuali amministratori del Palazzo di piazza Domenico Cirillo di capire quale strada abbiano preso quei fondi. «Ho chiesto agli ex dirigenti e direttori di servizio delle spiegazioni scritte - continua il primo cittadino - Finora non ho ricevuto alcuna relazione: se dovesse perdurare questo silenzio sarò costretto ad inoltrare una denuncia contro ignoti e attendere che la giustizia, anche quella contabile della Corte dei Conti, faccia poi i propri passi». Non è proprio un bel momento, insomma, per l'ente locale. Appena qualche giorno fa è saltata fuori la truffa dei rifornimenti di benzina per auto del comune di Casoria non più utilizzate da mesi. Non solo. Ma ci sono anche le iperfatturazioni di carburanti: una sola macchina di servizio in 6 mesi, compreso agosto, ha «bruciato» 5mila euro di benzina. In un solo giorno, addirittura, una Panda ha consumato quasi 100 euro. «Ci sono troppe cose che non andavano - fanno rilevare alcuni rappresentanti della maggioranza - Troppe spese allegre, troppi sperperi di denaro pubblico: ma ora è tutto finito». Le finanze dell'ente, intanto, inducono qualche preoccupazione di troppo agli amministratori comunali. I debiti del passato creano grattacapi seri e il comune rischia la bancarotta. C'è da risolvere la spinosa questione legata al pignoramento di oltre 53 milioni di euro notificato al tesoriere comunale dal consorzio CPR3 che ha realizzato i 482 alloggi della ricostruzione nel rione Arpino. Ma c'è anche il debito, con tanto di sentenza esecutiva del Tribunale di Napoli, di quasi 1,5 milioni per un contenzioso nato con l'associazione temporanea d'imprese che doveva realizzare i 6 istituti previsti dalle legge Falcucci, poi affidati ad altre ditte.
domenica 8 marzo 2009

Mi riesce davvero difficile comprendere il clima politico di Casoria. Due notizie destano preoccupazione ed inquietudini. La prima, ne ho parlato nel post precedente riguarda il concorso per 10 vigili urbani di categoria C, inteso da qualche sprovveduto dirigente o assessore al personale “C = Centauro”, o “C = Ciclomotore”. A tal proposito mi verrebbe da chiedere come mai l’attuale amministrazione non ha chiesto i danni erariali agli attuali Vigili Urbani inseriti nelle graduatorie FORMEZ, alcuni laureati, ma quasi sicuramente sprovvisti del requisito fondamentale “Patentino A” (guida motociclo 125). Passiamo al secondo punto. Due documenti uno della Sinistra Critica e l’altro molto più forte della Uil-Funzione pubblica, propongono un dibattito acceso intorno sul carattere persecutorio di un provvedimento dell’amministrazione nei confronti del personale del Comune di Casoria, in particolare legato a qualche sigla sindacale o a qualche partito politico. spiega l’articolo di Domenico Maglione da “Il Mattino” “Impiegati trasferiti, bufera al Comune”.
Ma andiamo con ordine.
Uil-Funzione pubblica - «I trasferimenti di personale al Comune? Solo gravissimi atti persecutori, un repulisti in piena regola contro persone che, pur dimostrando professionalità e dedizione al proprio lavoro, magari non condividono l'ideologia politica di questa maggioranza» e ancora «esprime la propria indignazione per Il carattere persecutorio si evidenzia in maniera inaccettabile soprattutto per alcuni dipendenti che sono stati spostati per meri motivi di appartenenza politica nonostante assicurino la propria attività con indiscussa diligenza e capacità. Le modalità operative decise al di fuori di un qualsiasi reale e democratico confronto con le organizzazioni sindacali risentono di un modo di fare assolutamente illegittimo e carico di messaggi intimidatori - si legge altresì nel documento inviato al Prefetto - I comportamenti posti in essere, arroganti e violenti, contribuiscono a generare un clima di forte destabilizzazione nei dipendenti che si vedono aggrediti e privati dei loro diritti fondamentali».;
Sindaco: «Sono comunicati folli quelli messi strumentalmente in i trasferimenti sono stati decisi a un tavolo di concertazione con gli stessi sindacati. Non capisco ora perché la Uil, e da sola, protesti. Non capisco ora perché la Uil, e da sola, protesti»;
Michele D'Anna Assessore al personale: «Stiamo provvedendo a rimodulare l'organizzazione del personale dipendente addirittura con il consenso dei diretti interessati .Chi ci accusa di lesa maestà è soltanto perché non vuole aprire gli occhi al rinnovamento e a una migliore organizzazione dei servizi che prevede il decentramento di strutture e uffici importanti anche nella frazione Arpino».
Pd-Idv-Ps: hanno richiesto anche la convocazione di una seduta straordinaria di consiglio comunale «per conoscere le ragioni del trasferimento d'imperio e senza valide motivazioni di decine di dipendenti comunali».
mercoledì 4 marzo 2009
Negli anni settanta esisteva un centauro ribelle che manifestava la sua abilità di motociclista in ogni modo e in ogni occasione possibile. Le sue gesta divennero leggenda, ho raccolto qualcosa: “un funambolo formidabile a bordo della sua motocicletta classe 125 truccata: un uomo che sbeffeggiava, sfidava e colpiva le forze dell’ordine, tutelanti un ordinamento ingiusto. Fosse solo per questo, un personaggio davvero bizzarro e simpatico, quasi da venerare, come facevano le schiere di scugnizzi all’epoca che seguivano, tifavano ed applaudivano durante le sue forsennate scorribande fra piazza San Ferdinando e Via Toledo, fino a piazza Trieste e Trento, in pieno cuore di Napoli. Ma volendo limitarci alla sua ribellione a 120 all’ora contromano, con la satanica risatina dopo aver sottratto ad un poliziotto la paletta con cui questi gli aveva intimato l’alt, fa ancora oggi, quasi quarant’anni dopo, sorridere. Come le parole di Broccoli alla radio che dice alle sue giovani collaboratrici di redazione: “Che bello, quando i delinquenti erano brave persone…”
Ma lo avrebbe mai immaginato Agostino ò pazzo che a Casoria oggi, lui guidatore di una motocicletta 125 di cilindrata, avrebbe avuto un requisito d’accesso indispensabile per acceder al concorso per dieci Vigili Urbani nel Comune di Casoria? Non contano i criteri di competenza di:
· Codice della strada;
· Codice penale per reati ambientali e abusivismo edilizio;
· Conoscenza della legislatura sul commercio;
· Conoscenza del codice Civile legato a problemi Sanitari, assistenza sociale, assistenza alle asl per cittadini instabili di mente (TSO).
A parte la proverbiale conoscenza della cultura generale,e conoscenza del le lingue straniere.
Chissà cosa penseranno i genitori di tanti ragazzi che dopo aver fatto sacrifici per lo studio, il diploma, la laurea dei propri figli oggi si devono rammaricare del fatto che i figli stessi non abbiano avuto la “lungimiranza” di prendere la tanto sospirata patente “A”. Prove orali, prove scritte, visite mediche, macchè una bella impennata con la moto, alla Agostino ò pazzo e il Patentino “A” nel nella tasca posteriore e via.
04/03/2009
Chiudi
Concorso al Comune polemica sui requisiti
Nel bando sono richieste le patenti A e B
DOMENICO MAGLIONE Casoria. Parte tra le polemiche il concorso per l'assunzione di 10 vigili urbani al Comune. Non piace, infatti, il requisito che prevede il possesso per i partecipanti della patente di guida di categoria A e B o soltanto B se acquisita entro il 25 aprile 1988. «È una discriminazione: tutti hanno diritto di partecipare, anche i più giovani che sognano un posto di lavoro che non può essere negato solo per un cavillo burocratico», affermano alcuni potenziali partecipanti alla selezione per titoli ed esami. Ma al Comune respingono le accuse: «Il requisito della patente A e B è necessario per arruolare i futuri vigili che dovranno essere in grado di guidare anche i ciclomotori - spiega il comandante della polizia municipale cittadina, Fabio Dimino - Non si tratta di alcuna discriminazione: è solo un provvedimento dettato dalla necessità di avere figure professionali con le referenze giuste». Chi intende partecipare al concorso ha tempo fino al 29 marzo per presentare la domanda. Tra i requisiti sono previsti il possesso del diploma di scuola media superiore e la conoscenza di una lingua, inglese o francese, a livello scolastico. Non verranno considerati idonei coloro che abbiano sofferto negli ultimi due anni di crisi comiziali. Le prove sono due, scritta e orale, ma l'amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Stefano Ferrara si è riservata la possibilità di svolgere una preselezione, con quiz a domande multiple, se le domande dovessero essere 15 volte superiore ai posti a concorso. «Faremo tutto in maniera molto veloce e rapida per incrementare il corpo della polizia municipale con nuove figure professionali importanti per garantire, con il potenziamento dell'organico, un miglioramento dei servizi all'utenza», affermano alcuni esponenti dell'esecutivo cittadino. «Va bene la celerità, ma l'importante è che tutto avvenga con trasparenza e legalità: tutti devono avere uguali possibilità per ricoprire i posti inseriti a concorso senza creare come è avvenuto tante volte in passato corsie preferenziali che hanno portato spesso a privilegiare amici, parenti e conoscenti dei politici e dei vari potenti di turno», concludono un gruppo di universitari che si accingono a presentare la domanda per partecipare alla selezione.
martedì 3 marzo 2009

Correva l’anno di grazia 2007, precisamente novembre, come tantissimi altri amici e compagni dei Ds, della Margherita, Socialisti, Repubblicani, mi impegnai a sostenere, alle Elezioni primarie del neonato Partito Democratico, più precisamente Segretario Enrico Letta.
Com’è andata a finire lo sanno tutti, anche i meno appassionati alle vicende politiche. Oggi mi sono allontanato dall’impegno diretto nel Pd, come tantissimi italiani aspetto segnali di vita. Intanto devo sinceramente riconoscere ad Enrico Letta un punto in più rispetto a temi molto delicati legati al lavoro e alla previdenza. Sicuramente avrà pesato in questa formazione l’incarico di Ministro del Lavoro del primo Prodi.
Propongo quindi un intervista rilasciata da Enrico Lettaad Antonio Polito, pubblicata su «Il Riformista» di martedì 3 marzo.
«Da noi il problema è aggravato dal fatto che abbiamo 15 anni alle spalle in cui è nata una nuova tipologia di lavoratori, la grande famiglia dei parasubordinati con tutte le forme di lavoro che si sono create nel tempo a partire dal vecchio co.co.co. Tutto questo mondo del lavoro, negli anni, ha svolto mansioni che in molti casi erano da contratto a tempo indeterminato».Soprattutto nel pubblico...
«Dovunque. Il problema è che se a quelle persone non viene confermato il contratto parasubordinato si trovano prive di qualunque tipo di copertura. C'è qualcosa che stava dentro il protocollo sul Welfare fatto nel 2007 dal governo Prodi, che assegna ad alcune di quelle tipologie di lavoro forme per sei mesi, per qualche mese con assegni che sono oggettivamente da rivedere. Ma il tema oggi è un intervento universale, che ci collega subito alle tesi di Boeri e Garibaldi».Universale vuol dire che andrebbe a chi ha perso il lavoro ma anche a chi non ce l'ha?
«Su questo c'è il secondo tempo dell'intervento, sul quale però la riflessione va ancora approfondita e sul quale i costi sono molto maggiori».Soltanto per chi perde il lavoro, avete un'idea di quanto costerebbe?
«Una parte della risposta riguarda la linea, che Tremonti sta seguendo e che io non critico, della massima attenzione alla credibilità dei conti pubblici italiani dentro il mercato internazionale. È di questo weekend la notizia che dà di Irlanda e Grecia come due economie che rischiano la bancarotta. Diamo ormai per assodato che almeno un terzo dei paesi dell'Est europeo sono sostanzialmente in bancarotta, se non ancora tecnicamente. Quindi esiste la possibilità per un'economia moderna di trovarsi travolta dalla crisi come ora sono travolte le banche. Penso che sia il momento nel quale l'attenzione alla credibilità dei nostri conti pubblici è fondamentale, quindi fa bene Tremonti. Però è vero che il giudizio che ogni mercato internazionale guarda è composto di due cifre. Una che sta sopra e una sotto, cioè il Pil. Ecco perché penso che il problema italiano sia dare una risposta a queste 300-500mila persone che rischiano di perdere il posto di lavoro, perché se non si dà una risposta a quelle, l'effetto depressivo sui consumi e sul Pil sarà un disastro».
sabato 28 febbraio 2009

Casoria è una città che vive complessità al di fuori della norma rispetto ad altre realtà nel circondario. Dodici chilometri quadri divisi tra Ottantaduemila abitanti, a parte gli ospiti più o meno graditi.
Città abitata per lo più da gente occupata e che da anni non utilizzano più le risorse territoriali per lavorare. Di insediamenti produttivi ce ne sono davvero pochi rispetto alla popolazione e non sempre si è rispettato la precedenza ai disoccupati locali per le opportunità avute (Megastore Mediaworld – Decatlon – Emmelunga etc.).
Inutile parlare di walfare o stato sociale, sarebbe troppo lunga la faccenda, limitiamoci ai fatti.
Proprio intorno al mondo più esterno ad una periferia, già periferia della periferia che gli articoli de “Il Mattino”, destano preoccupazioni ed inquietudini. Il “Parco dei pini”, conosciuto con il più semplice “219 di Arpino”, ed altri centri di edilizia popolare post-terremoto, rappresentano centri di reclutamento per delinquenze organizzate e non. Quello che accade in quei mondi è qualcosa che il film “Gomorra” ha descritto, ma viverle sarà un inferno. Si potrebbe scrivere all’infinito sugli effetti negativi di quel maledetto sisma del 1980. Fatto stà che oggi ogni città della provincia e ogni quartiere di Napoli hanno le proprie croci, 219 o Parco Verde, 167 o Bronx di San Giovanni, sono questi i centri nevralgici dove si annida il malessere sociale più evidente, paragonabile solo alle zone di guerra orientali o le periferie sudamericane. Non basterà la deriva totalitarista della destra a cui assistiamo, non basterà la demagogia catto-comunista della sinistra, bisognerà rispolverare lo slogan con il quale “Don Antonio” Sassolino vinse le elezioni a Napoli la prima volta a Sindaco: “Sviluppo e occupazione”.
Il Mattino
27/02/2009
Casoria, espugnato il fortino del clan
MARCO DI CATERINO Casoria. Da quartiere della ricostruzione post terremoto a fortino del clan Licciardi. Un posto diventato negli ultimi mesi così inaccessibile agli «estranei», tanto che sono dovuti intervenire i carabinieri. Un centinaio, in assetto anti sommossa e scortati da alcune unità cinofile. Il blitz al «Parco dei Pini» è scattato all'alba. I carabinieri di Casoria, diretti dal maggiore Paolo Cambieri, hanno circondato il rione 219 di via Pascoli ad Arpino dove i residenti, tra lanci di pietre e vari oggetti che hanno semidistrutto una autoradio dei militari e con tutto il campionario di ingiurie, hanno assistito e a volte impedito l'operazione dei militari. Dopo sei ore di occupazione, una cinquantina di perquisizioni domiciliari, i carabinieri hanno denunciato per ricettazione Antonio Trambarulo, 42 anni, considerato il referente del clan Ricciardi in via Pascoli, trovato in possesso di un centinaio di borse «Carpisa», che facevano parte di un carico di un tir rapinato a Pavia. I militari hanno passato letteralmente al setaccio gli isolati 2 e 3, composti da quasi cento appartamento, quasi tutti occupati sia da pregiudicati affiliati al clan Licciardi che da incensurati, ritenuti dagli stessi carabinieri orbitanti nella stessa cosca. In un ambiente palesemente ostile al controllo, i militari hanno anche verificato quello che c'era in una ventina di garage realizzati abusivamente e molti dei quali persino protetti da spesse blindature. Nel quartiere «underground», i carabinieri hanno recuperato ben dieci auto, risultate rubate in diverse zone dalla Campania e in attesa di essere smontate a pezzi, o sottoposte al cambio di identità con il montaggio di nuovi numeri del telaio. E dipanando un vero ginepraio di prestanomi e falsi o inesistenti intestatari dei garage abusivi, i carabinieri sono riusciti ad identificarne solo due, padre e figlio. E per M.F., 65 anni, e V.F., 36 anni, incensurati del posto è scattata la denuncia per ricettazione. In alcuni cunicoli e nei posti più angusti dei sottoscala degli isolati due e tre, i carabinieri hanno trovato e sequestrato una cinquantina di centraline elettroniche in dotazione ad alcune auto di grossa cilindrata e senza le quali non è possibile attivare il funzionamento del motore e centinaia di pezzi metallici sui quali erano stati stampati numeri di telaio. In un'altra zona dei sotterranei, la task force dei carabinieri ha rinvenuto e sequestrato due moto di grossa cilindrata risultate rubate, della stessa marca e dello stesso colore di quelle utilizzate da una banda di rapinatori che agisce proprio tra Arpino e il tratto da Casavatore a Casoria della circumvallazione esterna, dove quindici giorni fa sono stati uccisi nei pressi del supermercato «Lauro» il boss Rocco Perfetto e il barman incensurato Salvatore Del Prete. I militari hanno anche controllato i pregiudicati ai domiciliari e i sorvegliati speciali.
Tentato colpo in merceria tre giovani in manette
Casoria. Una violenta crisi isterica della vittima, manda a vuoto la rapina, fa scappare i malviventi che nella fretta di allontanarsi cadono dallo scooter che lasciano per strada davanti alla merceria «Mille Articoli» in via Frosinone a Casoria, dove avevano tentato il colpo. Un'ora dopo i carabinieri, diretti dal maresciallo Enrico Giordano, fanno scattare le manette per Giuseppe Riano, 33 anni, Antonio Forte, 22 anni, pregiudicati del rione Salicelle e per il complice minorenne, A.M., 17 anni, dello stesso quartiere. All'arresto è sfuggito un quarto componente della banda, ora ricercato. La rapida conclusione dell'indagine è avvenuta grazie al fatto che i malviventi avevano abbandonato lo scooter. Dal numero di targa, i militari sono risaliti fino all'intestatario, Giuseppe Riano, che nel frattempo aveva denunciato il furto dello scooter e dichiarato agli investigatori di averlo prestato ad alcuni suoi amici. Una versione che non ha convinto i militari, che invece avevano già ammanettato Antonio Forte e il complice minorenne, che avevano ammesso le loro responsabilità. m.d.c.
mercoledì 25 febbraio 2009

Ho letto, come tanto cittadini, il manifesto con i quattro simboli del centrosinistra e il cui contenuto è stato sintetizzato da Mimmo Maglione nell’articolo che segue. Cosa dire, è tutto vero, ma andiamo con ordine:
Ø Pietro Iodice Assessore all’Ambiente - nipote di Giovanni Paone - consigliere del Pdl;
Ø Pasquale D’Anna Assessore alle Politiche sociali - cugino di Gennaro Nocere Presidente del consiglio comunale Pdl;
Ø Michele D’Anna – Assessore al Personale – fratello di Srgio D’Anna consigliere Pdl:
Ø Ernesto Valiante – Assessore ai Lavori Pubblici – cognato di Gennaro Nocera Presidente del Consiglio Comunale;
In giunta questi sono i nominativi. Resta sospesa un altro problema che ha dato origine a non pochi problemi per il Sindaco Stefano Ferrara, la nomina di Difensore Civico di Franco Polizio fortemente richiesta dal figlio Fortunato consigliere del Pdl (candidato più votato alle elezioni amministrative).
Per la prima volta dall’insediamento della 142/90 e dell’81/93 (elezione diretta del Sindaco), in applicazione comunque di norme che lo consentono, il Sindaco si è dotato di uno staff e di addetto stampa. Non era mai successo e invece oggi uomini e donne di fiducia del Primo cittadino, collaborano in sostegno al lavoro di organizzazione e comunicazione in sostegno della Giunta. Immagino le denunce di Polizio e Laudiero e gli articoli dei “Censori”, dei vari giornalini locali.
Non trovo nulla di scandaloso che l’opposizione denunci queste cose all’opinione pubblica, ma qualche riflessione è d’obbligo. Come mai questi problemi vengono sollevati oggi con tale foga e non prima, visto che la giunta è nata a giugno del 2008 e contestualmente si è provveduto agli incarichi in staff?
A mio giudizio, da ex, posso dire che più di uno dei rappresentanti del centrodestra a Casoria, attuale e “tradizionale”, da anni non sono esenti da responsabilità “politiche”, anzi, a paragone molti degli attuali o ex consiglieri erano estranei alle “decisioni” locali, da Franco De Luca a Grazioso, da Giosuè de Rosa ad oggi. Mi piacerebbe che qualche “grillo parlante” della stampa locale. Ancora in campo o oramai in “tribuna”, mi smentisse. Ho virgolettato troppo. Penso che chi leggerà questo post e conosce la politica di Casoria degli ultimi venti anni, mi può solo dire “sei stato un signore Gianni”.
Casoria, politica e parenti: è scontro
Manifesto del Pd: «Nello staff nipote del sindaco». Ferrara: «Farneticazioni»
Il Mattino
22/02/2009
DOMENICO MAGLIONE Casoria. «Il sindaco? Un bugiardo. Con il sostegno di due consiglieri eletti nel centrosinistra ha costituito al Comune una perfetta “parentopoli”: in giunta sono presenti fratelli, nipoti, cognati, cugini di consiglieri del centrodestra mentre nello staff figura addirittura una nipote del primo cittadino». È guerra ormai senza esclusioni di colpi tra maggioranza e opposizione. Il centrosinistra ieri ha sferrato, con un manifesto, l'ennesimo attacco alla coalizione guidata dal sindaco Stefano Ferrara. «A proposito delle infiltrazioni camorristiche, che sono rimaste allo stato solo presunte e politiche, ricordiamo al primo cittadino che fra i suoi attuali collaboratori più stretti vi sono persone citate nella relazione ministeriale e nel decreto di scioglimento», è scritto nel manifesto affisso per la città e firmato da socialisti, Idv, Noi d'Arpino, Sinistra arcobaleno e Pd. Ma è proprio quest'ultimo schieramento a mostrare, al di là delle accuse alla maggioranza, che nell'opposizione vi è più di una crepa. «Il manifesto rappresenta un'iniziativa non concordata e non condivisa - dice Antonio Verre, capogruppo dei democratici - Non è questa la strada giusta che il centrosinistra deve seguire per attuare una opposizione democratica, corretta e produttiva per la città». Con Verre sono d'accordo anche l'ex sindaco Salvatore Graziuso e il primo eletto dei democratici, Franco Russo. La linea del manifesto è condivisa invece da Pasquale Fuccio, ex capogruppo Pd. Anche Noi d'Arpino prende le distanze dal documento. «Noi siamo per costruire e non per distruggere: il nostro obiettivo è quello di raggiungere obiettivi importanti per la frazione», dice Camillo Rapullino. «La lacerazione all'interno del centrosinistra è più netta di quanto si possa pensare - dice il sindaco Ferrara - Addirittura tra i firmatari compare anche Sinistra arcobaleno che nemmeno esiste più. Purtroppo, il manifesto è l'iniziativa isolata di chi dimostra di essere in uno stato delirante per una crisi d'astinenza di potere. Le accuse? Solo farneticazioni». Ma il centrosinistra, o forse è più corretto a questo punto affermare socialisti e parte di Pd e Idv, incalza: «Abbia il coraggio il sindaco Ferrara di dire quanto ha speso fino ad oggi per l'acquisto di tante cose inutili. Come sono stati conferiti gli incarichi professionali e quanto si è speso per feste e festicciole, sprecando risorse per contributi inutili e clientelari?». L'opposizione va a raffica: «Il sindaco, “noto urbanista” degli anni Novanta, in realtà non combatte l'abusivismo, non controlla i piani urbanistici e invece ritarda ad arte l'entrata in vigore del piano urbanistico comunale, per continuare a rilasciare concessioni edilizie. Senza dimenticare che è stato approvato in tempi rapidissimi il progetto dell'Ovulo commerciale senza alcun confronto con la pubblica opinione e l'intero consiglio comunale».