
Un Partito popolare per una Politica populista
Ieri, domenica 29 marzo 2009 è nato il Pdl, è stato eletto Presidente per acclamazione Silvio Berlusconi. Fin qui niente di nuovo sono oramai quindici anni che i leader di partito non sono eletti più ma solo acclamati. Tra confronti in parte veritieri, tra acclamazioni e alzate di mano, con cartellini di differenti colori, a secondo dell’occasione, abbiamo assistito in questi anni alla nascita dei partiti "fai da te". Dalla Dc nascono i Popolari di Martinazzoli, il Patto Segni di Mario (Segni), Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini, il Ccd dell’accoppiata Casini-Mastella, dal conseguente scioglimento l’Udc di Casini, l’Udeur di Mastella, la Nuova Dc di Rotondi, I Democratici di Prodi, la Margherita di Rutelli, confluiti nel Pd. Dal Msi di Almirante nasce Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e dopo varie vicissitudini La Destra di Storace, Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, il Nuovo Msi di Pino Rauti. Dal Pci nasce il Pds di Occhetto, i Ds di D’alema, il Pd di Veltroni, ma anche Rifondazione Comunista di Bertinotti, la Sinistra Democratica di Salvi, i Comunisti italiani di Diliberto, i Comunisti di Ferrando, la Sinistra Critica di Turigliatto, ultima creatura la Sinistra di Nicki Vendola. I Socialisti di Craxi si sono divisi in Sdi di Borselli e Nuovo Psi di De Michelis, dopo ennesime vicissitudini, il secondo và a Stefano Caldoro. Sono nati intanto, sempre da 15 anni, La Lega Nord di Bossi, l’Idv di Di Pietro. E’ pur vero che anche in epoche passate si legava il nome del partito al leader che ne guidava la politica, ma che guerre interne per arrivare ad un’elezione. Le conseguenze di questo perdonismo imperante che attraversa tutta la politica italiana è sotto gli occhi di tutti. Il caso del Pd è emblematico per capire quali siano le conseguenze di tale scellerata visione dei partiti. Nasce come sogno di Veltroni e ad un anno dalla nascita con la caduta dell’ex Sindaco di Roma, oggi, al di là degli sforzi di Dario Franceschini, il partito erede dell’ex Pci e della Corrente di Base dossettiana della Dc, veramente non riesce a mettere in piedi una strategia davvero efficace contro il populismo mediatico di Silvio Berlusconi. Sono state molte le occasioni per mandare in pensione il Cavaliere di Arcore, niente, troppo simpatico ai vertici del centro-sinistra o troppo comodo come avversario, è facile fare i conti senza l’oste. La crisi economica che attanaglia il mondo intero e che anche in Italia crea non poche difficoltà, è trattata dall’attuale governo di centrodestra in modo elusivo, ma comunque popolare. Incentivi ai poveri attraverso la Social-card, incentivi alla grande industria automobilistica, incentivi alle imprese attraverso il piano casa, insomma, una serie di provvedimenti deboli, forse inutili, ma in ogni caso provvedimenti. Accompagnano Sacconi Ministro del Welfare e promotore di questi provvedimenti l’azione politica di Tremonti all’economia Brunetta alla Funzione Pubblica, Gelmini all’Istruzione, nel modo non ottimale per risolvere i problemi, ma sicuramente in linea con le opinioni della classe media italiana. La lotta ai fannulloni di Brunetta contro il pubblico impiego, in alcuni casi rasenta la vergogna ma quanti atteggiamenti protezionistici sbagliati da parte dei Sindacati. L’opinione della gente pesa non poco oggi nelle scelte del governo e in questo quanta poca accortezza a non comprendere la necessità di riformare il pubblico impiego, la Scuola, L’Università e tutto il mondo del Pubblico Impiego, da parte del centrosinistra e dei Sindacati. Il centrosinistra da quindici anni a questa parte non ha rappresentato che il governo dei sacrifici a differenza delle maniche larghe mostrate dai governi di centrodestra. Sempre a ripianare gli errori di Berlusconi e del suo liberismo, colpendo sempre e in ogni modo la classe media, con tasse nazionali, consentendo maggiori tributi da parte degli enti locali, sempre per rispettare i patti di stabilità o i parametri di Maastricht. Oggi, all’indomani della nascita del Pdl, il Pd dovrà riflettere e non poco sul da farsi, sulle proposte alternative e di coraggio da proporre alla nazione e al Governo in carica. Il centrosinistra Governa ancora nella maggioranza delle regioni, inizi da queste realtà un esempio di buon governo a parte la Campania di Bassolino, vero tallone d'Achille per Franceschini e soci. Oggi tutti guardano con sospetto all’ennesima provocazione mediatico-elettoralistica, in vista delle europee da parte di Silvio Berlusconi. Molti di quelli citati in premessa (Fini-Mussolini-Rotondi-Caldoro-Dini- Giovanardi), sono confluiti nel Pdl, altri come Mastella non li abbiamo visti cantare (in play-back), l’inno nazionale. Il 44% dei consensi oggi potrebbe rappresentare una realtà, il 51%, un sogno, ma viste le condizioni del Pd, le intenzioni dell’Idv di Di Pietro, le dichiarazioni di poca disponibilità di Casini e soprattutto i ragionamenti di Comunisti ed ex Comunisti, c’è davvero da stare poco tranquilli. In tutto il mondo democratico, da sempre il Populismo o questo Neo-popolarismo si combatte con una vera, seria, incisiva “Iniziativa Riformista”. Riformismo, un concetto sostenuto da anni dagli uomini della sinistra italiana, ma a chiacchiere, questa volta per ripartire ed avviare la riscossa elettorale, dalle parole bisognerà passare ai fatti.
Ieri, domenica 29 marzo 2009 è nato il Pdl, è stato eletto Presidente per acclamazione Silvio Berlusconi. Fin qui niente di nuovo sono oramai quindici anni che i leader di partito non sono eletti più ma solo acclamati. Tra confronti in parte veritieri, tra acclamazioni e alzate di mano, con cartellini di differenti colori, a secondo dell’occasione, abbiamo assistito in questi anni alla nascita dei partiti "fai da te". Dalla Dc nascono i Popolari di Martinazzoli, il Patto Segni di Mario (Segni), Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini, il Ccd dell’accoppiata Casini-Mastella, dal conseguente scioglimento l’Udc di Casini, l’Udeur di Mastella, la Nuova Dc di Rotondi, I Democratici di Prodi, la Margherita di Rutelli, confluiti nel Pd. Dal Msi di Almirante nasce Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e dopo varie vicissitudini La Destra di Storace, Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, il Nuovo Msi di Pino Rauti. Dal Pci nasce il Pds di Occhetto, i Ds di D’alema, il Pd di Veltroni, ma anche Rifondazione Comunista di Bertinotti, la Sinistra Democratica di Salvi, i Comunisti italiani di Diliberto, i Comunisti di Ferrando, la Sinistra Critica di Turigliatto, ultima creatura la Sinistra di Nicki Vendola. I Socialisti di Craxi si sono divisi in Sdi di Borselli e Nuovo Psi di De Michelis, dopo ennesime vicissitudini, il secondo và a Stefano Caldoro. Sono nati intanto, sempre da 15 anni, La Lega Nord di Bossi, l’Idv di Di Pietro. E’ pur vero che anche in epoche passate si legava il nome del partito al leader che ne guidava la politica, ma che guerre interne per arrivare ad un’elezione. Le conseguenze di questo perdonismo imperante che attraversa tutta la politica italiana è sotto gli occhi di tutti. Il caso del Pd è emblematico per capire quali siano le conseguenze di tale scellerata visione dei partiti. Nasce come sogno di Veltroni e ad un anno dalla nascita con la caduta dell’ex Sindaco di Roma, oggi, al di là degli sforzi di Dario Franceschini, il partito erede dell’ex Pci e della Corrente di Base dossettiana della Dc, veramente non riesce a mettere in piedi una strategia davvero efficace contro il populismo mediatico di Silvio Berlusconi. Sono state molte le occasioni per mandare in pensione il Cavaliere di Arcore, niente, troppo simpatico ai vertici del centro-sinistra o troppo comodo come avversario, è facile fare i conti senza l’oste. La crisi economica che attanaglia il mondo intero e che anche in Italia crea non poche difficoltà, è trattata dall’attuale governo di centrodestra in modo elusivo, ma comunque popolare. Incentivi ai poveri attraverso la Social-card, incentivi alla grande industria automobilistica, incentivi alle imprese attraverso il piano casa, insomma, una serie di provvedimenti deboli, forse inutili, ma in ogni caso provvedimenti. Accompagnano Sacconi Ministro del Welfare e promotore di questi provvedimenti l’azione politica di Tremonti all’economia Brunetta alla Funzione Pubblica, Gelmini all’Istruzione, nel modo non ottimale per risolvere i problemi, ma sicuramente in linea con le opinioni della classe media italiana. La lotta ai fannulloni di Brunetta contro il pubblico impiego, in alcuni casi rasenta la vergogna ma quanti atteggiamenti protezionistici sbagliati da parte dei Sindacati. L’opinione della gente pesa non poco oggi nelle scelte del governo e in questo quanta poca accortezza a non comprendere la necessità di riformare il pubblico impiego, la Scuola, L’Università e tutto il mondo del Pubblico Impiego, da parte del centrosinistra e dei Sindacati. Il centrosinistra da quindici anni a questa parte non ha rappresentato che il governo dei sacrifici a differenza delle maniche larghe mostrate dai governi di centrodestra. Sempre a ripianare gli errori di Berlusconi e del suo liberismo, colpendo sempre e in ogni modo la classe media, con tasse nazionali, consentendo maggiori tributi da parte degli enti locali, sempre per rispettare i patti di stabilità o i parametri di Maastricht. Oggi, all’indomani della nascita del Pdl, il Pd dovrà riflettere e non poco sul da farsi, sulle proposte alternative e di coraggio da proporre alla nazione e al Governo in carica. Il centrosinistra Governa ancora nella maggioranza delle regioni, inizi da queste realtà un esempio di buon governo a parte la Campania di Bassolino, vero tallone d'Achille per Franceschini e soci. Oggi tutti guardano con sospetto all’ennesima provocazione mediatico-elettoralistica, in vista delle europee da parte di Silvio Berlusconi. Molti di quelli citati in premessa (Fini-Mussolini-Rotondi-Caldoro-Dini- Giovanardi), sono confluiti nel Pdl, altri come Mastella non li abbiamo visti cantare (in play-back), l’inno nazionale. Il 44% dei consensi oggi potrebbe rappresentare una realtà, il 51%, un sogno, ma viste le condizioni del Pd, le intenzioni dell’Idv di Di Pietro, le dichiarazioni di poca disponibilità di Casini e soprattutto i ragionamenti di Comunisti ed ex Comunisti, c’è davvero da stare poco tranquilli. In tutto il mondo democratico, da sempre il Populismo o questo Neo-popolarismo si combatte con una vera, seria, incisiva “Iniziativa Riformista”. Riformismo, un concetto sostenuto da anni dagli uomini della sinistra italiana, ma a chiacchiere, questa volta per ripartire ed avviare la riscossa elettorale, dalle parole bisognerà passare ai fatti.
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