CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


mercoledì 30 luglio 2008





CASORIA A PECHINO 2008

Conosco Enzo Marino da venti anni, mi onora essergli amico ed in più sono amico dei figli, Daniele, Diego e Gina. Sono orgoglioso della presenza alle olimpiadi di Pechino 2008 di due atleti di Casoria, Mauro Sarmiento (TKD) e Gioia Marzocco (SCHERMA), ma la notizia della presenza di Enzo Marino a Pechino, a parte essere la conferma di un grande talento riconosciuto in tutti i continenti, per noi che lo conosciamo, lo stimiamo e gli vogliamo bene anche per la sua umanità e la bravura in cucina, un ulteriore motivo di soddisfazione.

Da Concetta Tessitore – freeinterartists@yahoo.it

Esposizione d’arte “Spirito Olimpico”
Casa Italia CONI Haidianexibitioncenter Pechino
8 – 24 Agosto 2008

Il maestro Enzo Marino a Beijing 2008



“Spirito Olimpico - la comunicazione dei segni da occidente ad oriente” è il titolo della mostra d’arte di opere di 35 artisti italiani alle Olimpiadi di Pechino 2008 a cura di Renata Freccero dell’Università di Torino e promossa dal CONI e dalla Regione Piemonte. L’esposizione si terrà nella sede di Casa Italia CONI Haidianexibitioncenter a Pechino.
Gli “Olimpionici”, l’opera di Enzo Marino, che è il fondatore dei Free International Artists, è un trittico che esprime l’essenza dello spirito olimpico, i volti dei vincitori e dei partecipanti subito dopo la gara. Il quadro centrale esalta le espressioni stanche ma fiere dei primi tre classificati, mentre i due quadri laterali raffigurano la delusione e l’appagamento.
Dal catalogo della mostra: ”Lo sport è una questione di cuore. C’entra anche il corpo, certo: la forza, la perfezione, l’impegno, l’entusiasmo. Come nell’arte. L’opera che resiste al tempo, quella che svetta su tutte, che si ricorda, si guarda volentieri, si vorrebbe possedere, non è soltanto materia: ha dentro un’anima. L’incontro, sulla scia dei Giochi Olimpici di Pechino, della cultura italiana con un pubblico internazionale, ma soprattutto cinese - quel popolo di antichissima cultura che da sempre, è quasi superfluo ricordarne i contatti già con l’impero romano e poi con la Venezia di Marco Polo, ha avuto rapporti privilegiati con il nostro -, è stimolo per una riflessione su ciò che spinge l’osservatore ad avvicinarsi all’opera d’arte: non come ad un oggetto ordinario, bensì per scorgerne ed ammirarne l’eccezionalità. Ciò che la trasforma in una cosa viva. Il “significato”. Pittura, scultura, disegno, incisione, fotografia, musica sono linguaggi. Il tramite con cui l’artista comunica la propria idea, le sue sensazioni, i suoi sentimenti, suscitando in chi guarda (lo “ascolta” in questo sentire concorde) un’emozione….” (G.Schialvino)
(a cura dei Free International Artists)

Art Exhibition “Olympic Spirit”


In bocca al lupo Enzo per questa nuova avventura ed un augurio di cuore per l’ultima nipotina.

lunedì 28 luglio 2008


“Chi non è comunista a vent’anni non ama la politica”
Ives Montand


Guardando le immagini del VII Congresso di Rifondazione Comunista mi vengono in mente le immagini e i ricordi legati ai primi anni del mio impegno in politica. Prendendo alla lettere la frase d’Ives Montand, almeno fino a ventitrè anni ho creduto anch’io nell’utopia marxista. Dagli anni 70 a scuola al Congresso Nazionale alla Mostra d’Oltremare del 1976, dalla sezione della F.G.C.I. di Casoria ai tanti cortei e collettivi a Napoli insieme all’amico (compagno) Giuliano Pennacchio, per anni funzionario di Rifondazione, segretario del Senatore napoletano Giovanni Russo Spena. Sogni, speranze, illusioni. La musica impegnata, cantautori, gruppi folk, latinoamericani, scrittori, poeti, politici. Sono stato allenato in una buona palestra, ma superati gli entusiasmi, visto anche quello che accadeva in Cina, nell’URSS, in paesi del terzo mondo governati dai regimi comunisti, di svegliarmi dal sogno e di credere in qualcosa che appartenesse di più alla realtà: "Il riformismo" socialdemocratico, cambiai idea. Non sto qui a raccontare la mia storia politica, ma solo affermare che è vero che anche in politica il primo amore non si scorda mai. Per parlare dell’attualità, tifavo Vendola, per tanti motivi, ma uno in particolare. Ferrero e Bertinotti, rappresentano il fallimento della catastrofe Prodiana. Da ministro, Ferrero lo abbiamo visto in piazza protestare contro decisioni che aveva o votato o astenendosi in ogni caso avallato dell’esecutivo di cui era membro. Mai un intervento politico da parte di Ferrero, sempre di natura tecnica o legato alla classica demagogia antagonista di R.C. Bertinotti, entrato troppo nel personaggio superpartes di Presidente del Senato, anch’egli mostrava segni d’indebolimento politico e l’epilogo è stato il pensionamento, anche poco autorevole in quanto Ferrero non era di sua indicazione. Ho affermato che tifavo Vendola ed è vero, in alternativa a lui, Gennaro Migliore, giovane, preparato, capace ma anche e soprattutto napoletano e la simpaticissima Vlladimir Luxuria. Credo che un partito che ancora oggi cerca di interpretare il disagio, l’emarginazione, la difesa dei più deboli, deve necessariamente guardare alla classe politica meridionale, Vendola in testa.


Le conclusioni del “Corriere della sera”
28/07/2008

ultimo giorno del congresso di rifondazione a chianciano
Ferrero: «Più col popolo, meno in tv»Vendola: «Io, sconfitto da comunista»
Nessun accordo tra i gruppi ma i bertinottiani escludono la scissione. Migliore: «Faremo opposizione nel partito»
CHIANCIANO (Siena) - Rifondazione cambia timoniere e linea politica. Il documento di Paolo Ferrero ha vinto il VII congresso di Rifondazione comunista. Il testo è stato votato da 342 delegati, mentre quello presentato da Gennaro Migliore e che fa riferimento alla mozione 2 di Nichi Vendola (sostanzialmente l'ala bertinottiana del partito) ha ottenuto 304 voti. I votanti sono stati 646. Si è avviata così a conclusione una giornata ricca di tensione e scontri, al termine di un congresso che ha segnato la spaccatura definitiva all'interno del Prc.
Guardando le immagini del VII Congresso di Rifondazione Comunista mi vengono in mente le immagini e i ricordi legati ai primi anni del mio impegno in politica. Prendendo alla lettere la frase d’Ives Montand, almeno fino a ventitrè anni ho creduto anch’io nell’utopia marxista. Dagli anni 70 a scuola al Congresso Nazionale alla Mostra d’Oltremare del 1976, dalla sezione della F.G.C.I. di Casoria ai tanti cortei e collettivi a Napoli insieme all’amico (compagno) Giuliano Pennacchio, per anni funzionario di Rifondazione, segretario del Senatore napoletano Giovanni Russo Spena. Sogni, speranze, illusioni. La musica impegnata, cantautori, gruppi folk, latinoamericani, scrittori, poeti, politici. Sono stato allenato in una buona palestra, ma superati gli entusiasmi, visto anche quello che accadeva in Cina, nell’URSS, in paesi del terzo mondo governati dai regimi comunisti, di svegliarmi dal sogno e di credere in qualcosa che appartenesse di più alla realtà: "Il riformismo" socialdemocratico, cambiai idea. Non sto qui a raccontare la mia storia politica, ma solo affermare che è vero che anche in politica il primo amore non si scorda mai. Per parlare dell’attualità, tifavo Vendola, per tanti motivi, ma uno in particolare. Ferrero e Bertinotti, rappresentano il fallimento della catastrofe Prodiana. Da ministro, Ferrero lo abbiamo visto in piazza protestare contro decisioni che aveva o votato o astenendosi in ogni caso avallato dell’esecutivo di cui era membro. Mai un intervento politico da parte di Ferrero, sempre di natura tecnica o legato alla classica demagogia antagonista di R.C. Bertinotti, entrato troppo nel personaggio superpartes di Presidente del Senato, anch’egli mostrava segni d’indebolimento politico e l’epilogo è stato il pensionamento, anche poco autorevole in quanto Ferrero non era di sua indicazione. Ho affermato che tifavo Vendola ed è vero, in alternativa a lui, Gennaro Migliore, giovane, preparato, capace ma anche e soprattutto napoletano e la simpaticissima Vlladimir Luxuria. Credo che un partito che ancora oggi cerca di interpretare il disagio, l’emarginazione, la difesa dei più deboli, deve necessariamente guardare alla classe politica meridionale, Vendola in testa.

«FUORI DAL FORTINO» - «La nostra scelta non è il rifugiarsi in un fortino - ha detto Paolo Ferrero poco prima che fosse ufficializzata la sua nomina a nuovo segretario del Prc (il nuovo Comitato politico nazionale del partito lo ha eletto con 142 sì e 134 no, 4 schede bianche e un astenuto) -. Noi vogliamo ripartire dai problemi reali della società e magari con meno apparizioni in tv». Quando, nel corso dello spoglio, è stata chiara la vittoria di Ferrero, i sostenitori di Nichi Vendola hanno lasciato la sala, mentre l'altra metà del comitato ha intonato bandiera rossa alzando il pugno.
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-->VENDOLA RINUNCIA - «Sono sconfitto ma sono sereno - aveva detto Vendola attorno all'ora di pranzo, quando già si stava delineando il nuovo scenario politico interno al partito - perché da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell'area politico-culturale 'Rifondazione per la sinistra'». Il governatore della Puglia ha poi annunciato la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione. Ma, ha aggiunto, «considero questo congresso come la fine della storia di Rifondazione comunista come l'ho conosciuta in 38 anni di militanza, il compimento di una sconfitta elettorale, un arretramento culturale».
«FINE DI RIFONDAZIONE» - «La seconda mozione - ha detto ancora il governatore della Puglia parlando alla platea - non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perché siamo il 47,3% del partito». Vendola ha parlato di atteggiamenti di «plebeismo culturale» e sfidato i compagni del nord «a venire a vedere al sud come si combatte l'illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto». «Un pezzo di leghismo - ha attaccato - è penetrato dentro di noi. Una parte dei compagni del Nord è convinto che nel Sud il partito sia abituato a convivere con pratiche clientelari. Vuol dire che non ne conoscono la storia». «Questo congresso - ha constatato amaramente lo sconfitto - ha scelto la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente, senza respiro né prospettive che non danno futuro a Rifondazione».
«FUORI DA GESTIONE» - Dopo la votazione Vendola ha annunciato che non si candiderà più alla leadership del partito e che i componenti della sua mozione non entreranno nella segreteria. «Escludo qualsiasi livello di compromissione nella gestione politica del partito» ha annunciato il governatore pugliese, che già si prepara alla battaglia «per capovolgere una linea che non ha il fiato necessario per rifondare il partito nel campo largo delle sinistre». «È stata una battaglia importante, appassionante e durissima - ha detto poi parlando con i giornalisti - che si conclude con un esito che è un colpo per la sinistra e per Rifondazione. Non è un colpo mortale ma una battuta d'arresto. Ma noi non intendiamo abbandonare la battaglia».
SCONTRO SU TUTTO - La giornata conclusiva del congresso è stata dunque tutta all'insegna delle contestazioni, con la rottura definitiva tra i gruppi pro-Vendola e pro-Ferrero che si è consumata nella notte. Tensione alle stelle quando Giovanni Russo Spena, che sostiene la mozione di Ferrero, ha letto il documento nel quale si delinea la nuova rotta di Rifondazione. «In questo documento - ha contestato Graziella Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria». Scontro anche sui numeri: Alfio Nicotra della mozione 1 ha annunciato che la commissione elettorale aveva trovato l'accordo sul fatto che i componenti del comitato politico fossero 280. Ma dalla sala si sono subito levati brusii e critiche e Rosa Rinaldi ha preso la parola per dire che la mozione 2, guidata da Nichi Vendola, aveva dato il via libera a un "parlamentino" di 240 membri. L'esito delle contestazioni è stata l'immediata riconvocazione della commissione elettorale. Alla fine il congresso ha approvato il comitato politico formato da 280 persone.
«NESSUNA SCISSIONE» - Fin dalla mattinata l'ex gruppo dirigente che appoggia Vendola aveva escluso l'ipotesi scissione. L'ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore: «Noi abbiamo fatto la storia di questo partito, non ce ne andiamo, faremo un'opposizione ampia e larga dentro il partito per portare avanti il nostro progetto di unità a sinistra». Amaro l'ex segretario Franco Giordano: «Ci abbiamo provato in tutti i modi, volevamo disperatamente recuperare l'ipotesi unitaria. Nichi ci ha provato con tutte le forze, ma c'è un documento di tutte le minoranze contro l'unica mozione che ha presentato un progetto per salvare Rifondazione». Di diverso avviso Ramon Mantovani, esponente della mozione 1: «C'è stata una riunione della commissione politica e la mozione 2 l'ha abbandonata. Li è stato elaborato un testo in cui si dice cosa deve fare Rifondazione. Sono molti i punti che ci uniscono anche con la mozione 2, se quest'ultima non avesse voluto impostare la discussione congressuale su una linea come se fosse l'unica possibile» ha detto in un'intervista a Radio Popolare. Mantovani insiste sulla necessità che per il partito vi sia «una gestione diversa rispetto a quella tenuta fino ad ora, solo a maggioranza».

sabato 26 luglio 2008


CHE-SILVIO


“Io dalla parte dei deboli, faccio politica di sinistra” Questa frase chiude qualsiasi tipo di ragionamento sul cavaliere di Arcore. E’ il massimo, non solo rappresenta geograficamente, la parte liberale, liberista, conservatrice, popolare e populista della politica italiana, in modo vincente chiaramente. Dal 25 giugno 2008, Silvio Berlusconi è un uomo di sinistra. Lo sono stati anche Giuliano Amato e Padoa Schioppa, che in qualsiasi nazione europea li caccerebbero a calci nel culo dai convegni socialdemocratici. Berlusconi è uno Zelig della politica. Zelig è un famoso film di Woodie Allen nel quale il personaggio (Zelig) si trasformava in quelli che aveva di fronte. Ecco, Berlusconi, in assenza della sinistra democratica-critica-antagonista-ambientalista-troskjsta italiana, ne assume la leadership, visti anche i dibattiti interni agli scomparsi comunisti, verdi, socialisti, ne passerà di acqua sotto i ponti prima che ritrovino il bandolo della matassa. Berlusconi assume oggi le sembianze di un uomo di sinistra, aiutato da quel maoista di Tremonti con la sua Robintax per fermare i privilegi delle compagnie petrolifere, toglierà ai ricchi per dare ai poveri. Bisogna comunque dargli atto che nella sceneggiata “munnezze napoletane” abbia sicuramente affrontato il problema in modo più incisivo del nostro Antonio Bassolino Presidente della regione più commissariata d‘Italia, si pensi ai 48 comuni, alle ASL, al San Carlo, oggi a Pompei scavi, per non parlare del problema rifiuti. Questa tesi della deriva di sinistra della PDL è confermata dal fatto che alcuni esponenti di AN hanno chiamato fascista Di Pietro, il quale raccogliendo la sfida è in procinto di candidare la simpaticissima signora Assunta Almirante quale capolista alle prossime europee. Ecco la svolta della PDL, la politica a larga banda, per accontentare tutti, con quei pochi spiccioli che restano all’economia italiana. Eppure quello che Saverio Vertone definiva “Strabismo politico”, nei primi anni novanta, è costato sempre caro a chi lo ha proposto, chiedere al leader della neonata corrente PD, RED Massimo D’Alema. Ricordate il leader Massimo italiano Presidente del Consiglio, appassionato di Vela, amico di grandi menager di stato, rappresentante diretto dell’altro grande conflitto d’interesse della nostra cara Italia, le Cooperative rosse? Mi piace il Berlusconi contro i Rom, a favore degli inasprimenti di pena contro i microcriminali, contro gli inasprimenti di pena contro i macrocriminali, mi piace che faccia invece lo sceriffo di Sherwood o addirittura il Re Giovanni, piuttosto che il Robin Hood meneghino, non gli crediamo. In politica, con i tempi che corrono e con l’aria che tira, abbiamo bisogno oggi di maggiore serietà, di coerenza, di proporre soluzioni che derivino dalla propria esperienza, ma anche da quello in cui si crede. Non trasformiamo di nuovo questa legislatura, come è accaduto in precedenza, in una campagna elettorale perpetua, altrimenti l’unica strada che resta è quella di chiedere a Silvio Berlusconi di trasformarsi in tiranno, come nell’antica grecia, per il bene di tutti, ricchi e poveri, delinquenti o persone perbene, buoni o cattivi.

mercoledì 23 luglio 2008


Bianco Rosso e Verde (paura, rabbia e livore). Ecco il tricolore di Bossi.

Sono passati appena tre mesi dalla vittoria della PDL del 13-14 aprile e già ritornano, come in un remake di un film già visto, i soliti problemi del centrodestra. Sono quindici anni oramai che il tema della giustizia e della riforma della magistratura accende il dibattito ogni qualvolta Berlusconi si affaccia al governo dell’Italia. Quindici sono gli anni che da forza di governo la LEGA NORD, chiede il federalismo, solidale o scissionista, maccheronico o padano che sia. Non parliamo di riforma elettorale, che a detta di tutti, deve partire dall’eliminazione fisica dell’attuale "Porcellum" di Calderoni (ex ministro leghista), in pratica tutti vogliono di nuovo la preferenza per rivendicare la propria vocazione democratica. Invece apprendiamo, dagli organi di stampa, che il governo Berlusconi è orientato a proporre le liste bloccate anche alle europee del 2009, con sbarramento al 5%; in pratica il tentativo di annientare l’ultimo baluardo dell’antiberlusconismo, l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Sono, usando un eufemismo, attitudini o più volgarmente difetti o vizietti di un’alleanza di governo. Sono sempre loro, sempre uguali, sempre gli stessi, con qualche anno in più, qualche acciacco in più, qualche capello bianco in più, per qualcuno, qualche capello in più, addirittura per qualcun altro miracoli della politica nostrana. E’ il centrodestra italiano, volgare, grossolano, kitch, difensore del libertinaggio puro, del garantismo pro-delinquenti, a favore delle classi forti. Ma se Sparta piange, Atene non ride. Tre sono state le occasioni per affossare questo modo ridicolo di affrontare il governo di una nazione e per ben tre volte i compari del centrosinistra invece di valorizzare una maggiore qualità di governo, di difendere temi e principi cari a coloro che li avevano portati al governo della nazione, per far scomparire definitivamente il Cavaliere ed i suoi alleati, i vari D’Alema, Prodi, Dini, Mastella, Bertinotti, Pecoraio Scanio, Boselli, Veltroni, Rutelli, Diliberto, hanno pensato agli interessi di bottega, botteghino o retrobottega, scusate dimenticavo il campione per eccellenza, il nostro Antonio Bassolino. Ecco cos'è l’Italia politica d’oggi, due schieramenti che si alternano a rovinare la nazione con il più grande patrimonio artistico, naturale, culturale del mondo. Siamo in tanti a non rassegnarci, a non abituarci all’idea che chi ci deve rappresentare sia gente al di sotto delle qualità medie degli italiani, scelti nelle corti dei partiti, non per merito ma per vassallaggio, estranei alla nostra società civile, seria capace e produttiva. Da italiano penso che il gesto di Bossi, che solo in Italia può essere uomo di governo in ogni altra parte del mondo sarebbe un povero diavolo, non mi offende. Le sue uscite le conosciamo bene e fanno parte del ruolo che da quindici anni nei vari shows estivi propone alla platea leghista a Pontida. Quello che fa paura e rabbia, è il livore verso simboli e valori che non ha peso nelle responsabilità negative della nostra nazione, il Tricolore e l’inno di Mameli, sono patrimonio storico dei padri fondatori dell'Italia, del Risorgimento di Cavour, Mazzini, Garibaldi e di Cattaneo.
Comunque tanto per restare in tema, sentite il bla-bla-bla dei padroni della politica nazionale.

Il Mattino 22.06.2008

Tutti contro Umberto Bossi, a Montecitorio come a Palazzo Madama: sia gli esponenti dell’opposizione senza eccezione, che hanno sollecitato, come Walter Veltroni, il premier a condannare in aula il ministro oppure invocato, come ha fatto Antonio Di Pietro, un voto di sfiducia (demagogia, per l’Udc, «visti i numeri»); sia gli stessi alleati. Ma più An che FI, se Silvio Berlusconi ha fatto sapere in serata di una «cordiale» telefonata con il leader della Lega a conferma che l’«alleanza è solida», dopo ch’erano volate scintille tra Gianfranco Fini e il Senatùr. Il Quirinale ha apprezzato gli interventi dei presidenti di Camera e Senato. A Montecitorio la fiducia alla manovra fiscale è stata preceduta da un dibattito sul Senatùr. «Nessuno, men che meno un ministro della Repubblica - ha affermato Fini - deve pronunciare parole che offendono il sentimento nazionale che sta nell’inno di Mameli che, al pari della bandiera, è un elemento distintivo, simbolico, che come tale va rispettato. Identico rispetto si deve a tutti gli italiani, quale che sia il luogo di nascita, di residenza o di lavoro. Il primo dovere di ogni parlamentare o ministro è di ricordare che non ci sono italiani del nord, del centro o del sud ma che ci sono solo gli italiani, che in quell’inno di Mameli si riconoscono. Non c’è dubbio che l’unità nazionale, i suoi simboli ed il rispetto che ad essi è dovuto sono condizioni indispensabili per qualsiasi politica di autentica riforma». E ha invitato Bossi, per il suo «ruolo istituzionale, a precisare quanto prima il suo pensiero». Poco più tardi la secca replica di Bossi. «Fini poteva non intervenire, che era meglio - ha affermato - Sono tra due fuochi, ma non mollo. Le polemiche sull’inno di Mameli sono strumentalizzazioni. C’è scritto che pure che ”i bimbi d’Italia si chiaman balilla“. A me l’inno di Mameli non è mai piaciuto, fin dai tempi della scuola, preferisco il ”Piave“, una canzone di popolo, più vicina alla Marsigliese». Alla Camera la Lega, col capogruppo Roberto Cota, ha condiviso le parole del ministro contrarie alla «schiavitù» del Paese verso Roma. Dall’opposizione fuoco ad alzo zero. «Siamo di fronte ad un involgarimento del linguaggio politico che ha superato ogni limite», ha protestato Pierluigi Castagnetti. «La Lega - ha esclamato Di Pietro - persegue l’interesse non dell’Italia ma di un altro Paese, la Padania. Berlusconi deve chiarire in parlamento». Pier Ferdinando Casini ha evidenziato che «l’inno di Mameli è un elemento costitutivo della comunità nazionale», ringraziando Carlo Azeglio Ciampi per averlo rilanciato, ma anche rilevato le contraddizioni del Pd, altalenante nei confronti di Bossi, un giorno visto come una minaccia e l’altro come un potenziale alleato. Veltroni ha dato atto a Fini d’aver pronunciato «parole chiare», ma aggiungendo che «a questo punto il premier deve dire se condivide le parole del suo ministro che sono di tutto il gruppo della Lega». Quando Bossi ha votato la fiducia alla manovra fiscale l’aula ha rumoreggiato. Ma se ha condiviso il rimprovero a Bossi, FI ha chiarito con Fabrizio Cicchitto che il governo non sarebbe caduto «nella trappola dell’opposizione» e, inciampando nelle parole, ha aggiunto: «Confermiamo l’alleanza politica con la Lega e diciamo di no a una strumentalizzazione di bassa lega». Paolo Bonaiuti ha gettato acqua sul fuoco: il premier non commenta, s’occupa di cose più serie, cioè di come risolvere la drammatica crisi dell’Alitalia. E il presidente del Senato, Renato Schifani, ha accompagnato l’«amarezza» per quanto detto dal capo del Carroccio (perché «i simboli della patria sono sacri, riassumono la nostra storia e sono parte costitutiva della nostra identità nazionale») con l’esortazione a tutti i partiti ad «abbassare i toni e a lavorare per il bene del Paese».

Coloro che parlano di politica in modo serio in Italia, da qualche tempo, sono Crozza e Grillo, due comici. I più comici, senza saperlo sono diventati i nostri Senatori, Ministri e Deputati.

mercoledì 16 luglio 2008

Giunta Comunale

Ferrara Stefano Sindaco

Tizziani Carlo Vicesindaco Competenze:

Progetto decentramento dei servizi; Uffici decentrati; Servizi demografici e Statistici; Elettorale; Promozione e diffusione delle attività sportive e del tempo libero; Ufficio Relazione con il pubblico.

D'Anna Michele Assessore Competenze:

Affari Generali ed istituzionali, Personale e Organizzazione; Riforma dell'Ente; Rapporti con organi ed organismi comunali; Rapporti Istituzionali con Enti, Istituzioni ed aziende partecipate; Promozione dell'immagine; Gestione Informatica; Innovazione Tecnologica.

Capparone Marco Assessore Competenze:

Mobilità Urbana; Viabilità e traffico; Tempi della Città; Polizia municipale; Parcheggi; Protezione Civile; Sostegno alla sicurezza del cittadino; Politiche attive per la legalità; Città ciclabile e sostenibile

Iodice Raffaella Assessore Competenze:

Promozione e Sviluppo economico del territorio; Politiche del Turismo e del Commercio; Fiere e Mercati; Rapporti con le Associazioni di Categoria; Sportello Unico per le Imprese.

Iodice Pietro Assessore Competenze:

Ambiente e ciclo integrato dei rifiuti; Gestione Parchi urbani e Verde pubblico; Inquinamento elettromagnetico, Politiche energetiche, Ciclo, integrato delle acque; Salvaguardia della qualità delle acque e dell'aria; Igiene e Tutela dell'ambiente.

D'Anna Pasquale Assessore Competenze:

Interventi sociali e Ufficio Piano legge 328/2000; Prevenzione del disagio e reinserimento sociale; Attività di sostegno alle famiglie e contributi abitativi; Pubblica Istruzione e rapporti con Enti formativi; Sanità e rapporti con le ASL; Politiche culturali e dello spettacolo.

Valiante Ernesto Assessore Competenze:

Lavori Pubblici; Edilizia pubblica; Gestione e manutenzione del Patrimonio immobiliare comunale; Gestione e manutenzione degli edifici pubblici e degli edifici scolastici; Servizi tecnologici e attività manutentive generali.

Bellucci Raffaele Assessore Competenze:

Pianificazione Urbanistica; Riqualificazione del Centro Storico; P.U.C.; Difesa del suolo e del territorio; Strumenti di programmazione negoziata; Gestione e controllo bonifica del territorio; Arredo urbano.

Paone Alfonso Assessore Competenze:

Reperimento risorse regionali e comunitarie; Pari opportunità; Trasparenza, partecipazione ed accesso agli atti; Politiche giovanili; Sportello Europa; Politiche del Volontariato; Promozione dei gemellaggi.

Iodice Massimo Assessore Competenze:

Bilancio e programmazione economico-finanziaria; Politiche delle Entrate e dei Tributi; Bilancio sociale e partecipato; Politiche dei Mutui e degli Investimenti; Gestione amministrativa del patrimonio immobiliare; Avvocatura e contenzioso; Debiti fuori bilancio; Trasporti urbani e nazionali.

A quasi tre mesi dalla vittoria elettorale, il Sindaco di Casoria ha completato la squadra di assessori. Una giunta composta di casoriani la maggior parte di loro li conosco di persona, la presenza di una sola donna rappresenta sicuramente il lato debole, ci sono da volti nuovi e non della politica locale. Un trentennio, dal centro alla destra storica. Sono certo che la vittoria del centrosinistra non avrebbe dato lo stesso risultato, ci sarebbe stata una presenza davvero esigua di esponenti locali in giunta. Questo sicuramente è un punto a vantaggio del Sindaco Ferrara: I tre sindaci di Casoria, dall’istituzione della nuova legge elettorale per l’elezione diretta del sindaco (81/93), Franco De Luca, Salvatore Graziuso, Giosuè De Rosa, hanno dato vita, in quattro consiliature, a giunte caratterizzate da una grande apertura nei confronti di professionalità esterne alla realtà casoriana. In giunta, nell’azienda partecipata “Casoriambiente”, nel Collegio dei revisori Comune-Consorzio cimiteriale – Casoriambiente), nel Nucleo di Valutazione, nella nomina del Difensore Civico, nel Consorzio cimiteriale, nell’Ambito, nel Bacino Idrogeologico, nell’ATO, e nella classe dirigente dell’ente, una serie di professionisti e di politici, vecchi e nuovi, di Napoli città e della provincia di Napoli, hanno trovato nella nostra città, il lancio politico o professionale, il rilancio in alcuni casi politico o professionale, la riesumazione politica o professionale. Potrei fare nomi e cognomi sapendo che pochi sono a conoscenza delle vicissitudini locali degli ultimi quindici anni quanto il sottoscritto.
La mia opinione personale è che proprio l’esterofilia, per usare un eufemismo, è stata una delle cause della sconfitta al secondo turno per centrosinistra. Da cittadino, da uomo impegnato in politica, da osservatore delle vicissitudini della città di Casoria, non posso salutare con piacere questa composizione, al di là delle capacità, delle professionalità, dell’esperienza di governo. In politica, in amministrazione, in Consiglio comunale non servono titoli, masters o curriculum; ciò che conta veramente è avere passione, entusiasmo e consapevolezza della responsabilità del ruolo che si ricopre e soprattutto vivere i problemi in prima persona e questo immagino sia lo spirito che ha determinato la scelta da parte del Sindaco e del centrodestra di Casoria, di una giunta nella sua totalità composta da casoriani.
Auguri a tutti di buon lavoro, da un amico, da un avversario politica, ma soprattutto da un vostro concittadino.

martedì 15 luglio 2008


VISIONI & ILLUSIONI

“Visioni e illusioni” è il titolo che Ottaviano del Turco propose, da critico d’arte, per una mostra di quadri ad Aquila in Abuzzo qualche tempo fa. L’arte, i quadri, la pittura, insieme alla politica ed il sindacato, sono state le sue passioni. Il suo arresto desta scalpore, incredulità, i magistrati parlano di prove schiaccianti. Ma come sempre accade per figure autorevoli, icone come del Turco del sindacato prima, della politica poi, tarda in noi la consapevolezza e la gravità dell’accaduto. Il suo nome lo conosco da sempre, alle elezioni europee del 2004, nella lista “Uniti nell’Ulivo”, si candida ed è eletto. In quella circostanza, insieme a tanti socialisti dell’Italia meridionale, l’ho votato, sostenuto, conosciuto personalmente in un incontro organizzato per lui nella città di Casoria dallo S.D.I. E’ davvero una grande amarezza, per me, ma penso per chiunque immagini che l’onestà, la rettitudine morale, l’etica siano ancora dei principi, dei valori in politica, sapere del suo arresto. L’unica speranza è che il grado di responsabilità sia indiretto, o per precisare, non vi è l’arricchimento personale ma una forma di “distrazione”, per usare un eufemismo, amministrativa che in ogni caso rappresenta una magra consolazione. Ottaviano Del Turco inizia da sindacalista d’area PSI la sua carriera, entra a far parte della segreteria provinciale della FIOM di Roma e quindi approfondisce la sua conoscenza del sindacato dei Metalmeccanici entrando a far parte dell'ufficio di organizzazione centrale della FIOM (Federazione operai Metalmeccanici) della CGIL (1968). Prosegue la carriera sindacale, prima guidando per molto tempo la corrente socialista della CGIL e successivamente diventando segretario aggiunto durante la segreteria di Luciano Lama. Nel 1992 lascia il sindacato e un anno dopo diventa segretario nazionale del PSI subentrando a Giorgo Benvenuto, che aveva provvisoriamente sostituito Craxi al momento dell'uscita di quest'ultimo dalla vita politica italiana. Il partito, sconvolto dall'inchiesta Mani Pulite, durante la sua segreteria si sfalda, diventando prima SI (Socialisti Italiani) e poi SDI (Socialisti Democratici Italiani). Con quest'ultimo movimento, nel 1994 Del Turco viene eletto alla Camera (XII legislatura) nel collegio elettorale di San Lazzaro di Savena e viene nominato vicepresidente della Commissione Affari Esteri; nella successiva legislatura viene eletto al Senato nel collegio di Grosseto per L'Ulivo. Dal 16 maggio 1996 al 6 febbraio 1997 è presidente del gruppo dei senatori di Rinnovamento Italiano. Durante il secondo governo Amato nel 2000 ricopre l'incarico di ministro delle Finanze. La sua attività politica è legata anche alla Commissione Antimafia, della quale è stato presidente. Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, con 180 mila preferenze, per la lista Uniti nell'Ulivo e si iscrive al Partito Socialista Europeo. Nelle elezioni regionali del 3 e 4 aprile 2005 viene eletto presidente della regione Abruzzo, per la coalizione dell'Unione con il 58,1% dei voti, e lascia l'incarico di Strasburgo. Nel 2007 fonda l'associazione Alleanza Riformistra con l'intento di portare lo SDI nel Partito Democratico, in seguito al congresso nazionale dello SDI, nel quale prevale la linea del segretario nazionale Boselli, abbandona il partito per confluire con Alleanza Riformista nel Partito Democratico.Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico.

Sanità, arrestato Del Turco.
In manette anche assessori.

Si parla di tangenti per sei milioni di euro per governatore e vertici dell'Abruzzo
la Repubblica 14 luglio 2008

Il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco (Pd), che guida una giunta di centrosinistra, è stato arrestato questa mattina dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara. Per lo storico ex sindacalista della Cgil, i reati ipotizzati sono associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità. Il provvedimento di custodia cautelare ha riguardato anche altri assessori regionali e funzionari dell'ente: l'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzotta, il segretario generale della presidenza, Lamberto Quarta, l'assessore Antonio Boschetti, l'ex assessore alla Sanità del centrodestra Vito Domenici e l'ex presidente della finanziaria regionale Giancarlo Masciarelli. Le somme della presunta concussione e corruzione arriverebbero a cinque milioni e ottocentomila euro per Del Turco, Cesarone e Quarta. Secondo l'accusa vi sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro, di cui 12,8 già consegnati. L'Abruzzo è una delle regioni italiane con il più alto debito nella sanità. L'inchiesta riguarda la vicenda della cartolarizzazione di un miliardo di euro della sanità abruzzese. Gli arresti giungono a conclusione delle indagini sulle cartolarizzazioni dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl regionali. A tirare in ballo il governatore e gli altri arrestati sarebbe stato Vincenzo Angelici, un imprenditore del settore della sanità che possiede diverse cliniche nella Regione. Oltre al Del Turco, sono in carcere Lamberto Quarta, Antonio Boschetti, Gianluca Zelli, Camillo Cesarone, Luigi Conga. Agli arresti domiciliari invece si trovano Masciarelli, Vito Domenici, Bernardo Mazzocca, Angelo Bucciarelli. A Francesco Di Stanislao è stata applicata la misura del divieto di dimora a Pescara. Nel complesso, sono 35 le persone sottoposte ad indagine. Durante gli arresti, eseguiti nella notte, è stata anche perquisita la casa del governatore. E oggi perquisizioni della Guardia di Finanza anche nella sede romana della Regione Abruzzo. In caso di arresto del presidente di una Regione, la legge prevede la sospensione dalla carica per tutto il tempo della misura cautelativa. Ma un eventuale commissariamento di Del Turco deve essere deciso dal Consiglio dei ministri su proposta dei ministeri degli Affari regionali e dell'Interno. L'inchiesta sarebbe la seconda parte di quella avviata due anni fa sui debiti della sanità abruzzese, per la quale già in passato era finito in carcere Masciarelli, ritenuto il creatore di un sistema per il pagamento di tangenti. L'inchiesta partì in gennaio. Per la procura di Pescara, la giunta abruzzese, con una delibera del gennaio scorso, ha liquidato (attraverso una banca internazionale) ad una clinica privata un ricco rimborso per prestazioni sanitarie non dovute. Secondo i magistrati che avevano indagato il presidente della Regione e i componenti dell'esecutivo, quella richiesta era illegittima. A dimostrarlo, secondo l'accusa, alcune lettere del direttore generale della Asl di Chieti Mario Maresca, e la ferma opposizione del direttore generale della Asl di Pescara, Antonio Balestrino. I due manager avevano comunicato all'ente il loro dissenso su quella liquidazione d' oro. Ai tempi dell'inchiesta, il governatore aveva detto: "Tutto si chiarirà in brevissimo tempo, credo che non ci sia molto da dire, si tratta di una delibera che abbiamo verificato con grande cautela e attenzione e nel pieno rispetto delle norme". Al momento, le inchieste sui rimborsi d' oro della sanità abruzzese, sono quattro e tutte avviate dalla procura di Pescara, guidata dal magistrato Nicola Trifuoggi (il giudice che nel 1984 spense le tv di Berlusconi).

Oggi Ottaviano del Turco è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Sulmona. Cosa penserà non interessa a nessuno tranne le persone a lui care. In futuro immagino si dedicherà ad un’altra passione che avevo dimenticato citare, il calcio e precisamente alla squadra della Lazio. Sarà in buona compagnia in tribuna all'Olimpico di Roma. A noi invece resterà solo quel titolo verosimilmente attuale “Visioni & illusioni”.

domenica 13 luglio 2008





La Finestra sul cortile 3 - Video


Non sono solito essere polemico nei confronti di nuove tecnologie che possano avvicinare le istituzioni alla gente. Assistiamo settimanalmente ai "Questions-time" del Parlamento della RAI; ci divertono le Iene con le gag o le comiche che vedono protagonisti sempre i parlamentari italiani sulla rete Mediaset; i confronti mattuttini di Omnibus da LA7.
Anche Casoria o per meglio dire l'amministrazione Ferrara ha voluto inaugurare una nuova stagione comunicativa verso i cittadini, renderli partecipi con interviste concomitanti, con commenti del presentatore, con la visione e l'ascolto dei lavori del Consiglio Comunale, dal sito dell'ente http://www.comune.casoria.na.it/.
Ma partiamo con ordine.
Il Consiglio comunale del 12 giugno, si apre con la solita sigletta disco-music, la presentazione del sig. Giuseppe Cannavacciuolo. Fin qui potremmo dire "Tutto O.K.", ma poi cosa dire, come dire del sig. Cannavacciuolo commentatore politico del video. Chi sia, da dove provenga, quale sia il suo vero lavoro o quale sia stato l'accordo per questo tipo di trasmissione con l'Amministazione, per me resto un mistero.
La trovata di passare immagini di Consiglieri comunali e non i loro interventi, con il sottofondo della celebberrima True Colors di Phil Collins è da premio cinematografico.
Ci deve spiegare il sig. Cannavacciuolo cosa pensa che ci interessi a noi cittadini di Casoria nel vedere scorrere immagini di un evento politico senza sapere cosa si dice, forse il fascino dei politici locali? Non credo.
Mi auguro che abbia voluto interpetrare il battesimo di questa iniziativa comunicativa come una festa, si una festa di Battesimo tipicamente napoletana, dove il fotografo tra mille peripezie tra genitori ed invitati, alla fine riesce ad assemblare musica, sudore, isterismi, baci e abbracci. Questa è la parte tecnica, destano preoccupazione due elementi che non riguardano il giornalimo, scritto o audiovisivo: "Faziosità" - "Omissioni".
Si è notato subito il primo elemento, ma questo forse è un vizietto tipico della comunicazione nostrana, la seconda è una cosa grave.
La faziosità di non fare ascoltare l'intervento con il quale due Consiglieri comunali (Del Prete e Ferrara), lasciano i Socialisti per approdare in maggioranza è grave.
Omettere di rendere cronaca il fatto che il Consigliere Mauro Ferrara non abbia partecipato ad una votazione per l'elezione del Presidente del Consiglio comunale e che invece ci siano state trentuno schede votate e che questo evento abbia determinato un dibattito, sfociato nell'abbandono del centrosinistra, con l'eccezione di qualcuno, dall'aula consiliare, è una cosa che offende il giornalismo, quello vero.
Io non se l'amministrazione voglia continuare questa esperienza, perchè se la stessa deve costare eventuali costi alla collettività e nel contempo debba mancare di principi di cronaca seria e soprattutto imparziale, allora ne possono fare a meno sicuramente i cittadini di centrosinistra, la maggioranza dei casoriani non dimentichiamo, ne possono fare a meno però anche tante persone serie che votando Ferrara al secondo turno certo non immaginavano che potessero accadere certe cose. Il tempo tecnico di recupero per una cronaca "Seria" di un evento politico c'è, ed è tanto ancora. Quello che manca e che si esaurisce in breve è il tempo della fiducia e della credibilità, dei politici ma anche dei comunicatori.

giovedì 10 luglio 2008

L'EUTANASIA DELLA SINISTRA


"Idv, o con noi o con la piazza"
Walter Veltroni

Non mi sono mai piaciuti i girotondini, ho sempre detestato gli intellettuali di sinistra animati solo da un pregiudizio, a volte nemmeno ideologico, contro Silvio Berlusconi. Ricordo Moretti quando dal palco in una manifestazione del centrosinistra tuonò contro il mollismo della sinistra? Ebbene il risulto è stato una serie di errori incredibili e interminabili che ha portato alla sconfitta del 14 aprile. In politica si sa ce non serve piangere sul latte versato, bisogna attrezzarsi e fare di necessità virtù, andare avanti, guardare oltre. E cosa c'è per questa sgangherata sinistra italiana oltre quello a cui oggi assistiamo?
« Ora Di Pietro scelga e decida con chi sta: se è con Grillo e Travaglio lo dica, se invece decide di stare in un'area riformista prenda l'impegno conseguente e metta fine a manifestazioni come quella di martedì».
Walter Veltroni
«Sto con la piazza, non mi dissocio. Nessuno pensi di intimidirci con gli aut aut. La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri».
Antonio Di Pietro
Meno male che Berlusconi supera la settantina, con queste domande e queste risposte c'è da stare davvero poco allegri. Weltroni ha le sue ragioni, ma non conosce ancora l'elettorato italiano, non riesce ancor a leggere fino in fondo i motivi di una sconfitta elettorale. L'italia è un popolo dove gli intelligenti onesti subiscono; gli intelligenti ladri governano; i furbi fregano le due specie di intelligenti; i cittadini onesti, seri e rassegnati guardano questo spettacolo indecoroso che è oggi la politica italiana da casa, subendo il lezzo maleodorante dei rifiuti in Campania, le rapine in casa nel centronord, milioni di stranieri venire in Italia grazie a leggi comunitarie ed accordi internazionali per fare il loro comodo. Gli onesti, questa categoria tanto invisa al potere italiano oggi assiste al declino della politica, ma anche della giustizia nel nostro paese. I politici hanno grosse responsabilità, ma bisognerebbe chiedere ai giudici come mai assassini, mafiosi, avventurieri e bancarottieri in Italia la fanno sempre franca? Come mai i tribunali sono intasati da cause che durano più dei tempi della detenzione? Come mai già si parla di archiviazione per i reati della crisi rifiuti in Campania? E' giusto che Bassolino & co. la facciano franca, mentre i cittadini onesti sono stati presi a manganellate in testa, da Chiaiano a Pianura, da Seere a Marigliano? E di un paese civile che a Casale si festeggia con caroselli di auto l'uccisione di un imprenditore che collabora con la giustizia? E' serio che vengano scarcerati i rappresentanti del peggiore cartello mafioso di Bari per decorrenza dei termini? Non basterebbero centinaia di pagine di questo post per descrivere le angherie che giorno dopo giorno i cittadini seri e onesti subiscono dai delinquenti, dai colletti bianchi, dalle toghe, dai burocrati, dalle divise a volte anche. Il film che ha vinto la passata edizione degli oscar dei fratelli Cohen "Non è un paese per vecchi", qui in Italia avrebbe avuto un altro titolo: "Non è un paese per onesti". E tra chi si fa paladino del mantenere questo stato di cose quale oggi si proclama Silvio Berlusconi e chi sceglie la piazza come Antonio Di Pietro per opporsi, ebbene stavolta, condividendo o meno le battute o le gag, a Piazza Navona ci sarei stato anch'io, per dire da che parte stò.
Altro che democrazia e riformismo la posizione di Veltroni e dei moderati chiacchieroni del PD, mi ricorda una frasi di Oscar Pistorius "Chi perde non è chi arriva ultimo. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare".