CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


venerdì 28 novembre 2008

CLIENTES
Nella Prima Repubblica era prassi consolidata rivolgersi ad un politico dei partiti di governo (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) o essere un militante del PCI o dell'MSI, per ottenere un sacrosanto diritto "Il lavoro".
Poi è arrivata tangentopoli e con essa la seconda Repubblica, la politica e le Istituzioni sono state inondate da un termine che negli anni si è trasformato in un eufemismo "Legalità". Per ottenere un'occasione di lavoro, cosa bisognava fare in assenza dei partiti della prima Repubblica? Niente, bastava rivolgersi a Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC, SDI, DS, VERDI, PDCI, RIFONDAZIONE, LEGA (ma solo nel nord) e altri.
Oggi che siamo entrati nella terza Repubblica gli interlocutori sono PDL, PD, UDC, IDV e LEGA (masolo al nord), dimenticavo il Movimento per l'Autonomia che in Sicilia ha davvero sbancato in quanto a raccomandazioni. Ma sono i soli partiti a gestire il "clientelismo" occupazionale? Non credo, ci sono anche i sindacati, i Dirigenti, i Consulenti, gli Albi professionali e perchè no anche i preti ed i mafiosi. Dimenticavo i Baroni delle Università e i Magistrati. Certo rispetto alla prima Repubblica si è fatto un grosso passo avanti nei ermini di "Legalità".

Lettera firmata sul quotidiano "IL Riformista"





GUERRA AI CONCORSI TRUFFA

Alfano giura: «Mai più un concorso così, licenzieremo chi fa i brogli»

Si moltiplicano le segnalazioni di chi è stato testimone impotente delle irregolarità al concorso per la magistratura di Rho: il primo giorno i vietatissimi codici commentati in aula, il secondo una misteriosa persona allontanata nel bel mezzo della dettature delle tracce. E c'è chi confessa di aver copiato. Il Csm ha chiesto chiarimenti, l'Anm esprime preoccupazione. Tutti chiedono la verifica dei fatti e l'adozione di eventuali provvedimenti. Il giudice Raffaele Cantone non esclude che si arrivi all'annullamento: «Sarebbe grave per chi ha sostenuto la prova, ma il concorso è una cosa seria. Non possono esserci ombre». E il ministero? A lui toccava l'organizzazione. Il resto sono affari della Commissione.
Abbiamo ricevuto questa lettera da una dei partecipanti allo scandaloso concorso per la magistratura svoltosi una settimana fa a Rho. La pubblichiamo proteggendo l'identità della concorrente. Gentile ministro della Giustizia - Vorrei poter parlare con Lei di quanto è accaduto nel concorso per 500 posti in magistratura svoltosi in data 20, 21 e 22 novembre presso la Fiera Rho di Milano. Vorrei poterLe raccontare l'esperienza di una aspirante uditrice. Vorrei poterLe trasmettere l’enorme senso di sconforto, di sconfitta e di impotenza che sente dentro una giovane trentenne, laureata con il massimo dei voti in una prestigiosa università italiana, già avvocato e iscritta al terzo anno di dottorato in diritto privato presso un’università calabrese. Una giovane, insomma, che agli studi del diritto ha dedicato la vita e che crede nei valori della giustizia, della legalità, del rispetto delle istituzioni.Girare la testa di fronte a quanto è accaduto sarebbe oggi, oltre che una grave umiliazione per il nostro Paese, anche una sconfitta personale da parte di chi, come me, ha sacrificato tanti anni negli studi con sacrificio e devozione. Da parte di chi, ancora oggi, scrive questa lettera, convinta che ci sarà qualcuno che la vorrà pubblicare e qualcun’altro che vorrà leggerla. Da parte di chi ancora crede che questa non sia una notizia da inserire in un trafiletto dell’ultima pagina. Da parte di chi pensa che «la disperazione peggiore per una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile».Io sento dentro questa disperazione. E vorrei comunicarla a tutti coloro che dall’esterno non possono vedere ciò che si è verificato in sede concorsuale. Lo faccio per me, per i miei genitori che da anni mantengono i miei studi, per tutti gli aspiranti uditori colleghi coraggiosi e non che quella mattina hanno deciso di ribellarsi a quanto stava accadendo. Ma soprattutto per coloro che prima della dettatura del tema hanno avuto il coraggio di fare quello che noi altri non siamo riusciti a fare. Il coraggio di alzarsi e rifiutarsi di espletare il concorso in quelle condizioni, di uscire dall’aula per protesta e recarsi in procura a fare un esposto sull’accaduto.Ore 12.00. Padiglione M-Z. Una strana calca affolla il banco della commissione. Urla, cori di «vergona, buffoni» si levano nell’aria già piena di tensione che precede l’espletamento delle prove. Ci avviciniamo in massa al banco della commissione, altri rimangono seduti non comprendendo bene quello che stava accadendo mentre i restanti concorrenti del padiglione A-L si domandano il perché di tanto ritardo nella dettatura della traccia del tema. Davanti al banco della commissione assisto a una scena inaudita: molti denunciavano la presenza sui banchi di alcuni candidati di codici commentati con la giurisprudenza, vietatissimi dal regolamento concorsuale.Più precisamente erano stati ritrovati, su segnalazione degli stessi candidati, codici commentati, riviste giuridiche e addirittura manuali, il tutto con il timbro del ministero della Giustizia ad avallarne la regolarità. Questi testi, per i non avvezzi alle procedure concorsuali, consentono agevolmente di svolgere l’elaborato e in quanto tali il loro ingresso in aula è vietato. La loro consultazione è infatti assimilabile alla condizione di chi viene ritrovato in bagno o durante lo svolgimento del tema in possesso di fogli, appunti di ogni sorta, con la differenza che questa volta l’irregolarità veniva a essere mascherata dal sigillo del ministero.La procedura concorsuale prevede che nei due giorni anteriori alla prova venga depositato il materiale di cui si chiede l’ammissione al concorso. Nel momento della consegna di tale materiale viene effettuato dagli organi della vigilanza un controllo sui relativi testi (codici non annotati o leggi) al fine di verificare la presenza di appunti, scritti o quant’altro possa agevolare lo svolgimento dell’elaborato. Io stessa sono stata sottoposta a suddetto controllo che avviene alla presenza di non una ma due o tre persone incaricate di vagliare attentamente la ricorrenza di eventuali irregolarità. Successivamente l’addetto appone il timbro del ministero e i volumi rimangono nella disponibilità della vigilanza che li collocherà sul banco di ciascun candidato. Ciò premesso può comprendersi l’enorme stupore di noi tutti quando sbirciando su alcuni banchi scorgiamo la presenza di testi macroscopicamente vietati e per lo più timbrati. Questo vuol dire che quel testo non è stato introdotto di nascosto dal candidato ma collocato sul banco dalla vigilanza. Di fronte alle nostre legittime proteste e alla consegna del materiale trovato sui banchi, cerchiamo di interloquire con la commissione per spiegare che quanto accaduto comprometteva la regolarità della procedura concorsuale. Era, infatti, ovvio che la procedura dei controlli si era rivelata fallimentare ed era necessario ripeterla al fine di controllare la presenza di ulteriori irregolarità. La commissione tuttavia, dopo avere disposto il sequestro del materiale, cercava di sminuire l’accaduto. Non era possibile effettuare i controlli dovuti. Il concorso doveva andare avanti e chi non voleva poteva anche andarsene e fare ricorso. Queste le parole pronunciate da un membro della commissione. Di fronte alle nostre proteste sempre più numerose la polizia penitenziaria presente in aula ha intimato di mantenerci a una distanza di 30 cm dal banco della commissione. Tuttavia la commissione sembrava non ascoltarci: continuava, infatti, a ripetere che il concorso doveva proseguire il suo corso e che dovevamo ritornare ai nostri posti altrimenti si sarebbe proceduto alla nostra identificazione in quanto stavamo ostacolando un pubblico servizio. Chiedevamo l’intervento delle forze dell’ordine esterne ma ci è stato negato. Nessuno di noi, infatti, aveva la disponibilità di un cellulare che avevamo consegnato prima dell’ingresso in aula. Chiedevamo di poter partecipare alla redazione del verbale sull’accaduto. Chiedevamo di avere almeno copia del verbale. Tutti diritti che ci sono stati vergognosamente negati. Siamo stati costretti a prendere posto e una parte di concorrenti ha deciso di rifiutarsi di effettuare il concorso in quelle condizioni e si è allontanata dall’aula recandosi in procura e denunciando l’accaduto. Il concorso ha continuato il suo svolgimento come se nulla fosse accaduto.Per di più, data l’ora tarda della dettatura del tema (ore 14.15), siamo stati costretti a svolgere l’elaborato dopo un’attesa di quasi 7 ore fino alle ore 22.15. Siamo dovuti rimanere in aula per più di 14 ore. Usciti stremati da questa esperienza concorsuale il senso di impotenza e di frustrazione ci ha sopraffatti. Indignati, delusi, avviliti e sfiduciati. Proprio noi che nella giustizia dobbiamo credere per svolgere questo mestiere. Proprio noi che dovremmo essere esempio di moralità, di correttezza, di legalità.Aprendo le pagine dei forum di noi aspiranti uditori si legge con stupore anche di chi, preso dai rimorsi, confessa di aver usufruito del codice commentato del vicino in cambio del silenzio. Chiede scusa e invoca lo “stato di necessità”. Si legge di vigilanti che ci confessano la loro solidarietà rispetto a quanto è accaduto dichiarando che nessuna disposizione precisa era stata a loro impartita circa lo svolgimento dei controlli. Si legge di chi, subito dopo la dettatura della traccia, si accorge di avere uno schema nel codice e subito lo consegna spontaneamente alla commissione. Il risultato è drastico: espulso, a fronte di coloro che, trovati in possesso del materiale proibito, rimangono in aula. Si legge di chi è stato trovato in bagno mentre tirava cocaina. Si legge del vicino di banco che esce con i manuali vidimati sotto il cappotto, perché se oggi è sfuggito al controllo domani potrebbe non avere la stessa fortuna.Ma come ha detto<+tondo> la commissione, queste sono solo “presunte” irregolarità. Il concorso è stato regolarmente espletato. E io, che di concorsi ne ho visti tanti, rimango sconvolta e indignata del fatto che proprio questa che dovrebbe essere la selezione dei futuri amministratori della giustizia sia stata ridotta a una farsa. Un trionfo dell’illegalità. E oggi quell’ideale di giustizia mi sembra sempre più lontano. Quasi una chimera. Sicuramente coloro che come me hanno dedicato la vita a questo concorso e le loro famiglie sanno quanti sacrifici questo comporta. Sanno quanto sudore, quanto studio, quante rinunce abbiamo affrontato in questi anni. E oggi lo schiaffo più grande ci viene dato proprio dalle istituzioni che dovrebbero intervenire e che invece rimangono inerti.E allora l’ultimo pensiero va a Lei, ministro. Spero che per questo sfogo ci siano ancora delle orecchie disposte ad ascoltare. Spero che quanto accaduto non lasci spazio all’indifferenza. Solo in questo modo potrà essere salvaguardato quell’ideale di giustizia che, nonostante tutto, ancora vibra dentro noi aspiranti uditori.


giovedì 27 novembre 2008

Sempre Barbato
Non è la prima volta che parlo di Franco Barbato. Ho il piacere e l'onore di conoscerlo personalmente e con lui il 6 giugno 2008 abbiamo parlato, guarda caso, di legalità a Casoria, nella sede di Kompetere Journal insieme a tanti amici ed il direttore di K.J. Massimiliano Musto.
Tante sono le perplessità che spesso mi prendono pensando al centrosinistra Campano e napoletano in particolare. I rappresentanti del Partito Democratico, tranne qualche eccezione, è gente che non voterei mai. Quelli dell'Italia dei Valori nella quasi totalità ex democristiani reciclati che nulla hanno e che nulla vogliono avere a che fare con la politica che parla di legalità. Sordi, muti, cechi, incapaci o vili, a voi l'aggettivo migliore. Ed è in questo deserto, in questa solitudine che Franco Barbato propone la sua lotta politica. Le mie perplessità restano e non vedo segnali di miglioramento, spero che nasca un nuovo movimento napoletano, libero da impegni ideologici, che raccolga uomini liberi di destra e di sinistra, magari capeggiato da Barbato, sarei il primo a chiedere la tessera.

lunedì 24 novembre 2008

Forza Grillo

Sono sei mesi che mi diletto a trasferire i miei pensieri, le considerazioni all’interno dei post del mio blog. E’ una cosa stupida, inutile? Sono convinto che tutti quelli che scrivono qualcosa, non sono animati solo da una semplice vanità per la propria bravura, il che in molti casi è anche abbastanza opinabile, ma anche dall'idea di trasferire, informare e comunicare ad altri il proprio pensiero. Sono stato sempre un estimatore di Beppe Grillo, in per la sua comicità “intelligente”, per le sue intuizioni (vedi caso parmalat), per essere stato il primo ad informarci sulle potenzialità della rete quale strumento di informazione libera. Grazie alla rete tutti possono partecipare a dibattiti senza avere paura che la propria emozione li possa tradire. Tutto questo si riscontra dai commenti ai post che ogni giorno girano sul blog di grillo, centinaia di opinioni che oggi stanno costruendo un nuovo modo di fare opinione. Qualcuno è ancora scettico? Leggete, informatevi, approfondite la conoscenza sui mezzi che hanno consentito la vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali degli U.S.A. e vedrete che al primo posto risulta essere stata la rete internet. Come avrebbe potuto competere Obama contro i milioni di dollari messi in campo nella prima fase dai coniugi Clinton alle primarie del Partito Democratico e poi da Mccaine alle elezioni Presidenziali? In Italia sarà un processo più lento, non siamo più da secoli precursori di nuove idee politiche e questa volgare rappresentazione che è rappresentata dalla nostra classe politica rispecchia la decadenza dell’Italia e del provincialismo economico, culturale e morale della nostra nazione nei confronti degli altri paesi avanzati. Quello che leggerete dopo queste mie brevi considerazioni è l’ennesima dimostrazione che in Italia le parole democrazia e libertà rappresentano per i padroni della politica un eufemismo che a volte è utile o opportuno inserire nei discorsi e nei comizi. Per chi come me, come voi, come Grillo e tanti altri le parole “democrazia” e “libertà” rappresentano invece una speranza ed una certezza per il futuro, saremo oggi solidali, domani in campo per fare valere i nostri principi e le nostre idee, che esprimiamo nello scrivere o nel leggere quello che pensiamo o quello in cui crediamo, da internet, dalla rete, dai siti o dai blog.
dal Blog di Beppe Grillo

L'Italia sta fallendo. Le famiglie arrivano alla terza settimana del mese prima. Due milioni di nuovi disoccupati entro un anno. E le nostre Marie Antoniette, prima Levi (PDmenoelle), ora Cassinelli (PDL) non hanno niente di meglio da fare che lavorare notte e giorno, PAGATI DA NOI, per mettere il bavaglio alla Rete.Appena Levi ha "dichiarato" di aver ritirato la sua proposta ammazzablogger, ecco che s'avanza Cassinelli con una nuova legge fottiblogger. La differenza è sostanziale. Se Levi ammazzava i blogger, Cassinelli prima li fotte dicendo che li salva e poi li ammazza come spiega
l'articolo di Punto Informatico.Io veramente non capisco più questi politici. A quale punto di esasperazione popolare vogliono arrivare. Riusciranno a trasformare gli italiani in conigli mannari. Le aziende chiudono, i risparmi di una vita sono bruciati, tre assassinati sul lavoro al giorno. Mentre ciò avviene, questi irresponsabili discutono dell'ammazzablogger, di Villari e della sorveglianza RAI. Bisogna chiuderla la RAI insieme a Mediaset. Sono lezzo, CO2 mischiato a menzogne e a interessi privati.Questa politica è tenuta in piedi dai media. Senza chiude in un giorno. Per questo si preoccupa della Rete e tiene sotto controllo la televisione. Cassinelli, non rompere i co....ni. La Rete non ha bisogno delle tue leggi. Non ha bisogno di nessuna nuova legge. E' in buona salute e sputtana ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo le porcate del tuo partito, di Forza Italia. Non ci rappresenti, nessuno ti ha eletto.Invito i blogger a lasciare un commento alla proposta di legge di Cassinelli nel suo blog: robertocassinelli.blogspot.com o (se i vostri commenti non vengono pubblicati) una mail a: cassinelli_r@camera.itNo all'ammazzablogger. Il mandante ha cambiato nome. Da Levi a Cassinelli, ma si legge sempre Veltrusconi.Loro non molleranno mai, noi neppure.Informazione comparata 21/11/2008 tra Financial Times e Repubblica.Titolo d'apertura in prima pagina. FT si occupa del crollo dell'economia, Repubblica (come le altre testate nazionali) si occupa di Villari, e quindi del controllo dell'informazione da parte dei partiti.

sabato 22 novembre 2008

Villari e villani


Era un termine prettamente napoletano per indicare un’etica del tutto partenopea di intendere l’impegno politico. E oggi più che mai lo si può riproporre per quello che accade in questa nuova puntata del teatrino politico nazionale legato alla vicenda Villari.
Mi scuso con me stesso, ma di Casoria e della politica casoriana, c’è solo da dire: “non ci resta che piangere”, parlo indifferentemente della minoranza che governa e della maggioranza che non si oppone, perché in attesa. Almeno nel recente passato potevamo contare sulle autorevoli voci di Nando Troie dalle pagine di “Nuova città” e di Peppe Storti da “casoria due”, oggi “non più”.
Siamo a novembre, a cinque mesi dalle elezioni che hanno determinato il ribaltone (consiliare) di Stefano Ferrara, vedrete che a nove mesi, come per i bambini, nascerà qualcosa che metterà d’accordo il centrodestra e il centrosinistra di Casoria, sempre per quel senso della responsabilità tanto caro ai vari Casillo, Nocera, Polizio (padre), Graziuso, Pugliese e altri, in pratica i padroni e i padrini della politica locale.
Ma la cosa che davvero rabbrividisce in questo momento è la vergognosa faccenda “Presidenza della commissione di vigilanza RAI”, un organismo che nel passato era importante ma non decisivo, oggi, con al potere il padrone di Mediaste da imprenditore, del servizio pubblico RAI, da Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, diventa strategica, quanto meno per la fase di controllo legislativo. Invece si assiste a qualcosa di veramente pericoloso per la tenuta democratica, al di là dei contendenti. La parola ai filogovernativi di Giulianio Ferrara.


Il Foglio

20 novembre 2008
di Francesco Cundari

Lo strano caso del Pd all’americana e della sua classe dirigente sovietica
Disciplina senza democrazia o correntismo senza aperture?
Nel pomeriggio le agenzie battevano due notizie in rapida successione. La prima riguardava le mancate dimissioni di Riccardo Villari da presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai e il direttivo del gruppo democratico prontamente convocato per decretarne l’espulsione. La seconda riguardava Joe Lieberman. “L’ex candidato democratico alla vicepresidenza che ha ‘tradito’ il partito appoggiando la candidatura del repubblicano John McCain alle presidenziali del 4 novembre – dice l’Apcom – è tornato nei ranghi: continuerà a far parte del gruppo democratico al Senato e il partito in cambio gli lascerà la guida della prestigiosa commissione di Homeland Security” (altri lanci spiegano che è stata una vittoria di Barack Obama, che aveva chiesto espressamente “mano leggera”).
Il contrasto tra le due notizie non potrebbe essere più significativo. La penosa vicenda della commissione di Vigilanza, infatti, ha riaperto un problema che il Partito democratico si porta dietro sin dalla nascita, frutto di quelle primarie ibride che il 14 ottobre hanno prodotto un’elezione a metà, da cui non poteva che emergere un segretario dimezzato. Il 14 ottobre del 2007, infatti, milioni di liberi cittadini hanno scelto un leader senza bisogno di esibire alcuna tessera, proprio come in America, ma un leader che tutti sapevano essere stato già designato dal gruppo dirigente, sostenuto per giunta da una congerie di liste diverse (“A sinistra per Veltroni”, “Democratici per Veltroni”, eccetera). Un paradosso che si spiega soltanto con la persistenza di un’antica idea, per niente americana, secondo cui il futuro capo avrebbe dovuto riassumere in sé, ed equamente rappresentare, tutte le diverse posizioni.
Da questa incoronazione a metà – a metà cioè tra convention americana e congresso bulgaro – sono venute di conseguenza, l’una dietro l’altra come tante ciliegie avvelenate, tutte le contraddizioni esplose negli ultimi giorni, con un Partito democratico che si richiama a Obama, ma da oltre una settimana è impegnato a discutere su chi debba essere deferito al tribunale interno per mancanza di disciplina, si tratti di Paola Binetti per le sue dichiarazioni su gay e pedofilia o di Riccardo Villari per la sua elezione alla Vigilanza, per finire con Nicola Latorre e i suoi bigliettini. Un dibattito confuso e spesso surreale, che nasconde il vero oggetto della contesa, che resta il modello di partito. Da un lato, infatti, c’è il modello dei democratici americani, partito senza tessere perché senza rigide e prefissate gerarchie di apparato, sostituite dalla libera competizione sul mercato del consenso tra eletti del popolo, ciascuno con la propria rete di lobby, fondazioni, think tank; dall’altra il modello “europeo”, in cui la tessera dà appartenenza e identità, o per meglio dire identificazione, ma al tempo stesso ne richiede, domandando fedeltà all’unica linea stabilita dalla rigida gerarchia segreteria-direzione-federazioni-sezioni.
La manifestazione più evidente della tara genetica trasmessa al Pd da quelle primarie sovietiche si vede dal fatto che i sostenitori del “modello americano” (veltroniani) si esprimono e si comportano ormai come dirigenti del Pcus brezneviano; mentre i sostenitori del “modello europeo” (dalemiani) si esprimono e si comportano già come i loro (lontani) parenti americani. Ultimo anello di questa triste catena di contraddizioni è l’agghiacciante regressione moralistica che li colpisce tutti. E che porta i veltroniani a fomentare la base contro Latorre, peraltro con argomenti che sono identici a quelli usati contro di loro dai prodiani, ma soprattutto dagli stessi dipietristi, che ogni giorno ne denunciano gli scambi di messaggi, attenzioni e favori con il nemico. Mentre i dalemiani, abbandonandosi alla stessa deriva moralistica, ricordano i bigliettini passati a suo tempo tra Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini nel 2006 (quelli in cui si auspicava un “Senato imballato”).
E così, mentre il veltroniano Giorgio Tonini dichiara che Villari “ha ceduto alle tentazioni della carne”, Arturo Parisi ha buon gioco nel fare la sintesi: “Comunque oggi vada a finire, il partito esce sconfitto. Sia se con l’assenso di Berlusconi Villari resti, sia se col sostegno di Berlusconi sia esso invece costretto a lasciare”. Il fatto è che la richiesta di disciplina è giustificata dalla democrazia interna, e il “correntismo” dal partito aperto (cioè partito degli eletti, a cominciare dall’eletto alle primarie). Disciplina senza democrazia si traduce nel modello sovietico; correntismo senza apertura si traduce nel buon vecchio modello democristiano.

martedì 18 novembre 2008


IO SO CHE TU SAI CHE IO SO.

In ogni occasione, in ogni epoca, qualsiasi siano i contendenti o gli interpreti della tragicomica politica italiana, la cosa di cui si sente maggiormente l’assenza è la serietà. Abbiamo assistito ai pianti alla camera di esponenti dell’opposizione che per senso della “responsabilità”, appoggiavano governi che avevano lottato in campagna elettorale. Abbiamo assistito a salti della quaglia per amor di patria e lo stesso senso della responsabilità. Abbiamo, in questi anni, parlo degli ultimi quindici, ad una serie di frasi, di comportamenti, di espressioni e di decisioni, che in paesi democratici (veri9; civili (veri), avrebbero determinato la conclusione di una gloriosa carriera politica, o almeno dimissioni conseguenti. In Italia, no, questo non accade.
Mi riferisco alla vicenda dell’elezione per la presidenza della commissione di vigilanza rai. Quale sarà la verità, francamente come altri non lo so e non la conoscerò mai. Ma una cosa è certa, le commissioni di garanzie spettano alla opposizione, ed è discrezionalità dei partiti che la compongono decidere il nome, senza veti, senza condizioni. Leoluca Orlando, indicato dall’Italia dei Valori, lo ricordiamo sindaco di Palermo, sindaco antimafia, residente in una caserma dei carabinieri durante il suo mandato, scortato ancora oggi in seguito alle continue minacce della mafia siciliana. Non dimentichiamo i brogli avvenuti in molte sezioni elettorali che hanno determinato la sconfitta di Orlando alle ultime elezioni comunali di Palermo, vinte guarda un po’ dal sindaco del PDL. Quali potrebbero essere i motivi ostativi da parte dei berlusconiani se non il pregiudizio nei confronti del partito di Di Pietro, del quale Orlando è oggi parlamentare?
Eppure la cosa che sorprende di più, non è la furberia di Villari, quella la conosciamo bene, perché proveniente da una scuola di pensiero prettamente democristiana. Quello a cui si assiste oggi con dispiacere è la mancanza di autorevolezza in cui oramai da tempo latente fluttua Veltroni. Non siamo alla fine del suo percorso politico, ma siamo arrivati sicuramente al capolinea del suo sogno, che purtroppo per lui non è stato “Yes we can”, anche perché Veltroni a differenza di Barak Obama, non avrebbe vinto da solo coltro tutto e tutti, lui il potere lo avrebbe dovuto dividere con tanti altri ed anche gente come Riccardo Villari.
Comunque sia per meglio conoscere i fatti, dalla parte di un quotidiano filogovernativo come “Il Giornale”.

Roma - Nicchia e non si fa da parte. Più passa il tempo più il Pd e l'opposizione tutta si infuria con Riccardo Villari, più l'ex Dc resta ancorato con le unghie al suo posto. Se c’è una "soluzione" alla vicenda della commissione di Vigilanza sulla Rai, il presidente eletto prenderà una "decisione conseguente". Lo dice lui stesso, a poche dall’incontro col segretario del Pd, Walter Veltroni. "Credevo di essere stato chiaro e lineare - dice Villari -, ma da certe interpretazioni che leggo sui giornali evidentemente mi sbagliavo. Ho chiesto un incontro a Veltroni e gli dirò che, in presenza di una soluzione condivisa, le mie decisioni saranno conseguenti". Questo significa che, in assenza di quella soluzione, andrà avanti per la sua strada? "Mi dicono che ci sono anche obblighi giuridici - spiega Villari - cercherò di avere contezza di tutto questo prima dell’incontro col segretario". Tra domani e mercoledì, ha ricordato Villari, vedrà anche i presidenti di Camera e Senato. Vilari è stato eletto giovedì scorso con 23 voti, di cui 21 della maggioranza e due dell’opposizione.
Il Pd pensa all'espulsione Il caso Villari continua ad agitare le acque del Pd. In mattinata si è svolta una riunione del coordinamento per decidere la linea nel caso in cui il senatore del Pd non si dimettesse da presidente della commissione di Vigilanza Rai. Walter Veltroni incontrerà Villari alle 14: un faccia a faccia che potrebbe essere decisivo per la soluzione del problema. In ogni caso l’orientamento sembra essere quello dell’espulsione dal partito nel caso in cui Villari decidesse di rimanere al suo posto.

Prima dell'incontro "Ho preso questa decisione e spero di spiegarla al mio partito perché sia condivisa. Io sono la soluzione e non il problema". Così il senatore Villari ribadisce, al suo ingresso nella sede del Pd per incontrare il segretario Veltroni, l’intenzione di non dimettersi dalla presidenza della commissione di Vigilanza Rai.

Dopo l'incontro "C’è stata qualche divergenza ma con il segretario ci siamo parlati con grande franchezza e io ho spiegato che mi dimetterò se al più presto si trova una candidatura condivisa". Così il senatore democratico spiega i termini del faccia a faccia con il leader del Pd. "C’è la volontà - spiega - di lavorare per superare la candidatura di Leoluca Orlando e questa è una condizione per superare l’impasse istituzionale che si è creata". Ma, aggiunge il senatore "finché non si trova l’accordo io ho il dovere istituzionale di restare al mio posto e vado avanti fino al momento in cui sarà garantito il funzionamento della commissione di Vigilanza". Poi a chi gli chiedeva se avrebbe lasciato o meno il partito:"Il Pd è casa mia quindi io non me ne vado".

Zanda: "Si deve dimettere" Villari deve dimettersi. Questa la linea del Pd, ribadita dopo il primo incontro tra i vertici del partito e il neo eletto presidente della Vigilanza Rai. A spiegare i termini dell’incontro è il vice capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, presente al faccia a faccia con il segretario Veltroni e il numero due Franceschini. Quanto alle decisioni che il Pd prenderà nei confronti di Villari, Zanda precisa subito: "Valuteremo. Domani si riunisce il direttivo del gruppo al Senato, così come si riuniranno gli organismi di partito". Per Zanda "se Villari vuole contribuire alla soluzione della vicenda, ha un modo diretto: le dimissioni". Del resto così "si era impegnato a fare telefonicamente con Veltroni sin da giovedì pomeriggio e poi con me venerdì mattina. Personalmente ho avuto l’impressione che non gli dispiaccia l’idea di fare il presidente della Vigilanza Rai per qualche settimana. Poi ci sono argomenti e valutazioni, ma - scandisce - la sostanza è chiara".

giovedì 13 novembre 2008


Poveri noi


I quotidiani italiani sono da qualche giorno inondati di dichiarazioni provenienti da ogni dove sulla vittoria del centrosinistra a Trento. Solitamente negli anni settanta, ottanta e novanta, i politici tendevano a minimizzare le sconfitte ad enfatizzare le vittorie. Oggi i nuovi rappresentanti della politica italiana, PD e del PDL in particolare, si affannano a fare altrettanto, perche? Perché sono gli stessi, camuffati, ringiovaniti, riesumati, riabilitati. Altro che Partito Democratico, altro che Popolo delle libertà siamo ai massimi livelli di ipocrisia, cafonaggine e cattivo gusto. Verrebbe da dire, ma dove vivono? Chi se ne frega se una città, comunque di piccole dimensioni, regala la vittoria al Pd, non è cambiato nessun vento, la vera svolta ci sarà quando la quasi totalità dell’attuale classe dirigente del centrosinistra se ne andrà. In particolare quella campane e napoletana. Intanto Paolo Natale dal quotidiano L’Europa, vicino al PD, sembra essere il più lucido.

La non lezione di Trento

Una rondine non fa primavera, ci dicevano i nostri nonni. Questo è il monito che potrebbero memorizzare gli esponenti del Pd che, all’indomani delle elezioni a Trento, hanno fatto a gara per rilasciare dichiarazioni beneaugurati. Chi parlava della fortunata ipotesi dell’alleanza con l’Udc, chi indicava il nuovo vento del Nord, chi parlava di clima in rapido mutamento del panorama italiano.Pochi hanno sottolineato due o tre cose rilevanti per quel che riguarda i risultati trentini. Intanto, l’alleanza con l’Udc nella provincia autonoma è rimasta tutto sommato invisibile al grande pubblico; è stata certo un’importante svolta nel tipo di alleanze tradizionalmente utilizzate da Dellai in quel contesto territoriale. Ma, come noto, il suo simbolo non c’era sulla scheda elettorale, e gli elettori solitamente seguono ben poco i discorsi dei politici. Un esperimento elettorale, un laboratorio che forse in futuro funzionerà, ma che attualmente rimane solo un discorso tra addetti ai lavori. In secondo luogo, la fiducia che gode tra la popolazione trentina il presidente uscente è talmente elevata (70-75 per cento) che molto probabilmente avrebbe vinto anche correndo da solo.Esagero, certo, ma li primo dato da sottolineare mi pare proprio questo: che nonostante Dellai sia in pole position da quasi 18 anni, prima come sindaco di Trento e poi come presidente della provincia, il suo carisma sembra rimanere immutato per la stragrande maggioranza degli elettori. In terzo luogo, l’opposizione presentava un personaggio certo per alcuni interessante, ma con un appeal scarsamente esportabile in aree elettorali più moderate; se anche ci fosse stata qualche chance di battere finalmente Dellai, non era certo con il leghista Divina che si poteva pensare ad un possibile sorpasso. Ci sarebbe voluto un personaggio come Galan, tanto per fare un esempio extra-provinciale.Se il risultato trentino non pare essere dunque una credibile risposta all’ipotesi di rinascita del centrosinistra, non potrà essere preso ad esempio nemmeno il prossimo risultato dell’Abruzzo per ratificare un nuovo arretramento. Le indagini pre-elettorali non ci consegnano una situazione rosea per le forze che fanno capo al Pd, per ragioni più che evidenti. La regione, reduce da una forte ondata di “tangentopolismo” vero o presunto, è pervasa da un elettorato che vorrebbe giustamente voltare pagina, per far riemergere un orgoglio sedato e sconfitto dai recenti accadimenti. Non pare dunque questa una buona occasione per riproporre un governo uscente, nella percezione della popolazione, pieno di macchie e tornaconti privati nella gestione della sanità pubblica.Una lezione non buona per chi predica leggi ad personam altrui, secondo l’opinione pubblica abruzzese.L’unico personaggio che, forse, avrebbe potuto avere qualche possibilità di vittoria sarebbe stato il (quasi) enfant du pays Antonio Di Pietro che, con la sua nomea di moralizzatore pubblico, sarebbe stato facilitato nell’attrarre elettori in vena di pulizia morale nelle stanze del potere. Ma così non è stato, ed il suo luogotenente abruzzese Costantini non ha certo il carisma né la popolarità del leader nazionale dell’Idv. Difficile quindi pensare ad un risultato non favorevole a Chiodi, il candidato del centrodestra.Anche in questo caso, esiste l’incognita dell’Udc, che corre qui da sola, senza allearsi con nessuno delle altre coalizioni. Una corsa solitaria che, più che sottrarre voti e preferenza al centrodestra, funzionerà solamente come attestato di presenza, un gettone che molto probabilmente non attrarrà più del 5-6 per cento della popolazione elettorale.

domenica 9 novembre 2008


Polizia per la pulizia

Siamo alle solite, i governi decretano provvedimenti, i giudici della corte costituzionale sollevano dubbi. E’ un conflitto che dura oramai a quasi venti anni in Italia e non si ferma sfiducia nei confronti di entrambi i contendenti è tanta. Da che parte stare in questo caso specifico, con chi schierarsi? Personalmente questa volta penso che i costituzionalisti vogliano ricercare il classico pelo nell’uovo, o trovare il famigerato “Cavillo”. Chi sparge immondizia per le strade, e noi in provincia e in periferia ne vediamo di tutti i colori e di tutti i profumi, speriamo che ci rimanga in galera. I reati ambientali, lo scempio dei rifiuti ingombranti, la mancanza di civiltà della maggioranza dei cittadini napoletani impone regole ferree e non saranno le ammuffite scartoffie dei tanti onnipotenti, intoccabili e ingiudicabili Giudici della nostra vita quotidiana, legittimati o meno a frenare il disgusto. Abbiamo rischiato grosso in estate, spero che tutti se ne ricordino. Intanto l’articolo de “Il Corriere della sera”.
08 novembre 2008

onida e baldassarre: «violato il principio di uguaglianza»
Rifiuti abbandonati, sei arresti a NapoliI costituzionalisti: decreto discriminatorio
Il primo provvedimento a carico di un uomo di 32 anni nel quartiere Pianura. Che però è stato subito scarcerato

Cinque persone sono state arrestate a Napoli in base al decreto legge 172/2008 sull'abbandono di rifiuti ingombranti. Tutti sono stati presi in flagranza di reato. L'uomo fermato venerdì è stato rimesso in libertà dal giudice che, convalidato l'arresto, ne ha deciso la scarcerazione. Si tratta dei primi provvedimenti da quando è stato approvato dal governo il decreto legge che disciplina il fenomeno a Napoli e in Campania.

ULTIMI ARRESTI - Tre persone sono finite in manette nel quartiere Poggioreale: Salvatore Zinno, 26 anni, Domenico Manzo, 68 anni, Giovanni Amdoio, 40 anni. Tutti già noti alle forze dell'ordine, sono gestori di due box costruiti abusivamente in via De Roberto: proprio lì i tre sono stati bloccati dai carabinieri mentre depositavano rifiuti speciali, pericolosi e non (scarti di olio motore, pastiglie per freni e altro). I box sono stati sequestrati, gli arrestati sono in attesa del processo per direttissima.

IL PRIMO CASO - Il primo arresto, come anticipato da Il Mattino, è avvenuto venerdì nel quartiere Pianura: fermato dai carabinieri Vitale Varchetta, 32 anni, mentre abbandonava sul selciato rifiuti ingombranti. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine, si stava liberando di mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso arruginito e materiale di risulta di lavori edili, versandoli in un'area non autorizzata. Altri due arresti sono stati eseguiti sabato mattina nel quartiere di Poggioreale, dove i carabinieri hanno bloccato Gennaro Esposito, 39 anni, e Erminio Beato, 62 anni, entrambi della zona in via Brecce a Sant'Erasmo mentre da un furgone scaricavano buste di plastica, ferro, cartone, plastica, lattine, vetro e altri materiali sulla strada.

SUBITO SCARCERATO - Il decreto dovrebbe prevedere il giudizio per direttissima, ma almeno nel caso del primo arrestato, Vitale Varchetta, il pm della Procura di Napoli Valeria Gonzalez ha disposto che si proceda con rito ordinario e non direttissimo stabilendo l'udienza di convalida entro cinque giorni dall'arresto. L'uomo è quindi è a piede libero, nessun provvedimento cautelare è stato adottato nei suoi confronti. «Sembra - commenta l'avvocato Massimo Bruno, che difende Varchetta - un segnale della Procura per la quale probabilmente l'arresto debba essere previsto solo in particolari casi di violazione del decreto legge». «L'uomo è già conosciuto alle forze dell'ordine - ha specificato il capitano della compagnia Rione Traiano, Federico Scarabello -. Si tratta di un rigattiere che raccoglie materiali di scarto. Non sapendo dove gettarli li ha lasciati in questa strada di Pianura, a ridosso del cimitero vicino ai contenitori dell'immondizia». Vitale Varchetta al momento dell'arresto ha detto di non essere a conoscenza del decreto. «Stava aiutando un parente che doveva ristrutturare la casa. Per questo aveva caricato sul triciclo i mobili che sono stati trovati in strada - ha detto la sorella -. Vitale è disoccupato, si arrangia vendendo frutta nel quartiere. Speriamo che non ne facciano un capro espiatorio».

IL DECRETO - Gli arresti sono stati eseguiti in base a quanto previsto dall'art. 6 del decreto legge 172/2008. «Chiunque in modo incontrollato o presso siti non autorizzati - si legge sul testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee rifiuti pericolosi, speciali ovvero rifiuti ingombranti domestici e non, di volume pari ad almeno 0,5 metri cubi e con almeno due delle dimensioni di altezza, lunghezza o larghezza superiori a cinquanta centimetri, è punito con la reclusione fino a tre anni e sei mesi; se l'abbandono, lo sversamento, il deposito o l'immissione nelle acque superficiali o sotterranee riguarda rifiuti diversi, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cento euro a seicento euro».

«DISCRIMINATORIO» - L'aver limitato alla sola Campania l'arresto per chi abbandona rifiuti ingombranti in strada è una violazione del principio di uguaglianza: due presidenti emeriti della Corte Costituzionale, Valerio Onida e Antonio Baldassarre, dubitano della legittimità dell'ultimo decreto rifiuti. Se la questione verrà sollevata dinanzi alla Consulta, la norma - a detta di entrambi - rischia di subire una sonora bocciatura. «Non ci vuole molto per ravvisarne la illegittimità - esordisce Baldassarre -. Limitare l'arresto a una sola regione è una violazione dell'art. 3 della Costituzione. Se fosse un provvedimento esteso a tutta l'Italia personalmente sarei anche d'accordo. Poi però è tutto da vedere se i tre anni e sei mesi previsti vengono veramente scontati: da noi la punizione è teorica». Norma a rischio illegittimità anche per Valerio Onida: «La limitazione territoriale è un problema. Anche perché l'abbandono di un frigo o di un mobile arreca lo stesso pregiudizio all'ambiente in qualsiasi regione d'Italia. Il fatto che in Campania ci sia un'emergenza rifiuti mi sembra una considerazione un po' debole».

mercoledì 5 novembre 2008

YES WE CAN

Ho visto molte foto di Barack Obama, ma quella pubblicata stamani da “L’Unità”, mi sembra la più vicina al personaggio e la più meritevole di essere pubblicata. BArack Obama, lo abbiamo visto accompagnare la figlia alla festa di Halloween, a piedi, venerdì 31 ottobre. Quasi sempre accompagnato dalla moglie e dalle due figlie, in ogni occasione, vestiti in modo semplice, emozionati, dal volto umano e rassicurante. Lo hanno chiamato terrorista per le sue origini africane e la vicinanza all’islam di parte della famiglia del padre. Lo hanno definito socialista per le sue idee politiche in favore di una sanità e per la ricchezza da distribuire verso le fasce deboli della popolazione, un economia solidale, per tutti e non solo per i ricchi. Ha dovuto vincere il pregiudizio del colore della sua pelle contro il razzismo e la xenofobia che ancora sono vivi e vegeti in una gran parte della provincia americana. Ha dovuto raccogliere fondi attraverso forme di collette: da internet, dagli sms; dai salvadanai presenti alle Kermesse in giro per gli States, da giovani, donne, di tutti gli strati sociali. Ha dovuto combattere una battaglia durissima all’interno del partito dei Democratici alle primarie dello scorso anno contro la favoritissima Hilary Clinton e gli oltre 50 milioni di dollari messi in piedi dallo staff della senatrice di New York. Ha vinto una guerra oggi contro un avversario difficile, ostico, quale si è dimostrato l’eroe della guerra del Vietnam John Mccaine. Ma oggi, 5 novembre 2008, data che entrerà nella storia, oggi che la sua vittoria è stata netta e schiacciante (54 % dei consensi, contro il 40 % di Mccaine), possiamo dire che una nuova era inizia negli USA e non solo. Un po’ come accadeva per l’eredità dell’Impero Romano, dove dal 200 d.c. in poi la maggior parte degli imperatori erano non italiani, ma provenienti da ogni dove dell’impero e questo ha rappresentato la sopravvivenza per quasi tre secoli del nome di Roma, oggi gli americani hanno eletto Presidente della loro nazione, il figlio di un immigrato del Kenia e di una concittadina hawaiana, di origini povere. Potrebbe accadere anche in Europa in futuro, anche in Italia, ma molto più in là penso visto il potere feudale che si annida nella politica italiana. Di tutto quello che sta accadendo oggi non dobbiamo avere timore. “Il mondo sta cambiando” recitava la voce della regina degli elfi in sottofondo all’inizio de “Il signore degli anelli” e il regista Jackson in questo è stato un precursore e con la scelta fatta dagli elettori U.S.A. possiamo dire che è un mondo che cambia nel modo giusto, nel modo in cui lo ha sognato e immaginato Barack Obama.

lunedì 3 novembre 2008


Piccole bugie o mezze verità

Cosa dire nel leggere l’articolo di domenica 2 novembre del Mattino, a firma di Mimmo Maglione, “Bravo Sindaco”.
Lo dico senza elementi di sarcasmo, senza pregiudizi, senza reticenze.
Se davvero l’attuale amministrazione di centrodestra, avrà la capacità di risolvere il problema dei mancati introiti degli immobili comunali e di destinare le aree dimesse citate ad attività che creeranno nuova linfa occupazionale, merita il consenso politico. Quello elettorale è differente, non a caso l’elezione di Stefano Ferrara a Sindaco di Casoria rappresenta un’anomalia. Ma, a parte i complimenti, personalmente, una cosa mi sento di suggerire agli attuali amministratori del Comune di Casoria: non pesa sul bilancio comunale soltanto il mancato introito di soldi di abitazioni di proprietà dell’ente, ma anche e soprattutto le spese determinati da fitti di proprietà privata ed adibiti ad uffici comunali, da scuole, da servizi alla persona, in futuro pubblicherò un elenco. Sarebbe opportuno identificare questi sperperi ed adoperarsi per rimetterli, come dire, in linea con il mercato. Odio la demagogia, ma è un momento difficile, per tutti. E’ il momento di scelte strategiche per il futuro di una comunità e come una famiglia che non può rinunciare alle necessità, che almeno si rinunci al lusso e favorire un amico o un parente, oggi, davvero rappresenta un lusso che non ci possiamo permettere più. Comunque, almeno nei principi, bisogna riconoscere la buona volontà del Sindaco Stefano Ferrara.



L’amministrazione punta al riordino e all’acquisizione dei beni della collettività riducendo costi e sprechi

Case comunali, lotta agli evasori
Casoria: affidati a una ditta il censimento degli immobili e la riscossione dei fitti
02/11/2008

DOMENICO MAGLIONE Casoria. Parte in contemporanea il censimento degli immobili comunali e la guerra agli evasori. L’amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Stefano Ferrara per stanare chi occupa case di proprietà dell’ente locale e non paga è pronta ad affidare a privati il servizio di riscossione dei canoni di fitto del patrimonio immobiliare. La gara, vinta dalla società “Romeo immobiliare”, dovrebbe essere aggiudicata ora alla seconda classificata per la rinuncia della prima ditta. Chi subentrerà assumerà, come da accordo scritto, anche 18 ex lavoratori della ditta Castaldo che qualche anno fa aveva in appalto la manutenzione degli immobili comunali. «Ci sono da limare alcuni dettagli ed acquisire le dovute documentazioni prima che anche questo servizio possa entrare a regime», spiega il capo dell’amministrazione cittadina che sta attuando i provvedimenti necessari per l’acquisizione al patrimonio comunale anche degli immobili abusivi. Prossima tappa poi sarà quella che punta alla valutazione dei fitti passivi attualmente a carico dell’ente di piazza Domenico Cirillo e che sembrano pesare in maniera considerevole sul bilancio comunale. Manca ancora una stima precisa dei costi ma la questione ormai va avanti da anni e su di essa c’è da registrare solo una generica buona intenzione da parte di tutti i politici che negli anni si sono alternati alla guida della città. In concreto è stato fatto ben poco perché è mancato un programma, anche pluriennale, che avrebbe potuto portare ai risultati sperati e, a parole, tanto decantati. L’obiettivo finale dell’attuale esecutivo municipale, comunque, è di intervenire in tutti quei settori dove ci sono sprechi e spese cosiddette incontrollate per ridurre in maniera complessiva i costi di gestione. Il ricorso ai privati per l’accertamento di tributi, riscossione di canoni e gestione di servizi e settori potrebbe non essere la panacea di tutti i mali ma l’ente locale in ogni situazione, come nel caso della riscossione dei fitti, tenterà di valutare il rapporto costo-benefici con un occhio particolare anche all’impatto occupazionale che tali operazioni potrebbero eventualmente determinare a favore dei disoccupati locali. «L’accordo di inserire determinate assunzioni nel contratto per il servizio di riscossione dei canoni di fitto del patrimonio comunale non fa testo, anche perché varato dalla commissione straordinaria che in precedenza ha guidato la città – fanno rilevare gli attuali amministratori comunali – La nostra politica occupazionale è molto chiara e continuerà nel segno della trasparenza e legalità: il Comune non dà posti di lavoro né può favorire alcuno in determinate assunzioni. L’unico mezzo per creare occupazione sul territorio è di incentivare imprenditori seri, capaci e volenterosi ad investire per contribuire a creare quelle condizioni necessarie di benessere sociale e nuovi spiragli occupazionali». Ma l’amministrazione comunale mira a non interpretare e soddisfare solo le necessità della collettività ma a indicare soprattutto «nuovi livelli di bisogni per progettare una rinnovata identità cittadina e spiragli futuri più ambiziosi». In questo, i progetti di recupero delle aree dismesse rappresentano il volano per creare benessere e sviluppo. La Rhodiatoce, la Resia, la Tubi Bonna, Presint e tante altre fabbriche in disuso rappresentano un patrimonio da recuperare per rilanciare una città da troppi anni ormai in affanno.