
Poveri noi
I quotidiani italiani sono da qualche giorno inondati di dichiarazioni provenienti da ogni dove sulla vittoria del centrosinistra a Trento. Solitamente negli anni settanta, ottanta e novanta, i politici tendevano a minimizzare le sconfitte ad enfatizzare le vittorie. Oggi i nuovi rappresentanti della politica italiana, PD e del PDL in particolare, si affannano a fare altrettanto, perche? Perché sono gli stessi, camuffati, ringiovaniti, riesumati, riabilitati. Altro che Partito Democratico, altro che Popolo delle libertà siamo ai massimi livelli di ipocrisia, cafonaggine e cattivo gusto. Verrebbe da dire, ma dove vivono? Chi se ne frega se una città, comunque di piccole dimensioni, regala la vittoria al Pd, non è cambiato nessun vento, la vera svolta ci sarà quando la quasi totalità dell’attuale classe dirigente del centrosinistra se ne andrà. In particolare quella campane e napoletana. Intanto Paolo Natale dal quotidiano L’Europa, vicino al PD, sembra essere il più lucido.
La non lezione di Trento
Una rondine non fa primavera, ci dicevano i nostri nonni. Questo è il monito che potrebbero memorizzare gli esponenti del Pd che, all’indomani delle elezioni a Trento, hanno fatto a gara per rilasciare dichiarazioni beneaugurati. Chi parlava della fortunata ipotesi dell’alleanza con l’Udc, chi indicava il nuovo vento del Nord, chi parlava di clima in rapido mutamento del panorama italiano.Pochi hanno sottolineato due o tre cose rilevanti per quel che riguarda i risultati trentini. Intanto, l’alleanza con l’Udc nella provincia autonoma è rimasta tutto sommato invisibile al grande pubblico; è stata certo un’importante svolta nel tipo di alleanze tradizionalmente utilizzate da Dellai in quel contesto territoriale. Ma, come noto, il suo simbolo non c’era sulla scheda elettorale, e gli elettori solitamente seguono ben poco i discorsi dei politici. Un esperimento elettorale, un laboratorio che forse in futuro funzionerà, ma che attualmente rimane solo un discorso tra addetti ai lavori. In secondo luogo, la fiducia che gode tra la popolazione trentina il presidente uscente è talmente elevata (70-75 per cento) che molto probabilmente avrebbe vinto anche correndo da solo.Esagero, certo, ma li primo dato da sottolineare mi pare proprio questo: che nonostante Dellai sia in pole position da quasi 18 anni, prima come sindaco di Trento e poi come presidente della provincia, il suo carisma sembra rimanere immutato per la stragrande maggioranza degli elettori. In terzo luogo, l’opposizione presentava un personaggio certo per alcuni interessante, ma con un appeal scarsamente esportabile in aree elettorali più moderate; se anche ci fosse stata qualche chance di battere finalmente Dellai, non era certo con il leghista Divina che si poteva pensare ad un possibile sorpasso. Ci sarebbe voluto un personaggio come Galan, tanto per fare un esempio extra-provinciale.Se il risultato trentino non pare essere dunque una credibile risposta all’ipotesi di rinascita del centrosinistra, non potrà essere preso ad esempio nemmeno il prossimo risultato dell’Abruzzo per ratificare un nuovo arretramento. Le indagini pre-elettorali non ci consegnano una situazione rosea per le forze che fanno capo al Pd, per ragioni più che evidenti. La regione, reduce da una forte ondata di “tangentopolismo” vero o presunto, è pervasa da un elettorato che vorrebbe giustamente voltare pagina, per far riemergere un orgoglio sedato e sconfitto dai recenti accadimenti. Non pare dunque questa una buona occasione per riproporre un governo uscente, nella percezione della popolazione, pieno di macchie e tornaconti privati nella gestione della sanità pubblica.Una lezione non buona per chi predica leggi ad personam altrui, secondo l’opinione pubblica abruzzese.L’unico personaggio che, forse, avrebbe potuto avere qualche possibilità di vittoria sarebbe stato il (quasi) enfant du pays Antonio Di Pietro che, con la sua nomea di moralizzatore pubblico, sarebbe stato facilitato nell’attrarre elettori in vena di pulizia morale nelle stanze del potere. Ma così non è stato, ed il suo luogotenente abruzzese Costantini non ha certo il carisma né la popolarità del leader nazionale dell’Idv. Difficile quindi pensare ad un risultato non favorevole a Chiodi, il candidato del centrodestra.Anche in questo caso, esiste l’incognita dell’Udc, che corre qui da sola, senza allearsi con nessuno delle altre coalizioni. Una corsa solitaria che, più che sottrarre voti e preferenza al centrodestra, funzionerà solamente come attestato di presenza, un gettone che molto probabilmente non attrarrà più del 5-6 per cento della popolazione elettorale.
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