CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


sabato 31 gennaio 2009



Sulla stessa barca

Gli articoli che seguono, suggeriscono una riflessione abbastanza scontata in questo periodo, grigio nel resto del modo nero dalle nostre parti su quella che viene da sempre definita la guerra tra poveri. Alla luce della crisi economica che attraversa l’intero pianeta, possiamo dire in tutta onestà che parlare ancora di questione meridionale è davvero fuori luogo. Sono migliaia i figli di gente onesta che mensilmente, prendono la strada del nord dell’Italia o dell’estero addirittura e invece qui in Campania, in provincia di Napoli a Casoria in particolare c’è chi sogna ancora “Il posto”. Dietro questo sogno è vero che si nascondono anche fiumi di promesse, impegni, garanzie della classe politica cittadina, non tutta chiaramente, quella scellerata. Quello che fa più rabbia è l’incessante serie d’opportunità che si creano e si distruggono nello spazio di qualche tornata elettorale. Oggi si legge invece una notizia, di nuovo, che l’attuale maggioranza, ma anche l’opposizione ha il dovere di approfondire: “La questione Romeo-Casoria”. Una domanda mi sorge spontanea. Chi e con quali e per quali interessi, personali o politici, ha raccomandato all’epoca la gara in favore dell’imprenditore Romeo per la manutenzione degli immobili comunali di Casoria?
Certo se la cosa fosse frutto dell’impegno della Commissione Straordinaria, ci verrebbe veramente il sospetto che qui a Casoria, come nella Danimarca di Amleto, qualcosa non va o addirittura c’è del marcio. Ci dobbiamo abituare all’idea che da queste parti l’intera classe politica è corrotta, mentre le varie Prefetture si sono trasformate in Conventi di frati minoriti? Mi sarei aspettato al riguardo la richiesta di un dibattito, delle precisazioni da parte dell'amministrazione, un'interrogazione da parte di qualche “Onesto” consigliere comunale di Casoria, di qualsiasi gruppo politico, maggioranza e opposizione. Invece il silenzio, un silenzio che suona strano, un silenzio assordante e che non fa bene alla politica ne alla città di Casoria.
Intanto c’è chi aspetta il lavoro, ma anche chi rischia, tra i due io sono a favore dei secondi, sono anni che dietro ogni emergenza c’è stato il rischio di perdere livelli occupazionali all’Ospedale dei Camilliani di Casoria.

Il Mattino
30/01/2009

Sindaco aggredito, manette a tre disoccupati

DOMENICO MAGLIONE Casoria. Finisce con l'arresto di tre disoccupati la protesta di un gruppo di senza lavoro che ieri mattina prima ha bloccato l'uscita dal garage del comune dell'auto che avrebbe dovuto accompagnare il sindaco, Stefano Ferrara, a una riunione con i tecnici della Provincia e poi ha reagito all'intervento dei carabinieri, sopraggiunti per evitare ulteriori disordini. In manette, con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, tre ex operai della ditta Castaldo, che fino a qualche anno fa gestiva la manutenzione degli edifici pubblici, per i quali è già prevista l'assunzione, insieme con altre 18 persone, sempre ex Castaldo, con la società «Gefi spa», un'azienda con sede a Milano che si è aggiudicata l'appalto per la gestione del patrimonio immobiliare comunale. Per chiedere di accelerare la definizione dell'iter contrattuale, i senzalavoro, una ventina in tutto, si sono recati ieri mattina al palazzo di piazza Cirillo nel tentativo di avere un incontro con il primo cittadino che guida una coalizione di centrodestra. I disoccupati però sono giunti al Comune mentre il sindaco si accingeva a salire nell'auto che l'avrebbe dovuto accompagnare ad un incontro con i rappresentanti della Provincia per un summit sui problemi del liceo Ghandi. «Ho chiesto agli operai di pazientare qualche ora e che nella tarda mattina sicuramente li avrei ricevuti sulla casa comunale - spiega Stefano Ferrara -. D'altronde non avevamo nessun appuntamento e rinviare l'impegno con i tecnici dell'amministrazione provinciale avrebbe rischiato di aumentare gli attuali disagi per gli alunni del liceo». Ma i senzalavoro non hanno voluto sentire ragioni e con un sit-in hanno bloccato l'uscita dell'auto dal garage del municipio. Sono arrivati a quel punto i carabinieri. Qualcuno dei manifestanti ha tentato di reagire e i militari sono stati costretti a invitarli in caserma. Dove nel frattempo si è recato anche il sindaco che ha dovuto sporgere denuncia sull'accaduto. Su disposizione del giudice di turno, poi, per tre senzalavoro, Massimiliano F., 39 anni, Vincenzo C., 44 anni e Ciro M., 42 anni, sono scattate le manette per resistenza a pubblico ufficiale. L'appalto per la gestione del patrimonio immobiliare comunale fu avviato e concluso alcuni mesi fa dalla commissione straordinaria che fino a giugno scorso ha amministrato la città dopo lo scioglimento del consiglio comunale per camorra. La gara, che prevedeva l'assunzione da parte della impresa aggiudicataria di 18 ex dipendenti della ditta Castaldo, fu vinta dalla Romeo Immobiliare. Quest'ultima però, forse già a conoscenza dell'inchiesta in corso a suo carico, tentennò a lungo tanto da indurre i commissari a revocare l'affidamento. Che passò così alla seconda classificata la «Gefi spa» la quale manifestò la volontà di dare in gestione parte dell'appalto ad un'altra ditta, la «Delgap» di Afragola per la quale sono saltati fuori problemi al momento del rilascio del certificato antimafia. «A questo punto - dice l'ingegnere Salvatore Arcella, dirigente comunale - tutto è passato nelle mani della Gefi, senza altre aziende subappaltatrici. Ovviamente per una maggiore trasparenza e per essere tutti più sereni al momento della firma del contratto, attendiamo anche in questo caso i risultati della informativa antimafia chiesti alla prefettura». Una volta che la documentazione sarà a posto, ci sarà il via libera all'appalto e all'assunzione dei 18 lavoratori che addirittura diventeranno 21 per accordi già definiti.


Ospedale dei padri camilliani infermieri, contratti non rinnovati



Casoria. La crisi occupazionale non risparmia l'ospedale cittadino dei padri Camilliani. A ventiquattro persone, tra infermieri e amministrativi, non è stato rinnovato il contratto di lavoro annuale. «È in atto un piano di riorganizzazione della struttura per una migliore gestione delle risorse e per garantire un livello qualitativo di assistenza sempre più adeguato alla domanda», spiega il capo del personale dell'ospedale SantaMaria della Pietà, avvocato Gaetano Chiummo. Ovviamente chi si ritrova disoccupato è fortemente amareggiato. «Ci rendiamo conto del momento particolarmente difficile ma siamo in cerca almeno di garanzie future: appena ci sarà una ripresa è giusto che i primi a ritornare al lavoro siamo noi», dicono i licenziati. Le assunzioni di questi ultimi erano state fatte anche in virtù dell'apertura del pronto soccorso, una struttura già pronta e considerata idonea dagli esperti ma non ancora funzionante per questioni burocratiche. Ma alla base del ridimensionamento del personale ci sono i costi di gestione, sempre più alti, rispetto alle entrate, ridotte al cospetto degli ultimi anni. Da gennaio di quest'anno poi il presidio ospedaliero gestito dai padri Camilliani finanziariamente non dipende più dalla azienda sanitaria locale ma direttamente dalla Regione che per la verità non ha destinato grosse risorse economiche per consentire all'ospedale casoriano di guardare al futuro con eccessiva tranquillità. «È una struttura molto importante che va salvaguardata e difesa a tutela dei diritti di tutti i cittadini di una larga fascia di comuni che stazionano a nord di Napoli», tiene a precisare l'ex senatore Tommaso Casillo, consigliere comunale del Pse. do.ma.

mercoledì 28 gennaio 2009





La prima volta che mi recai sul Comune di Casoria, per accompagnare mio padre, all’epoca Assessore al Commercio, notai nella stanza del sindaco Peppe Albano un plastico, mi venne spontaneo chiedere cos’era, mi fu risposto il progetto “Ovulo”. Ad occhio e croce parlo di trent’anni fa. Essendo quel progetto legato al padrone politico dell’epoca Franco Polizio il progetto fu seppellito e buttato via negli scantinati del comune, insieme alla carriera politica di Polizio. Dell’Ovulo commerciale quindi non abbiamo avuto più notizia per un ventennio, un po’ come l’anello del film “Il signore degli anelli”, che invece era finito in fondo ad un fiume. Da un paio d’anni invece, attraverso l’interessamento della Regione Campania, in particolare l’assessorato di Andrea Cozzolino (attività produttive), si un investimento sull’area. Un investimento d’imprenditori per creare un’area di benessere completo di strutture all’avanguardia, alberghi, piscine, centri estetici, l’ immancabile Centro commerciale. Questo alla fine del mandato del Sindaco Giosuè de Rosa. In seguito allo scioglimento per “condizionamento” camorristico è la Commissione Straordinaria inviata dalla Prefettura di Napoli a portare avanti il rapporto Istituzionale con la regione per “L’Ovulo”. Grandi sostenitori dell’iniziativa, insieme all’assessore alle attività produttive della regione Campania, Andrea Cozzolino, il Vicepresidente dell’Amministrazione provinciale Antonio Pugliese, il Sottosegretario alle infrastrutture del Governo Prodi Tommaso Casillo. All’indomani della sconfitta a Sindaco di Casoria di Casillo, per alcuni mesi tutto tace, tutto langue. Cosa è bollito in pentola in questi mesi, da Giugno 2008 a Gennaio 2009, solo il padreterno lo sa. Certo le dichiarazioni, le assenze che si possono riscontrare nell’articolo di seguito riportato del quotidiano “Il Mattino”, hanno del paradossale. Non vorrei che anche questa volta, come in precedenza, “L’Ovulo” torni di nuovo in soffitta o nello scantinato del Comune di Casoria. Dopo aver perso in quell’ area il “C.I.S.”, che preferì Nola, Il “Tarì”, che preferì Marcianise, per dovere di cronaca doveva sorgere sull’area ex Montefibre, come “Ikea” realizzata ad Afragola e al “Città del Libro” trasferita con un autentico imbroglio a Ponticelli, Casoria perda, grazie ai suoi Padroni o ai suoi Padrini, l’ennesima occasione di sviluppo.

27.01.09

Il Mattino

DOMENICO MAGLIONE Casoria. Terziario: tra progetti ambiziosi e polemiche sempre più forti. Salta anche la seconda conferenza dei servizi sull'«Ovulo», la città commerciale che sulla carta sembra destinata a sorgere sulla circumvallazione esterna, in una vasta area di fronte all'aeroporto. La motivazione ufficiale è che mancavano alcuni rappresentanti istituzionali al tavolo di concertazione fissato per delineare le strategie di impianto del nuovo megastore. Ma c'è più di uno, anche esponenti dell'amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Stefano Ferrara, che non sembra tanto entusiasta del progetto, «destinato solo a inflazionare un settore da tempo in forte crisi». Ma se il mancato summit sull'Ovulo è la novità ad effetto, non mancano tante altre iniziative pure importanti per tentare di dare un assetto definito e migliore al commercio locale, considerato volàno di sviluppo per l'economia del territorio. L'obiettivo è di arrivare a una concorrenza leale tra tutti gli operatori del settore e di stanare ogni tipo di abuso. A cominciare dall'occupazione di suolo e spazi pubblici, una autentica piaga per questa città. Il comando della polizia municipale ha contravvenzionato ben 72 titolari di attività commerciali. Qualcuno è finito nella rete anche due o tre volte, con penalità sempre più pesanti e la chiusura dell'esercizio di vendita per qualche giorno. Ma pare che l'iniziativa predisposta dall'assessore Raffaella Iodice, che mira a riportare quanto prima legalità nel settore, non sia poi servita tanto per convincere i commercianti. E allora il comandante della polizia municipale cittadina Fabio Dimino si accinge a lanciare la controffensiva definitiva: chi violerà la legge rischia questa volta il ritiro della concessione di vendita. Per la verità, la legge prevede che già alla reiterazione del reato vada applicata la severa sanzione. «Non c'è stata e non c'è da parte nostra assolutamente alcuna inadempienza - dice il numero uno dei caschi bianchi di Casoria - L'obiettivo è di non procedere subito con misure repressive ma di dialogare con i commercianti affinché comprendano che il rispetto delle norme è una garanzia per tutti per evitare abusi e prevaricazioni che potrebbero essere dannosi solo agli stessi operatori del settore». Ma danni, secondo gli esperti, potrebbero arrivare appunto anche dalla realizzazione dell'Ovulo. L'impatto che la struttura rischia di avere sul commercio locale viene considerato devastante. Gennaro Laudiero, presidente della commissione Trasparenza, è uno dei più convinti assertori di questa tesi: «Casoria ha la necessità di una politica di sviluppo nuova e certamente non di altri centri commerciali destinati a creare solo impoverimento e disagi, ad iniziare dalla viabilità». L'Ovulo commerciale dovrebbe sorgere nei pressi del Carrefour (che ha già collocato da mesi il personale dipendente in Cig a rotazione), a pochi passi dagli attuali iperstore di Afragola, Ikea e Leroy Merlin ai quali sembra sia destinato già ad aggiungersi anche un altro centro, «I Normanni».

giovedì 22 gennaio 2009

Squonk

Lo squonk è un essere nato nelle leggende celtiche, né carne né pesce, sempre triste ed è l’impressione che mi suscita oggi Veltroni. Lunedì 19 gennaio 2009 ero alla Mostra d’Oltremare di Napoli per ascoltare il segretario del Pd nazionale, il quale con vero piglio da leader era venuto a Napoli per benedire la nomina a Commissario della federazione napoletana Enrico Morando e contestualmente dettare le regole per un cambiamento radicale nella politica napoletana del Pd. Dopo aver ascoltato il bravo Morando e i soliti volti ignoti che l’Obama italiano porta alla ribalta ogni volta che parla alla gente ecco Veltroni prendere la parola. Grande magia carezza morbida sulla faccia di bronzo del governatore Bassolino, nessun accenno per la sindachessa Jervolino. Non sono bastati i suicidi, gli arresti, la galera, lo scandalo e la vergogna che hanno subito i Democratici napoletani a smuovere l’ignavia di Veltroni. Ha parlato di economia, proposte, futuro e altro, non ha accennato minimamente alle questioni che erano a cuore ai militanti (veri) del Pd napoletano. Conclusione: mugugni, fischi, pochi applausi e tanta delusione. Poteva risparmiare almeno il carburante dell’auto blu Veltroni ed evitare una figuraccia che francamente ha sortito un unico effetto positivo convincersi dell’inadeguatezza del “Leader” del Pd italiano che, personalmente mi sta simpatico nella veste comica interpretata da Crozza, dal vivo, a Napoli, è stato davvero ben poca cosa.

Il Mattino

L’appello di Veltroni: unità per voltare pagina

Rabbia e mugugni in platea «Basta candidature dall’alto»



PAOLO MAINIERO Non una sola parola sul Comune di Napoli. Nè per Rosa Russo Iervolino. Walter Veltroni ringrazia Luigi Nicolais, ma ignora il sindaco. Parla, invece, e molto di Antonio Bassolino: vada avanti ma dia «visibili segnali di svolta», è la sintesi del suo pensiero. Cita tre nomi storici della sinistra napoletana: Maurizio Valenzi, Abdon Alinovi, Andrea Geremicca. «Questa città ha avuto tante personalità», dice Veltroni. «Parla solo dei comunisti...», si alza una voce dalla platea. Deve essere un ex democristiano. Veltroni non sente, ma è come se percepisse qualcosa. «Basta, basta, basta, con questa storia degli ex Ds, degli ex Margherita. È durata anche troppo questa storia», si infervora il segretario. Veltroni sa bene, gliel’avrà raccontato per filo e per segno Enrico Morando, che il Pd a Napoli è lacerato. E lancia allora un appello all’unità. «Tutti insieme, tutti insieme, dobbiamo lavorare a rafforzare il Pd. Non esiste un partito in cui si dica va bene se ci sono io e va male se non ci sono. Un conto è il pluralismo delle idee, un conto quello delle correnti. Siamo chiamati insieme a girare pagina», dice il leader del partito. Morando, prima di lui, ha tracciato la linea. Entro il 20 febbraio va completata la costituzione dei circoli; entro marzo ci sarà la conferenza programmatica; infine si faranno le primarie che «non dovranno essere una resa dei conti». Il commissario individua tre punti programmatici - rifiuti, incentivi alle imprese e riduzione delle società pubbliche - sui quali il Pd di Napoli dovrà impegnarsi. Il segretario regionale Tino Iannuzzi parla «di nuova stagione da aprire anche se non partiamo da zero» e sollecita «una maggiore solidarietà interna». Veltroni concorda. Un primo banco di prova sarà l’elezione del nuovo segretario. Per Bassolino serve «lo sforzo per una scelta unitaria». Ma non sarà facile. «Se unitario significa plebiscitario noi non ci stiamo - sostiene Nicolais -. L’unanimismo non aiuta, è importante che in un partito ci siano competizioni e idee diverse». All’orizzonte, intanto, si profilano le provinciali. A quali alleanze il Pd intende lavorare? Veltroni ribadisce la sua visione di un partito «a vocazione maggioritaria» che non tornerà mai «a coalizioni che vanno da Caruso a Mastella». L’interlocutore principale, in questo momento, sembra essere l’Udc. «Ho il massimo rispetto dell’Udc - dice il segretario -. Capisco quando si allea con altri partiti dell’opposizione e capisco quando decide di andare da solo. Non capisco invece quando sta con uno schieramento contro cui sta in Parlamento: e questo avviene in troppi Comuni, Province e Regioni». Il candidato alla Provincia va scelto con le primarie e che «sia già un’espressione della nuova fase», aggiunge Veltroni che del centrodestra dice: «Ha scelto una candidatura di un certo tipo e l’ha scelta in un certo modo». Le primarie saranno un passaggio per il Pd. E Bassolino invita a guardare anche oltre i perimetri dei partiti. «Bisogna guardare anche fuori - dice - alla società civile, senza battaglie interne. Se non un passo indietro, la politica deve farne almeno uno di lato».


giovedì 8 gennaio 2009

Cannavaro, che autogol

Ogni volta che compare una foto di Fabio Cannavaro leggo volentieri l’articolo o l’intervista. In primis per la stima verso il campione che io ho visto nascere al San Paolo da grande tifoso del Napoli, poi per l’intelligenza delle parole, sempre misurate, precise e logiche. Non dimentichiamo, che insieme all’altro campione Ciro Ferrara, è cofondatore dell’Associazione Cannavaro-Ferrara, in prima linea a Napoli per impegno sociale. Mi sono stupito quindi nel leggere le considerazioni del grande Fabio a proposito del film “Gomorra”. In sintesi, nel valutare positiva l’eventualità che il film di Garrone possa vincere l’Oscar nella sezione film straniero nella notte degli Oscar a Los Angeles, solleva perplessità per le ripercussioni sul piano delle opinioni nei confronti della città di Napoli.
Non è una cosa di poco conto e ne bisogna essere superficiali. Cannavaro, da “Emigrante” (di lusso) a Madrid ne subirà di cotte e di crude ogni volta che si parla di Napoli (mai bene) all’estero. Da napoletano vivrà inquietudini e mortificazioni, non per sue responsabilità, piccole provocazioni in campo, tra gli amici, nelle interviste etc. Quindi sul piano delle valutazioni personali di un emigrante, seppure di lusso, nulla da obiettare. Ma tornando a noi, a noi napoletani le cose sono un po’ diverse. Si è spesso parlato a Napoli delle tre linee di colore, il bianco (buoni), il nero (cattivi), il grigio (tutto il resto). Di buoni a Napoli a mio giudizio ce ne sono davvero pochi, se per buoni (il bianco) si intende coloro che nel sociale, a livello familiare, nel lavoro o tra gli amici, non possano annoverare conoscenze di camorristi, parenti affiliati o amici degli amici. Di cattivi (il nero) ce ne sono sempre a mio giudizio, lo stesso numero dei buoni, senza fare considerazioni, ma loro fanno il loro gioco. Andiamo all’area grigia. Una domanda mi farebbe piacere fare a Fabio Cannavaro. Ma quando il campione madrilista torna a Napoli e frequenta il Jet-set napoletano, scende a mare con il suo Yacht a Posillipo, partecipa alle feste mondane,insomma frequentare amici o amici degli amici, lui pensa davvero di essere estraneo alle frequentazioni o di evitare i cattivi, i camorristi? Ancora. E’ giusto nascondere sotto lo zerbino lo sporco che si ha in casa, i propri limiti, la propria vergogna per una città che è la più difficile da vivere, la più difficile dove trovare occasioni di lavoro, dove no esiste qualità della vita, dove il senso civico e la civiltà sono puro eufemismo e l’unico Dio in cui si crede è il Dio danaro. La Verità a mio giudizio che Fabio Cannavaro conosce bene quella parte di Napoli che ho identificato con il colore grigio e che rappresenta la stragrande maggioranza di chi opera in Politica, negli affari, nel business. I Romeo o i tanti imprenditori della Napoli bene, sono parte integrante di un sistema di collusione politica e di commistione con la malavita organizzata, altrimenti non si spiegherebbe la tranquillità nella quale operano. Mi piacerebbe davvero chiedere al mito Cannavaro cosa pensa davvero della sua città. Certo che quando tornerà a Napoli, non da pensionato, vivrà nella sua Posillipo, centro vitale delle menti migliori, ma anche dei più protetti della nostra città. Spero Cannavaro che si ravveda per questo suo “Autogol”, fatto alla gente perbene della sua città. Se davvero il film Gomorra vincerà l’oscar, innanzitutto vinceranno gli uomini che a Napoli denunciano e non si nascondono nella nebbia “grigia” del silenzio e del malaffare. La vittoria sarà quella notte a Los Angeles di un uomini veri, di Roberto Saviano innanzitutto che a ventinove anni vive scortato e senza libertà. La vittoria sarà sua e di tanti altri che lottano la camorra denunciandola, non dimenticandosene. Forse in tanti in realtà si augurano che non ci sia la vittoria del film Gomorra perché quella vittoria, al di là dei propri soldi, al di là della propria fama, al di là del propri successi, rappresenterà la propria sconfitta.

martedì 6 gennaio 2009




La finestra sul cortile

E’ da tempo che non parlo di Casoria, in particolare dell’attuale amministrazione di centrodestra. I motivi sono molteplici, innanzitutto legati al fatto che ad una giunta che si è insediata a giugno di quest’anno, bisogna dargli almeno il tempo di sedersi e guardarsi intorno.
Però a distanza di sei mesi pieni mi viene da dire che qualcosa bisogna pur dire.
Da più parti si sollevano elogi legati per la buona volontà dimostrata, giustificazioni per la crisi economica nazionale che certo non risparmia il sud figurarsi Casoria.
Ma è di questi giorni un evento nuovo, il dissenso sollevato da Fortunato Polizio, primo degli eletti del Pdl e Consigliere più votato alle passate elezioni comunali.
Conoscendo Polizio (padre e figlio), posso sinceramente immaginare che dietro le affermazioni contenute all’interno dell’intervista ci siano due elementi profondi, il primo legato al disagio di sostenere una Giunta che ad oggi è apparsa più di rappresentanza che organismo politico atto a risolvere problemi odierni e passati.
Il secondo motivo è certamente più politico e strettamente legato ad obiettivi non realizzati da Polizio, personali o generali che siano.
Certo per un sindaco che si sostiene grazie ad "atteggiamenti" di disponibilità di almeno tre consiglieri comunali eletti nel centrosinistra (Ferrara-Del Prete-Casolaro) che vinse le elezioni comunali al primo turno non dimentichiamolo, non deve essere una buona condizione.
Il clima certo non dei migliori con il dissenso sollevato dal primo degli eletti del Pdl, nonché consigliere maggiormente votato (1200 preferenze) alle elezioni comuni del 2008.
Sarebbe facile semplificare e dire Polizio non ha ottenuto qualcosa perciò dissente, ma se tanto mi da tanto e se l’onestà intellettuale non ci tradisce, ci dovremmo porre un quesito. Cosa ha spinto tre consiglieri che dal primo Consiglio comunale si sono resi disponibili ad appoggiare il sindaco avverso, il candidato che al primo turno avevano lottato? Misteri della politica casoriana.
La politica si sa è l’arte dell’impossibile e per gli attuali amministratori della città di Casoria, con il pranzo servito per le feste natalizie agli anziani, si è chiuso il ciclo delle feste e delle festicciole, per dirla alla Borbonica, si è chiuso il concetto di “Festa, farina e forca”, ci si avvia, con il 2009, alla fase di bilancio di previsione in primavera.
Saranno questi i mesi della scelte, dei tagli e degli investimenti futuri, saranno questi i mesi della politica, quella vera.
Non entro nel merito, non mi compete, ma siamo attenti alle scelte ed al significato dei termini e delle parole. Sperando che la cosa che ha maggiormente rovinato la città di Casoria, mi riferisco al consociativismo “Volgare” proposto e perpetuato, non faccia di nuovo capolino, magari sotto altra forma ed opposti ruoli.

venerdì 2 gennaio 2009

Punto a capo

E’ il due gennaio 2009, tutti (o quasi) gli italiani hanno ascoltato il messaggio del capo dello Stato Giorgio Napolitano mercoledì 31 dicembre. Le reazioni sono state le consuete riflessioni della classe politica nazionale alle parole del Presidente della Repubblica. Plausi ed applausi, adesioni spontanee (PD_Lega nord), adesioni formali (Idv – Pdl), silenzi doverosi (Cespugli di destra e di sinistra).
“Le parole sono pietra” citava il grande Bertold Brecht. Forse non a tutti i politici italiani le parole, seppure pronunciate in tono moderato, dal presidente Napolitano, rappresentano un monito alla deriva decadentista della politica e dell’economia italiana. Da buon padre di famiglia, rivolgendosi ai suoi non scende nel dettaglio, ma proporre un dialogo ispirato al clima sociale del dopoguerra e dell’Assemblea costituente, in un’epoca di contrapposizioni violente della politica, parlare del disagio dei più deboli nei confronti dell’attuale crisi economica mondiale e non andare incontro solo agli interessi dei grandi gruppi finanziari, l’esigenza di un rinnovamento della classe dirigente politica, napoletana in particolare, sembrano riflessioni di non poco conto.
Oggi che le parole dette, date, scritte, sussurrate o solo pensato non sembrano avere più quel valore che all’epoca di Brecht erano come pietra scolpite nella propria coscienza e nell’opinione degli altri, siamo orgogliosi della personalità e della statura morale e politica del nostro Presidente Giorgio Napolitano, figlio di un’altra epoca, di un’altra Napoli, di un’altra etica politica. Oggi alla vigilia della più grande sfida politico-economica dal dopoguerra ad oggi, forse è il caso di smetterla definitivamente con le sciagurate scelte di chi si oppone, ma anche di una maggiore onestà da parte di chi ci governa. E proprio a quest’ultima parte è dedicato l’articolo che segue del quotidiano francese “Le Monde” sullo stato dell’economia dell’Italia.

1 Gennaio 2009

"Gli Italiani si impoveriscono e lo Stato stenta a venir loro in aiuto".


"Il rapporto annuale sui redditi e sulle condizioni di vita, redatto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), conferma l’impoverimento degli Italiani. Pubblicata lunedì 22 dicembre, questa indagine è stata realizzata nel biennio 2006-2007 con un campione rappresentativo di 20 982 famiglie (circa 52 772 persone). Anche prima dell’impatto della crisi economica nel 2008 e 2009, le cifre dell’Istat erano state giudicate “allarmanti” dall’opposizione, che accusava Silvio Berlusconi di non essere “all’altezza della situazione”.Nel 2006 il reddito medio delle famiglie italiane si è fissato intorno ai 28 552 euro, circa 2 379 euro al mese. Come sempre, al nord e al centro i redditi annuali si sono rivelati essere i più elevati (quasi 30 000 euro), mentre al sud e nelle isole ammontano in media a 23 584 euro. In Italia settentrionale, il reddito medio di una coppia con due bambini è pari a 46 185 euro contro i 28 909 euro nel Mezzogiorno. I pensionati e le persone sole sono le più esposte alla povertà.L’Istat ha ugualmente chiesto agli Italiani circa la percezione del loro tenore di vita nel 2007. Il 15,4% di essi (contro il 14,6% del 2006) ha dichiarato di “arrivare alla fine del mese con difficoltà”. Nel dettaglio, il 5,3% confessa di non aver avuto il denaro sufficiente per le spese alimentari (4,6 % nel 2006), l’11,1 % (10,4 % nel 2006) per le spese mediche e il 16,9 % (contro il 18,8%) per gli acquisti d’abbigliamento. Infine, il 32 % dichiara di non essere in grado di “affrontare una spesa imprevista di 700 euro”.Questo sondaggio conferma altri studi che rivelano un impoverimento degli Italiani. Il rapporto della Caritas e della fondazione Zancan [Centro di studi e ricerca sociale ONLUS, N.d.T.] del 15 ottobre sulla “povertà e l’esclusione sociale in Italia” indicava che “il 13% della popolazione italiana vive con meno della metà del reddito medio mensile, che va dai 500 ai 600 euro al mese”. Analogamente, la Caritas rileva l’aumento sempre più forte dei “quasi poveri”, vale a dire le persone che superano la soglia di povertà per una cifra che va dai 10 ai 50 euro.Sul campo, le associazioni che si occupano di venire in aiuto ai più disagiati riscontrano un peggioramento della situazione. I volontari della comunità di Sant’Egidio, che distribuiscono pasti e aiuti alimentari in tutta Italia, constatano che ormai hanno a che fare con una nuova popolazione. “Non distribuiamo più gli aiuti alimentari solo agli immigrati o alle persone che vivono per strada, ma anche a coloro che posseggono un casa e uno stipendio”, spiega un funzionario della comunità a Roma.Di fronte a questa situazione, le risposte del governo appaiono modeste. L’Italia è, secondo la Caritas, uno dei paesi d’Europa dove le politiche sociali hanno meno impatto sulla riduzione della povertà. I sindacati temono che la situazione, già critica nel 2006 e 2007, sia peggiorata. Il governo mette in atto, a partire dal 1 dicembre, l’assegnazione di una “social card” del valore di 40 euro al mese in favore dei più bisognosi, per dimostrare che “sono state intraprese delle misure”.