Cannavaro, che autogol
Ogni volta che compare una foto di Fabio Cannavaro leggo volentieri l’articolo o l’intervista. In primis per la stima verso il campione che io ho visto nascere al San Paolo da grande tifoso del Napoli, poi per l’intelligenza delle parole, sempre misurate, precise e logiche. Non dimentichiamo, che insieme all’altro campione Ciro Ferrara, è cofondatore dell’Associazione Cannavaro-Ferrara, in prima linea a Napoli per impegno sociale. Mi sono stupito quindi nel leggere le considerazioni del grande Fabio a proposito del film “Gomorra”. In sintesi, nel valutare positiva l’eventualità che il film di Garrone possa vincere l’Oscar nella sezione film straniero nella notte degli Oscar a Los Angeles, solleva perplessità per le ripercussioni sul piano delle opinioni nei confronti della città di Napoli.
Non è una cosa di poco conto e ne bisogna essere superficiali. Cannavaro, da “Emigrante” (di lusso) a Madrid ne subirà di cotte e di crude ogni volta che si parla di Napoli (mai bene) all’estero. Da napoletano vivrà inquietudini e mortificazioni, non per sue responsabilità, piccole provocazioni in campo, tra gli amici, nelle interviste etc. Quindi sul piano delle valutazioni personali di un emigrante, seppure di lusso, nulla da obiettare. Ma tornando a noi, a noi napoletani le cose sono un po’ diverse. Si è spesso parlato a Napoli delle tre linee di colore, il bianco (buoni), il nero (cattivi), il grigio (tutto il resto). Di buoni a Napoli a mio giudizio ce ne sono davvero pochi, se per buoni (il bianco) si intende coloro che nel sociale, a livello familiare, nel lavoro o tra gli amici, non possano annoverare conoscenze di camorristi, parenti affiliati o amici degli amici. Di cattivi (il nero) ce ne sono sempre a mio giudizio, lo stesso numero dei buoni, senza fare considerazioni, ma loro fanno il loro gioco. Andiamo all’area grigia. Una domanda mi farebbe piacere fare a Fabio Cannavaro. Ma quando il campione madrilista torna a Napoli e frequenta il Jet-set napoletano, scende a mare con il suo Yacht a Posillipo, partecipa alle feste mondane,insomma frequentare amici o amici degli amici, lui pensa davvero di essere estraneo alle frequentazioni o di evitare i cattivi, i camorristi? Ancora. E’ giusto nascondere sotto lo zerbino lo sporco che si ha in casa, i propri limiti, la propria vergogna per una città che è la più difficile da vivere, la più difficile dove trovare occasioni di lavoro, dove no esiste qualità della vita, dove il senso civico e la civiltà sono puro eufemismo e l’unico Dio in cui si crede è il Dio danaro. La Verità a mio giudizio che Fabio Cannavaro conosce bene quella parte di Napoli che ho identificato con il colore grigio e che rappresenta la stragrande maggioranza di chi opera in Politica, negli affari, nel business. I Romeo o i tanti imprenditori della Napoli bene, sono parte integrante di un sistema di collusione politica e di commistione con la malavita organizzata, altrimenti non si spiegherebbe la tranquillità nella quale operano. Mi piacerebbe davvero chiedere al mito Cannavaro cosa pensa davvero della sua città. Certo che quando tornerà a Napoli, non da pensionato, vivrà nella sua Posillipo, centro vitale delle menti migliori, ma anche dei più protetti della nostra città. Spero Cannavaro che si ravveda per questo suo “Autogol”, fatto alla gente perbene della sua città. Se davvero il film Gomorra vincerà l’oscar, innanzitutto vinceranno gli uomini che a Napoli denunciano e non si nascondono nella nebbia “grigia” del silenzio e del malaffare. La vittoria sarà quella notte a Los Angeles di un uomini veri, di Roberto Saviano innanzitutto che a ventinove anni vive scortato e senza libertà. La vittoria sarà sua e di tanti altri che lottano la camorra denunciandola, non dimenticandosene. Forse in tanti in realtà si augurano che non ci sia la vittoria del film Gomorra perché quella vittoria, al di là dei propri soldi, al di là della propria fama, al di là del propri successi, rappresenterà la propria sconfitta.

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