CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


venerdì 2 gennaio 2009

Punto a capo

E’ il due gennaio 2009, tutti (o quasi) gli italiani hanno ascoltato il messaggio del capo dello Stato Giorgio Napolitano mercoledì 31 dicembre. Le reazioni sono state le consuete riflessioni della classe politica nazionale alle parole del Presidente della Repubblica. Plausi ed applausi, adesioni spontanee (PD_Lega nord), adesioni formali (Idv – Pdl), silenzi doverosi (Cespugli di destra e di sinistra).
“Le parole sono pietra” citava il grande Bertold Brecht. Forse non a tutti i politici italiani le parole, seppure pronunciate in tono moderato, dal presidente Napolitano, rappresentano un monito alla deriva decadentista della politica e dell’economia italiana. Da buon padre di famiglia, rivolgendosi ai suoi non scende nel dettaglio, ma proporre un dialogo ispirato al clima sociale del dopoguerra e dell’Assemblea costituente, in un’epoca di contrapposizioni violente della politica, parlare del disagio dei più deboli nei confronti dell’attuale crisi economica mondiale e non andare incontro solo agli interessi dei grandi gruppi finanziari, l’esigenza di un rinnovamento della classe dirigente politica, napoletana in particolare, sembrano riflessioni di non poco conto.
Oggi che le parole dette, date, scritte, sussurrate o solo pensato non sembrano avere più quel valore che all’epoca di Brecht erano come pietra scolpite nella propria coscienza e nell’opinione degli altri, siamo orgogliosi della personalità e della statura morale e politica del nostro Presidente Giorgio Napolitano, figlio di un’altra epoca, di un’altra Napoli, di un’altra etica politica. Oggi alla vigilia della più grande sfida politico-economica dal dopoguerra ad oggi, forse è il caso di smetterla definitivamente con le sciagurate scelte di chi si oppone, ma anche di una maggiore onestà da parte di chi ci governa. E proprio a quest’ultima parte è dedicato l’articolo che segue del quotidiano francese “Le Monde” sullo stato dell’economia dell’Italia.

1 Gennaio 2009

"Gli Italiani si impoveriscono e lo Stato stenta a venir loro in aiuto".


"Il rapporto annuale sui redditi e sulle condizioni di vita, redatto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), conferma l’impoverimento degli Italiani. Pubblicata lunedì 22 dicembre, questa indagine è stata realizzata nel biennio 2006-2007 con un campione rappresentativo di 20 982 famiglie (circa 52 772 persone). Anche prima dell’impatto della crisi economica nel 2008 e 2009, le cifre dell’Istat erano state giudicate “allarmanti” dall’opposizione, che accusava Silvio Berlusconi di non essere “all’altezza della situazione”.Nel 2006 il reddito medio delle famiglie italiane si è fissato intorno ai 28 552 euro, circa 2 379 euro al mese. Come sempre, al nord e al centro i redditi annuali si sono rivelati essere i più elevati (quasi 30 000 euro), mentre al sud e nelle isole ammontano in media a 23 584 euro. In Italia settentrionale, il reddito medio di una coppia con due bambini è pari a 46 185 euro contro i 28 909 euro nel Mezzogiorno. I pensionati e le persone sole sono le più esposte alla povertà.L’Istat ha ugualmente chiesto agli Italiani circa la percezione del loro tenore di vita nel 2007. Il 15,4% di essi (contro il 14,6% del 2006) ha dichiarato di “arrivare alla fine del mese con difficoltà”. Nel dettaglio, il 5,3% confessa di non aver avuto il denaro sufficiente per le spese alimentari (4,6 % nel 2006), l’11,1 % (10,4 % nel 2006) per le spese mediche e il 16,9 % (contro il 18,8%) per gli acquisti d’abbigliamento. Infine, il 32 % dichiara di non essere in grado di “affrontare una spesa imprevista di 700 euro”.Questo sondaggio conferma altri studi che rivelano un impoverimento degli Italiani. Il rapporto della Caritas e della fondazione Zancan [Centro di studi e ricerca sociale ONLUS, N.d.T.] del 15 ottobre sulla “povertà e l’esclusione sociale in Italia” indicava che “il 13% della popolazione italiana vive con meno della metà del reddito medio mensile, che va dai 500 ai 600 euro al mese”. Analogamente, la Caritas rileva l’aumento sempre più forte dei “quasi poveri”, vale a dire le persone che superano la soglia di povertà per una cifra che va dai 10 ai 50 euro.Sul campo, le associazioni che si occupano di venire in aiuto ai più disagiati riscontrano un peggioramento della situazione. I volontari della comunità di Sant’Egidio, che distribuiscono pasti e aiuti alimentari in tutta Italia, constatano che ormai hanno a che fare con una nuova popolazione. “Non distribuiamo più gli aiuti alimentari solo agli immigrati o alle persone che vivono per strada, ma anche a coloro che posseggono un casa e uno stipendio”, spiega un funzionario della comunità a Roma.Di fronte a questa situazione, le risposte del governo appaiono modeste. L’Italia è, secondo la Caritas, uno dei paesi d’Europa dove le politiche sociali hanno meno impatto sulla riduzione della povertà. I sindacati temono che la situazione, già critica nel 2006 e 2007, sia peggiorata. Il governo mette in atto, a partire dal 1 dicembre, l’assegnazione di una “social card” del valore di 40 euro al mese in favore dei più bisognosi, per dimostrare che “sono state intraprese delle misure”.

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