
IO SO CHE TU SAI CHE IO SO.
In ogni occasione, in ogni epoca, qualsiasi siano i contendenti o gli interpreti della tragicomica politica italiana, la cosa di cui si sente maggiormente l’assenza è la serietà. Abbiamo assistito ai pianti alla camera di esponenti dell’opposizione che per senso della “responsabilità”, appoggiavano governi che avevano lottato in campagna elettorale. Abbiamo assistito a salti della quaglia per amor di patria e lo stesso senso della responsabilità. Abbiamo, in questi anni, parlo degli ultimi quindici, ad una serie di frasi, di comportamenti, di espressioni e di decisioni, che in paesi democratici (veri9; civili (veri), avrebbero determinato la conclusione di una gloriosa carriera politica, o almeno dimissioni conseguenti. In Italia, no, questo non accade.
Mi riferisco alla vicenda dell’elezione per la presidenza della commissione di vigilanza rai. Quale sarà la verità, francamente come altri non lo so e non la conoscerò mai. Ma una cosa è certa, le commissioni di garanzie spettano alla opposizione, ed è discrezionalità dei partiti che la compongono decidere il nome, senza veti, senza condizioni. Leoluca Orlando, indicato dall’Italia dei Valori, lo ricordiamo sindaco di Palermo, sindaco antimafia, residente in una caserma dei carabinieri durante il suo mandato, scortato ancora oggi in seguito alle continue minacce della mafia siciliana. Non dimentichiamo i brogli avvenuti in molte sezioni elettorali che hanno determinato la sconfitta di Orlando alle ultime elezioni comunali di Palermo, vinte guarda un po’ dal sindaco del PDL. Quali potrebbero essere i motivi ostativi da parte dei berlusconiani se non il pregiudizio nei confronti del partito di Di Pietro, del quale Orlando è oggi parlamentare?
Eppure la cosa che sorprende di più, non è la furberia di Villari, quella la conosciamo bene, perché proveniente da una scuola di pensiero prettamente democristiana. Quello a cui si assiste oggi con dispiacere è la mancanza di autorevolezza in cui oramai da tempo latente fluttua Veltroni. Non siamo alla fine del suo percorso politico, ma siamo arrivati sicuramente al capolinea del suo sogno, che purtroppo per lui non è stato “Yes we can”, anche perché Veltroni a differenza di Barak Obama, non avrebbe vinto da solo coltro tutto e tutti, lui il potere lo avrebbe dovuto dividere con tanti altri ed anche gente come Riccardo Villari.
Comunque sia per meglio conoscere i fatti, dalla parte di un quotidiano filogovernativo come “Il Giornale”.
In ogni occasione, in ogni epoca, qualsiasi siano i contendenti o gli interpreti della tragicomica politica italiana, la cosa di cui si sente maggiormente l’assenza è la serietà. Abbiamo assistito ai pianti alla camera di esponenti dell’opposizione che per senso della “responsabilità”, appoggiavano governi che avevano lottato in campagna elettorale. Abbiamo assistito a salti della quaglia per amor di patria e lo stesso senso della responsabilità. Abbiamo, in questi anni, parlo degli ultimi quindici, ad una serie di frasi, di comportamenti, di espressioni e di decisioni, che in paesi democratici (veri9; civili (veri), avrebbero determinato la conclusione di una gloriosa carriera politica, o almeno dimissioni conseguenti. In Italia, no, questo non accade.
Mi riferisco alla vicenda dell’elezione per la presidenza della commissione di vigilanza rai. Quale sarà la verità, francamente come altri non lo so e non la conoscerò mai. Ma una cosa è certa, le commissioni di garanzie spettano alla opposizione, ed è discrezionalità dei partiti che la compongono decidere il nome, senza veti, senza condizioni. Leoluca Orlando, indicato dall’Italia dei Valori, lo ricordiamo sindaco di Palermo, sindaco antimafia, residente in una caserma dei carabinieri durante il suo mandato, scortato ancora oggi in seguito alle continue minacce della mafia siciliana. Non dimentichiamo i brogli avvenuti in molte sezioni elettorali che hanno determinato la sconfitta di Orlando alle ultime elezioni comunali di Palermo, vinte guarda un po’ dal sindaco del PDL. Quali potrebbero essere i motivi ostativi da parte dei berlusconiani se non il pregiudizio nei confronti del partito di Di Pietro, del quale Orlando è oggi parlamentare?
Eppure la cosa che sorprende di più, non è la furberia di Villari, quella la conosciamo bene, perché proveniente da una scuola di pensiero prettamente democristiana. Quello a cui si assiste oggi con dispiacere è la mancanza di autorevolezza in cui oramai da tempo latente fluttua Veltroni. Non siamo alla fine del suo percorso politico, ma siamo arrivati sicuramente al capolinea del suo sogno, che purtroppo per lui non è stato “Yes we can”, anche perché Veltroni a differenza di Barak Obama, non avrebbe vinto da solo coltro tutto e tutti, lui il potere lo avrebbe dovuto dividere con tanti altri ed anche gente come Riccardo Villari.
Comunque sia per meglio conoscere i fatti, dalla parte di un quotidiano filogovernativo come “Il Giornale”.
Roma - Nicchia e non si fa da parte. Più passa il tempo più il Pd e l'opposizione tutta si infuria con Riccardo Villari, più l'ex Dc resta ancorato con le unghie al suo posto. Se c’è una "soluzione" alla vicenda della commissione di Vigilanza sulla Rai, il presidente eletto prenderà una "decisione conseguente". Lo dice lui stesso, a poche dall’incontro col segretario del Pd, Walter Veltroni. "Credevo di essere stato chiaro e lineare - dice Villari -, ma da certe interpretazioni che leggo sui giornali evidentemente mi sbagliavo. Ho chiesto un incontro a Veltroni e gli dirò che, in presenza di una soluzione condivisa, le mie decisioni saranno conseguenti". Questo significa che, in assenza di quella soluzione, andrà avanti per la sua strada? "Mi dicono che ci sono anche obblighi giuridici - spiega Villari - cercherò di avere contezza di tutto questo prima dell’incontro col segretario". Tra domani e mercoledì, ha ricordato Villari, vedrà anche i presidenti di Camera e Senato. Vilari è stato eletto giovedì scorso con 23 voti, di cui 21 della maggioranza e due dell’opposizione.
Il Pd pensa all'espulsione Il caso Villari continua ad agitare le acque del Pd. In mattinata si è svolta una riunione del coordinamento per decidere la linea nel caso in cui il senatore del Pd non si dimettesse da presidente della commissione di Vigilanza Rai. Walter Veltroni incontrerà Villari alle 14: un faccia a faccia che potrebbe essere decisivo per la soluzione del problema. In ogni caso l’orientamento sembra essere quello dell’espulsione dal partito nel caso in cui Villari decidesse di rimanere al suo posto.
Prima dell'incontro "Ho preso questa decisione e spero di spiegarla al mio partito perché sia condivisa. Io sono la soluzione e non il problema". Così il senatore Villari ribadisce, al suo ingresso nella sede del Pd per incontrare il segretario Veltroni, l’intenzione di non dimettersi dalla presidenza della commissione di Vigilanza Rai.
Dopo l'incontro "C’è stata qualche divergenza ma con il segretario ci siamo parlati con grande franchezza e io ho spiegato che mi dimetterò se al più presto si trova una candidatura condivisa". Così il senatore democratico spiega i termini del faccia a faccia con il leader del Pd. "C’è la volontà - spiega - di lavorare per superare la candidatura di Leoluca Orlando e questa è una condizione per superare l’impasse istituzionale che si è creata". Ma, aggiunge il senatore "finché non si trova l’accordo io ho il dovere istituzionale di restare al mio posto e vado avanti fino al momento in cui sarà garantito il funzionamento della commissione di Vigilanza". Poi a chi gli chiedeva se avrebbe lasciato o meno il partito:"Il Pd è casa mia quindi io non me ne vado".
Zanda: "Si deve dimettere" Villari deve dimettersi. Questa la linea del Pd, ribadita dopo il primo incontro tra i vertici del partito e il neo eletto presidente della Vigilanza Rai. A spiegare i termini dell’incontro è il vice capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, presente al faccia a faccia con il segretario Veltroni e il numero due Franceschini. Quanto alle decisioni che il Pd prenderà nei confronti di Villari, Zanda precisa subito: "Valuteremo. Domani si riunisce il direttivo del gruppo al Senato, così come si riuniranno gli organismi di partito". Per Zanda "se Villari vuole contribuire alla soluzione della vicenda, ha un modo diretto: le dimissioni". Del resto così "si era impegnato a fare telefonicamente con Veltroni sin da giovedì pomeriggio e poi con me venerdì mattina. Personalmente ho avuto l’impressione che non gli dispiaccia l’idea di fare il presidente della Vigilanza Rai per qualche settimana. Poi ci sono argomenti e valutazioni, ma - scandisce - la sostanza è chiara".
Nessun commento:
Posta un commento