CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


venerdì 28 novembre 2008

CLIENTES
Nella Prima Repubblica era prassi consolidata rivolgersi ad un politico dei partiti di governo (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) o essere un militante del PCI o dell'MSI, per ottenere un sacrosanto diritto "Il lavoro".
Poi è arrivata tangentopoli e con essa la seconda Repubblica, la politica e le Istituzioni sono state inondate da un termine che negli anni si è trasformato in un eufemismo "Legalità". Per ottenere un'occasione di lavoro, cosa bisognava fare in assenza dei partiti della prima Repubblica? Niente, bastava rivolgersi a Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC, SDI, DS, VERDI, PDCI, RIFONDAZIONE, LEGA (ma solo nel nord) e altri.
Oggi che siamo entrati nella terza Repubblica gli interlocutori sono PDL, PD, UDC, IDV e LEGA (masolo al nord), dimenticavo il Movimento per l'Autonomia che in Sicilia ha davvero sbancato in quanto a raccomandazioni. Ma sono i soli partiti a gestire il "clientelismo" occupazionale? Non credo, ci sono anche i sindacati, i Dirigenti, i Consulenti, gli Albi professionali e perchè no anche i preti ed i mafiosi. Dimenticavo i Baroni delle Università e i Magistrati. Certo rispetto alla prima Repubblica si è fatto un grosso passo avanti nei ermini di "Legalità".

Lettera firmata sul quotidiano "IL Riformista"





GUERRA AI CONCORSI TRUFFA

Alfano giura: «Mai più un concorso così, licenzieremo chi fa i brogli»

Si moltiplicano le segnalazioni di chi è stato testimone impotente delle irregolarità al concorso per la magistratura di Rho: il primo giorno i vietatissimi codici commentati in aula, il secondo una misteriosa persona allontanata nel bel mezzo della dettature delle tracce. E c'è chi confessa di aver copiato. Il Csm ha chiesto chiarimenti, l'Anm esprime preoccupazione. Tutti chiedono la verifica dei fatti e l'adozione di eventuali provvedimenti. Il giudice Raffaele Cantone non esclude che si arrivi all'annullamento: «Sarebbe grave per chi ha sostenuto la prova, ma il concorso è una cosa seria. Non possono esserci ombre». E il ministero? A lui toccava l'organizzazione. Il resto sono affari della Commissione.
Abbiamo ricevuto questa lettera da una dei partecipanti allo scandaloso concorso per la magistratura svoltosi una settimana fa a Rho. La pubblichiamo proteggendo l'identità della concorrente. Gentile ministro della Giustizia - Vorrei poter parlare con Lei di quanto è accaduto nel concorso per 500 posti in magistratura svoltosi in data 20, 21 e 22 novembre presso la Fiera Rho di Milano. Vorrei poterLe raccontare l'esperienza di una aspirante uditrice. Vorrei poterLe trasmettere l’enorme senso di sconforto, di sconfitta e di impotenza che sente dentro una giovane trentenne, laureata con il massimo dei voti in una prestigiosa università italiana, già avvocato e iscritta al terzo anno di dottorato in diritto privato presso un’università calabrese. Una giovane, insomma, che agli studi del diritto ha dedicato la vita e che crede nei valori della giustizia, della legalità, del rispetto delle istituzioni.Girare la testa di fronte a quanto è accaduto sarebbe oggi, oltre che una grave umiliazione per il nostro Paese, anche una sconfitta personale da parte di chi, come me, ha sacrificato tanti anni negli studi con sacrificio e devozione. Da parte di chi, ancora oggi, scrive questa lettera, convinta che ci sarà qualcuno che la vorrà pubblicare e qualcun’altro che vorrà leggerla. Da parte di chi ancora crede che questa non sia una notizia da inserire in un trafiletto dell’ultima pagina. Da parte di chi pensa che «la disperazione peggiore per una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile».Io sento dentro questa disperazione. E vorrei comunicarla a tutti coloro che dall’esterno non possono vedere ciò che si è verificato in sede concorsuale. Lo faccio per me, per i miei genitori che da anni mantengono i miei studi, per tutti gli aspiranti uditori colleghi coraggiosi e non che quella mattina hanno deciso di ribellarsi a quanto stava accadendo. Ma soprattutto per coloro che prima della dettatura del tema hanno avuto il coraggio di fare quello che noi altri non siamo riusciti a fare. Il coraggio di alzarsi e rifiutarsi di espletare il concorso in quelle condizioni, di uscire dall’aula per protesta e recarsi in procura a fare un esposto sull’accaduto.Ore 12.00. Padiglione M-Z. Una strana calca affolla il banco della commissione. Urla, cori di «vergona, buffoni» si levano nell’aria già piena di tensione che precede l’espletamento delle prove. Ci avviciniamo in massa al banco della commissione, altri rimangono seduti non comprendendo bene quello che stava accadendo mentre i restanti concorrenti del padiglione A-L si domandano il perché di tanto ritardo nella dettatura della traccia del tema. Davanti al banco della commissione assisto a una scena inaudita: molti denunciavano la presenza sui banchi di alcuni candidati di codici commentati con la giurisprudenza, vietatissimi dal regolamento concorsuale.Più precisamente erano stati ritrovati, su segnalazione degli stessi candidati, codici commentati, riviste giuridiche e addirittura manuali, il tutto con il timbro del ministero della Giustizia ad avallarne la regolarità. Questi testi, per i non avvezzi alle procedure concorsuali, consentono agevolmente di svolgere l’elaborato e in quanto tali il loro ingresso in aula è vietato. La loro consultazione è infatti assimilabile alla condizione di chi viene ritrovato in bagno o durante lo svolgimento del tema in possesso di fogli, appunti di ogni sorta, con la differenza che questa volta l’irregolarità veniva a essere mascherata dal sigillo del ministero.La procedura concorsuale prevede che nei due giorni anteriori alla prova venga depositato il materiale di cui si chiede l’ammissione al concorso. Nel momento della consegna di tale materiale viene effettuato dagli organi della vigilanza un controllo sui relativi testi (codici non annotati o leggi) al fine di verificare la presenza di appunti, scritti o quant’altro possa agevolare lo svolgimento dell’elaborato. Io stessa sono stata sottoposta a suddetto controllo che avviene alla presenza di non una ma due o tre persone incaricate di vagliare attentamente la ricorrenza di eventuali irregolarità. Successivamente l’addetto appone il timbro del ministero e i volumi rimangono nella disponibilità della vigilanza che li collocherà sul banco di ciascun candidato. Ciò premesso può comprendersi l’enorme stupore di noi tutti quando sbirciando su alcuni banchi scorgiamo la presenza di testi macroscopicamente vietati e per lo più timbrati. Questo vuol dire che quel testo non è stato introdotto di nascosto dal candidato ma collocato sul banco dalla vigilanza. Di fronte alle nostre legittime proteste e alla consegna del materiale trovato sui banchi, cerchiamo di interloquire con la commissione per spiegare che quanto accaduto comprometteva la regolarità della procedura concorsuale. Era, infatti, ovvio che la procedura dei controlli si era rivelata fallimentare ed era necessario ripeterla al fine di controllare la presenza di ulteriori irregolarità. La commissione tuttavia, dopo avere disposto il sequestro del materiale, cercava di sminuire l’accaduto. Non era possibile effettuare i controlli dovuti. Il concorso doveva andare avanti e chi non voleva poteva anche andarsene e fare ricorso. Queste le parole pronunciate da un membro della commissione. Di fronte alle nostre proteste sempre più numerose la polizia penitenziaria presente in aula ha intimato di mantenerci a una distanza di 30 cm dal banco della commissione. Tuttavia la commissione sembrava non ascoltarci: continuava, infatti, a ripetere che il concorso doveva proseguire il suo corso e che dovevamo ritornare ai nostri posti altrimenti si sarebbe proceduto alla nostra identificazione in quanto stavamo ostacolando un pubblico servizio. Chiedevamo l’intervento delle forze dell’ordine esterne ma ci è stato negato. Nessuno di noi, infatti, aveva la disponibilità di un cellulare che avevamo consegnato prima dell’ingresso in aula. Chiedevamo di poter partecipare alla redazione del verbale sull’accaduto. Chiedevamo di avere almeno copia del verbale. Tutti diritti che ci sono stati vergognosamente negati. Siamo stati costretti a prendere posto e una parte di concorrenti ha deciso di rifiutarsi di effettuare il concorso in quelle condizioni e si è allontanata dall’aula recandosi in procura e denunciando l’accaduto. Il concorso ha continuato il suo svolgimento come se nulla fosse accaduto.Per di più, data l’ora tarda della dettatura del tema (ore 14.15), siamo stati costretti a svolgere l’elaborato dopo un’attesa di quasi 7 ore fino alle ore 22.15. Siamo dovuti rimanere in aula per più di 14 ore. Usciti stremati da questa esperienza concorsuale il senso di impotenza e di frustrazione ci ha sopraffatti. Indignati, delusi, avviliti e sfiduciati. Proprio noi che nella giustizia dobbiamo credere per svolgere questo mestiere. Proprio noi che dovremmo essere esempio di moralità, di correttezza, di legalità.Aprendo le pagine dei forum di noi aspiranti uditori si legge con stupore anche di chi, preso dai rimorsi, confessa di aver usufruito del codice commentato del vicino in cambio del silenzio. Chiede scusa e invoca lo “stato di necessità”. Si legge di vigilanti che ci confessano la loro solidarietà rispetto a quanto è accaduto dichiarando che nessuna disposizione precisa era stata a loro impartita circa lo svolgimento dei controlli. Si legge di chi, subito dopo la dettatura della traccia, si accorge di avere uno schema nel codice e subito lo consegna spontaneamente alla commissione. Il risultato è drastico: espulso, a fronte di coloro che, trovati in possesso del materiale proibito, rimangono in aula. Si legge di chi è stato trovato in bagno mentre tirava cocaina. Si legge del vicino di banco che esce con i manuali vidimati sotto il cappotto, perché se oggi è sfuggito al controllo domani potrebbe non avere la stessa fortuna.Ma come ha detto<+tondo> la commissione, queste sono solo “presunte” irregolarità. Il concorso è stato regolarmente espletato. E io, che di concorsi ne ho visti tanti, rimango sconvolta e indignata del fatto che proprio questa che dovrebbe essere la selezione dei futuri amministratori della giustizia sia stata ridotta a una farsa. Un trionfo dell’illegalità. E oggi quell’ideale di giustizia mi sembra sempre più lontano. Quasi una chimera. Sicuramente coloro che come me hanno dedicato la vita a questo concorso e le loro famiglie sanno quanti sacrifici questo comporta. Sanno quanto sudore, quanto studio, quante rinunce abbiamo affrontato in questi anni. E oggi lo schiaffo più grande ci viene dato proprio dalle istituzioni che dovrebbero intervenire e che invece rimangono inerti.E allora l’ultimo pensiero va a Lei, ministro. Spero che per questo sfogo ci siano ancora delle orecchie disposte ad ascoltare. Spero che quanto accaduto non lasci spazio all’indifferenza. Solo in questo modo potrà essere salvaguardato quell’ideale di giustizia che, nonostante tutto, ancora vibra dentro noi aspiranti uditori.


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