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giovedì 17 giugno 2010

“I mutilati ideologici”


E’ da un po’ di tempo che il termine Riformismo sembra essere stato messo da parte dalla sinistra italiana e dal Partito Democratico in particolare. La cosa non stupisce viste le sconfitte consecutive del maggiore partito del centrosinistra da due anni a questa parte che spesso sono state addebitate ad una mancanza di capacità di rinnovamento ideologico. Ma una cosa è pensare che questo termine venga messo in soffitta, insieme ei suoi contenuti, dall’area politica di riferimento quella progressista, altra cosa è che venga usurpata dagli avversari di destra.
Sacconi, Brunetta, Cicchitto e altri ex socialisti traghettati nel centrodestra e oggi sicuramente distanti dal sole nascente degli anni 60’e distinti dal garofano degli anni 80’, si ostinano nel definirsi “Riformisti” e usare simboli che appartengono per storia, tradizione, cultura al mondo operaio, dalla metà dell’800 ad oggi.
La stessa posizione popolare all’interno dell’assemblea di Strasburgo certo non giova a quanti si definiscono Socialisti, liberali, Riformisti di conseguenza laici. Se si scegli di aderire ad un progetto politico bisogna necessariamente assumersene le responsabilità e quella degli ex delfini collaboratori di Bettino Craxi non è scegliere l’elemento di continuità con il loro ex leader, riformista, socialista, di sinistra, ma trasformarsi in Cattolico-popolari.
La mia idea che a questi polivalenti uomini politici è stata amputata la parte sinistra del loro pensiero politico, robotizzati dietro loro consenso, sono diventati “Mutilati ideologici”.
Ai tanti amici che cercano di giustificare le scelte dei sindacati Uil e Cisl sulle scelte di Pomigliano, dico che vi sbagliate oggi a non contrastare la deriva Liberiista (sono generoso, altri la definiscono fascista), del Governo Berlusconi. Insieme alla Cgil avete sbagliato nel recente passato a non contrastare la riforma Gelmini della scuola che ha cacciato dalla sera alla mattina 40.000 lavoratori dalla scuola, continuate a sbagliare oggi a giustificare il tutto con la frase fatidica “Tengo famiglia”.
Continuare negli errori non è la formula ideale, c’è sempre tempo per recuperare, altrimenti dalle fabbriche alla scuola, dai pescatori ai produttori di latte, dall’industria al pubblico impiego, passando per la sanità e i pensionati, a pagare saranno sempre coloro che dai sindacalisti dovrebbero essere difesi “I lavoratori”. Dice Bene Epifani e di concerto Bersani,”Ci dicano quanto pagano i ricchi in questa crisi” e io lo chiedo agli amici della Uil e della Cisl ”Ci dicano quanto pagano i ricchi in questa crisi” e allora sarò felice di cambiare opinione, ma fino a quel momento…

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