
Giuro, a Casoria c’è da mettersi le mani nei capelli, rispetto a che cosa: “à politica”.
Spesso mi sono sentito rimproverare da persone più esperte della materia: “Tu à politica non la sai fare”.
Mi domandavo cosa potesse significare:
Tradotta, questa frase a livello grammaticale dovrebbe essere “Tu, non sai interpretare la politica”, ma non è così. Ci sono voluti anni per capire il vero significato della frase fatidica, in pratica non sono mai stato bravo a creare e a risolvere contemporaneamente un problema.
Esempio, da assessore al personale nel lontano 2001 potevo trasferire qualche dipendente o qualche funzionario, già sapendo che da me sarebbe venuto per raccomandarsi e ritornare al posto dove avevo contribuito a trasferirlo. In pratica sarei stato artefice del problema e risolutore dello stesso, con qualche voto in più.
Altro esempio, da consigliere comunale avrei potuto chiedere a qualche compiacente dirigente di provocare qualche disagio ai cittadini o a qualche categoria di imprenditori, professionisti, commercianti, per essere poi in consiglio comunale colui che attraverso un’interrogazione si sarebbe fatto carico di rappresentare le istanze dei cittadini stessi.
Invece mi rimproveravano i “vecchi” amici, che il mio era un atteggiamento da sindacalista o da giornalista, che correvo dietro ai problemi invece di aspettare che le vittime del problema venissero a prostrarsi da me. Quale sia poi la differenza con un atteggiamento camorristico, mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.
Oggi devo ammettere che questi giovanissimi neoconsiglieri, molto poco addentrati all’impegno” politico” del sottoscritto, molto presenti nella giostra delle opportunità, “à politica” la sanno fare e bene.
Si impegnano per risolvere qualche questione che la stessa amministrazione che sostengono crea, cambiano casacche e postazione in consiglio comunale con una leggerezza inquietante, bivaccano nella sede comunale l’intera settimana, sabati e domeniche comprese, attorniati dai loro sostenitori sempre in numero sufficiente per aprire un doveroso dibattito “politico”.
Il Sindaco, la giunta, i dirigenti, manco a parlarne. Sembrano una via di mezzo tra i Satrapi persiani dell’epoca avanti cristo e i guappi del primo novecento, donne comprese. Non rispondono al telefono, non si interessano dei settori di appartenenza, mi piacerebbe conoscere gli atti che in questi due anni hanno prodotto quale atto di indirizzo. Se li fanno contravvengono alla norma e in più occasioni, hanno creato la soluzione per costruirci il problema, vedi questioni urbanistiche.
Del consiglio comunale, nella sua interezza, tra la maggioranza dei consiglieri comunali eletti nel centrosinistra e la minoranza dei consiglieri comunali eletti nel centrodestra, accompagnati dall’anomala elezione al secondo turno del sindaco del centrodestra Stefano Ferrara, sconfitto al primo turno dal candidato sindaco del centrosinistra, è scoppiata una pace che fa accapponare la pelle.
Baci, abbracci, scambio di complimenti ed effusioni che si concretizzano con gioielli donato dal sindaco a qualche elemento o gruppo morbido dell’opposizione. Altro che interventi, dibattiti consiliari, battaglie e quant’altro, si discute addirittura di temi etici, in barba ai guai della città.
Ecco quelli che “à politica”, la sanno fare per davvero.
Un discorso a parte lo merita il partito simbolo di questa situazione “anomala”, l’Udc.
Composto da cinque consiglieri, in guerra tra di loro più che con gli avversari, composto da cinque ex sostenitori di Tommaso Casillo e lo Sdi, oggi colti, come San Paolo sulla via di Damasco, da una folgore spirituale che li ha trans fugati dal partito più laico al partito più clericale. Sarà vera fede? Ai posteri l’ardua sentenza.
Intanto il leader (?!?) locale Carlo Tizziani, cacciato a calci nel sedere dalla giunta vi è rientrato da trionfatore, con due deleghe di grosso calibro, assistenza e scuola, ha vinto l’ultimo round nei confronti del minoritario Francesco Saverio Troiano.
L’U.D.C. rappresenta in questo la punta di un iceberg che ha radici profonde e coinvolge anche gran parte dell’opposizione in questa insalata condita di amaro.
Il bilancio approvato con 16 voti dovrebbe suonare come un campanello d’allarme e sicuramente non è un bilancio di “consenso”, ma di numeri.
Sse si accontentano di questo, se la proprietà transitiva rappresenta l’Etica di quest’amministrazione, dico va bene anche così, contenti voi, ma chiamatela nel modo giusto, chiamatela proprietà transitiva o transattiva, fate voi.
“Di tanti uomini si conosce il prezzo, di pochi il valore”, sono parole, forse chiacchiere, non lo so, ma per tanti, tanti altri o per qualcuno ancora la Politica, quella vera, rappresenta questa frase un valore, non un costo.
Nessun commento:
Posta un commento