
DUBBI SULLA RIFORMA GELMINI, MA BISOGNA CAMBIARE
Una effetto positivo il Ministro Gelmini l’ha procurato, l’interesse dell’opinione pubblica verso i problemi della scuola. Erano anni che non si assisteva ad una grande mobilitazione di massa per contro modifiche le scelte di governo per modificare l’impianto delle leggi che regolamentano l’istruzione: dalla scuola dell’infanzia alle medie, dalle medie superiori all’università. Eppure nel suo secondo governo Silvio Berlusconi parlava delle tre “I – Istruzione – Internet – Inglese”, oggi nel suo Terzo governo, tagliando le spese alle elementari per informatica e lingue, in pratica, ci regala il grembiulino (Beppe Grillo). “Meno Cesare e più Cesaroni", tradotto, meno ore di studio tra i banchi a causa dei tagli al tempo pieno e più tempo davanti alla tv, è la tesi dell'ex ministro dell'Istruzione dell’ultimo governo Prodi, Giuseppe Fioroni. E così via, si sprecano le opioni in materia, più o meno esatte. dell'una e dell'altra parte politica.
Da lavoratore della scuola comunque tra le tante cose che ho letto. visto ed ascoltato, la lettera di Alessandro Silj Segretario generale del Consiglio italiano per le Scienze sociali indirizzata all’opinionista Sergio Romano dalle pagine del Corriere della Sera, rispecchia in sintesi la realtà anche se la scuola italiana costa molto e produce risultati insoddisfacenti.
Le polemiche di questi ultimi giorni sulla riforma Gelmini (o come la si voglia chiamare, provvedimenti?) stanno incentrandosi sulla questione dell’insegnante unico, e su aspetti disciplinari (voto in condotta, repressione del bullismo). E questo è fuorviante. Perché il problema va ben al di là di questi aspetti, nonché di quello, anche questo molto dibattuto, della precarietà della stessa condizione di precari, per così dire, di quanti oggi lavorano nella scuola. Elenco alcune conseguenze della riforma Gelmini che meritano attenzione e destano allarme.
Le polemiche di questi ultimi giorni sulla riforma Gelmini (o come la si voglia chiamare, provvedimenti?) stanno incentrandosi sulla questione dell’insegnante unico, e su aspetti disciplinari (voto in condotta, repressione del bullismo). E questo è fuorviante. Perché il problema va ben al di là di questi aspetti, nonché di quello, anche questo molto dibattuto, della precarietà della stessa condizione di precari, per così dire, di quanti oggi lavorano nella scuola. Elenco alcune conseguenze della riforma Gelmini che meritano attenzione e destano allarme.
1) Disoccupazione. Quante persone perderanno il lavoro? Certo, non solo i precari, ai quali peraltro è stata fatta balenare la prospettiva di un reinpiego nel turismo (quale turismo?). Gli insegnanti di ruolo(quanti? Alcune decine di migliaia?) dopo due anni di cassa integrazione, verranno licenziati. E inoltre: con una scuola che chiude i battenti alle 12,30, perderanno il lavoro anche gli addetti alla mensa e soffriranno perdite economiche le imprese che forniscono i pasti, con possibili se non probabili perdite di posto del lavoro di loro dipendenti. Anche molti addetti alle pulizie verranno licenziati.
Si è partiti parlando di grembiulini e di voto in condotta per arrivare a una “riforma” che andrà a incidere negativamente sui comportamenti e sul reddito degli italiani, nonché e soprattutto sulla qualità dell’insegnamento dei loro figli? Indebolendo la scuola pubblica e nel contempo stanziando fondi per quella privata? Come spiegare che tutto ciò avvenga nel silenzio assordante del mondo politico, fatta eccezione per 2 o 3 interventi, ma solo in questi ultimissimi giorni di fronte al crescere delle manifestazioni di studenti? Mi è stato detto che sulla questione della chiusura delle scuole in zone montane e agricole la Lega Nord ha protestato. Non mi sembra che questa protesta abbia ricevuto la dovuta attenzione. Non mi risulta che la Lega abbia tentato di modificare il progetto Gelmini. E’ concepibile, giustificabile, che su un problema come la scuola il governo non senta la responsabilità di promuovere un largo dibattito pubblico o almeno consultare tutte le parti interessate, che queste ultime (soltanto alcune) siano state consultate quando mancavano solo 4 giorni alla presentazione del decreto in Consiglio dei Ministri, ma con l’avvertimento che comunque il decreto non era modificabile, e che un governo derubrichi le proteste degli studenti e dei docenti al rango di manifestazioni di gruppi di facinorosi, e che in nessun conto si terrà delle critiche perché in Parlamento “si hanno i numeri”? Davvero dobbiamo rassegnarci a sopravvivere in un paese inquinato da un male che qualcuno recentemente ha definito, pertinentemente, di analfabetismo civile?
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