CASORIAINRETE



"diffondere la verità è altrettanto importante che scoprirla"


venerdì 6 febbraio 2009


I Controriformisti
Le obiezioni sollevate da Piero Ostellino in un editoriale del Corriere della Sera stamani sono sacrosante. Il titolo “Quell’errore dei magistrati” è indicativo e immaginando di doverlo conservare per qualche giorno lo si può tranquillamente copiare ed incollare in tantissime occasioni, dove le sviste, i teoremi, le costruzioni ideologiche della Magistratura italiana sono presenti a volte in modo inequivocabili. Per ritornare all’articolo una parte è importante nel teorema accusatorio: “I vertici del gruppo mostrano di essere consapevoli di poter superare qualsiasi ostacolo…Potendo orientare l’informazione ai loro fini”. Gli interpreti in questione sono:

Giampaolo AngelucciAgli arresti domiciliari per lo scandalo legate al suo impero sanitario nel Lazio, in Abruzzo e in Puglia;

Antonio Angelucci – Senatore del Pdl – accusato degli stessi reati del figlio Gianpaolo;

Vittorio Feltri – Direttore di Libero;

Antonio Polito – Direttore de Il Riformista.

Dopo il caso Romeo, sembra essere emerso in Italia un sistema di “orientamento” delle scelte politiche a favore di qualche o una serie di imprenditori, per poi di ritorno ottenere vantaggi economici, individuali, non per i partiti.
Martelli nella puntata di ieri di Annozero ha espresso bene il concetto di questa nuova tangentopoli che finanzia gli uomini politici e non i partiti perché i partiti stessi oggi non esistono.
Sono a dir poco aziende familiari o nel migliore dei casi organizzazioni oligarchiche dove non esiste rapporto con la base, e non c’è un confronto con il proprio elettorato.
Lo scandalo si tinge quindi di grigio per quella dichiarazione a proposito del favore dei mezzi di comunicazione, Il Riformista e Libero. Ora, Vittorio Feltri, può essere più o meno antipatico o fazioso, ma certo non si può immaginare uomo da farsi influenzare dal proprio editore.
Di Polito poi bisogna soffermarsi sulle scelte che lo hanno caratterizzato negli ultimi tempi.
Candidato alle politiche del 2006 nelle liste della Margherita, nel collegio Napoli Uno, è eletto Parlamentare e tanto per non cambiare abitudini ancora attuali nella seconda costola del Pd (La Margherita), diviene Commissario cittadino di Napoli in seguito alle solite faide interne.
Alle Politiche del 2008 non si ricandida nel Pd e ritorna a ricoprire l’incarico di Direttore de Il Riformista.
Sembra quindi strano che uno dei migliori giornalisti italiani, non soggetto a vincoli e non ambizioso come tanti, al punto di lasciare il comodo scranno di parlamentare, ritorni ad esercitare il ruolo di direttore del migliore quotidiano politico italiano, non legato ad alcun partito, per essere portavoce d’interessi imprenditoriali del proprio editore.
Se si scrivono parole di quell’entità, vuol affermare che,prove a parte, gioca un ruolo decisivo, per una parte della Magistratura italiana, l’opinione personale.
Dopo anni d’impunità di larga parte di delinquenti di tutte le risme e di tutte le categorie, dopo anni di paternalistiche sentenze che hanno scatenato nei confronti della Magistratura oggi un ostracismo imperante, appare davvero fuori luogo che le opinioni di Giudici italiani siano inseriti nei dispositivi di legge per costruire teoremi accusatori che suonano più come intimidazione ideologica che rispetto della legge. Un uomo come Polito, equilibrato, serio, coerente, non merita nemmeno di essere sfiorato, figuriamoci infangato.

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